I resti trovati in Valmasino Analisi e indizio dello scarpone

  • 11 agosto 2012

Un particolare dei resti ritrovati (Foto by Aristide Gaggini)

VALMASINO – Dopo il ritrovamento, le analisi per cercare di risalire alla provenienza dei resti. Le ossa e le parti di corpo ritrovati mercoledì alle pendici del Disgrazia al momento sono stati depositati alla caserma dei carabinieri di Ardenno. Qui sono state compiute le primissime osservazioni dei reperti, in attesa che il magistrato di turno si esprima sul caso, magari disponendo le analisi del dna per dare un’identità a questi resti rinvenuti fra le rocce in alta montagna. E per capire se quelle spoglie possano essere appartenute a don Giuseppe Buzzetti, il prete chiavennasco scomparso mentre faceva ritorno in Val Codera dopo un’ascensione nel gruppo del Pizzo Badile nell’estate del 1934 e il cui corpo non venne mai ritrovato.
«È molto difficile al momento poter avanzare qualsiasi ipotesi a riguardo – spiega il capitano Claudio De Leporini, che guida la Compagnia dei carabinieri di Sondrio – del resto crediamo sarà difficile anche in seguito ripercorrere la storia dei reperti che, oltre a un piede mummificato, consistono in alcune parti di ossa, come un femore, un avambraccio. È indubbio però – prosegue De Leporini – che lo scarpone chiodato in voga nella prima metà del ‘900 coinciderebbe con quelli che avrebbe portato don Buzzetti, così come i luoghi del ritrovamento di mercoledì sono in prossimità di quelli che il sacerdote pare stesse percorrendo. Ma è azzardato qualsiasi parallelo ulteriore».
Scansione temporale, luogo, ma anche l’unica morte presunta segnalata sulle montagne della Valmasino in quegli anni. In ausilio le forze dell’ordine chiameranno anche il Comune di Valmasino per stabilire se negli archivi anagrafici esistano registrazioni di morti o presunte morti in quota risalenti alla prima metà del Novecento.
Mercoledì Aristide Gaggini con la moglie Paola Scetti e il figlio Marco erano in Valmasino per un’escursione. Era l’una di pomeriggio quando fra le rocce si sono trovati davanti una calzatura, «un vecchio scarpone chiodato di quelli che non si usano più -ha spiegato Aristide – al suo interno oltre alla calza c’era un piede con le dita ben conservate e mummificate. Quindi ci siamo guardati attorno e poco distante abbiamo visto altri resti, una porzione di cranio e alcune ossa». Appena fatta la scoperta, gli escursionisti hanno contattato Ezio Scetti, padre di Paola e proprietario dell’albergo Miramonti, ma soprattutto ex responsabile del soccorso alpino della Valmasino.
Proprio lui ha azzardato le prime ipotesi. «La memoria è andata subito all’unico alpinista mai più ritrovato sulle nostre vette – ha detto – era il periodo alla metà degli anni ’30, ero un bambino e stavo con papà che gestiva il rifugio Ponti. Si trattava di un prete impegnato nel cammino fra la Val Codera e la Valmalenco. Forse potrebbe trattarsi di lui».
«Se fosse vero sarebbe proprio una bella notizia. Il luogo del ritrovamento non è molto vicino all’ultimo punto in cui è stato visto, ma don Giuseppe sapeva macinare chilometri come niente fosse ed era abituato a spostarsi anche per tre o quattro giorni senza dire niente a nessuno, quindi l’ipotesi che si tratti di lui non è poi così inverosimile».
Il presidente del Cai Valchiavenna, Mauro Premerlani, è stupito, positivamente, ma soprattutto speranzoso riguardo il ritrovamento dei resti umani avvenuto mercoledì ai piedi del Disgrazia. «Attorno a don Giuseppe c’è un alone di leggenda incredibile – afferma Premerlani – uomo stimatissimo in vita, è stato protagonista di una scomparsa inspiegabile alla quale ancora oggi si sta cercando di dare una ragione. Sarebbe bello che questi resti riuscissero a parlarci di lui».

PER AVERE INFORMAZIONI SPECIFICHE SULLA SCOMPARSA DI DON BUZZETTI CLICCARE: Scomparsa di Don Buzzetti

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