LO STRIUN
                                 dialettalmente "Lo Stregone"
 
La leggenda racconta di uno "striùn" con il nome immaginario " òm cui pè de caval"; un uomo che la sorte
 gli aveva donato, al posto dei piedi, un paio di zoccoli con una strana somiglianza a quelli del cavallo. Causa
la sua malformazione era deriso da tutti e soleva nascondersi nei boschi.
Aveva un aspetto alquanto indecoroso e malconcio con barba incolta e molto peloso; tanto che si inselvatichi
diventando molto cattivo. Aveva una certa avversione per il sesso femminile in quanto nessuna lo degnava
di uno sguardo; di conseguenza quando sorprendeva qualche donzella le spaventava con parole grevi e scherzi
che rasentavano la volgarità.
Esse si rivolsero ad un eremita che soleva rimanere isolato in preghiera in un posto molto isolato della montagna,
 il quale diede loro come protezione una corona ed un crocifisso, avvisandole che altro non era che l’anima del
demonio.
Quando lo "striùn" ritornò per spaventare le donne, mentre salivano per il sentiero, esse  gli mostrarono il crocifisso e recitando la preghiera della Madonna lo fecero scappare. Spaventato, urlando bestemmie svanì nel bosco.
La leggenda narra che nei pressi del Ponte Baffo, precisamente in un luogo chiamato in dialetto " in cànàleta" fu edificata una cappelletta in segno di ringraziamento.
Tale consuetudine rimase per molto tempo. Ogni volta che le donne si inoltravano nei boschi recitavano il rosario accanto al "ciàncet"
 
 
 
 
 
 
 
redatto da Pino Cerasa 
 
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