Foibe

Cavità carsiche d origine naturale (grotte) con un ingresso a strapiombo, diffuse principalmente nelle provincie di Trieste, nella zona della Slovenia e gran parte della regione Friuli Venezia Giulia, in zone dell’Istria e della Dalmazia. Tristemente ricordate come grotte dove vennero occultati cadaveri in diversi periodi storici ed in particolar modo negli anni della seconda guerra mondiale.
Nel periodo 1943/44.
Si deve innanzitutto avere una visione più chiara e completa sulla situazione storica di quel periodo. Con il trattato di Rapallo firmato nel 1920 dall’allora Regno d’Italia e quello dei Serbi,Croati e Sloveni furono annesse all’Italia: Gorizia, Trieste, Istria e Zara.
Fiume venne in un primo tempo dichiarata città libera, mentre con il trattato di Roma firmato il 24 gennaio 1924 fu annessa all’Italia. Negli anni successivi il regime fascista impose una politica di occupazione eliminando progressivamente la cultura, le tradizioni, le istituzioni nazionali della popolazione slovena e croata; le scuole furono italianizzate, gli insegnanti di lingua slava licenziati, così negli uffici pubblici. Ci fu una “bonifica” etnica con la eliminazione delle minoranze abolendo, nei luoghi pubblici la loro lingua madre, così nella liturgia e  nella catechesi.
Questi portò ad una massiccia fuga delle minoranze slave della Venezia Giulia, di conseguenza si sviluppò una tendenza antitaliana sotto un regime totalitario fascista che sfociò con un odio per tutto ciò che appariva italiano. Si formarono organizzazioni clandestine con l’obbiettivo di avere un distacco con l’Italia fascista; tale azione trovò appoggio dal Partito Comunista Italiano. La risposta fascista fu molto pesante.
Settembre 1943
Dopo l’armistizio dell’ 8 settembre 1943 primo fenomeno di foibe in Istria e Dalmazia con l’uccisione di molti italiani da parte dei titini (partigiani di Tito) ciò seguì un ondata di violenza nazista. Per l’occupazione dell’Istria completata intorno al 4/5 ottobre 1943 i nazisti, guidati dai fascisti, misero fiamme e fuoco la città vantando l’incendio di villaggi  con l’uccisione di circa 3.000 partigiani e la deportazione in Germania di circa diecimila persone.
Maggio – Giugno 1945
La IV armata di Tito, il 1^ maggio entrò nella città di Trieste e Gorizia dando ordini di punire con estrema severità tutto coloro che erano stati responsabili di collaborazionismo; come resa dei conti, per la violenza fascista, eliminando soggetti legati al fascismo provocò l’arresto di migliaia di persone, in larga maggioranza italiana nonchè slovena contraria al progetto politico Jugoslavo, seguirono esecuzioni sommarie ed immediate nelle foibe. Il tutto nasceva da un movimento rivoluzionario che, purtroppo, si stava trasformando in regime autoritario convenrtendo in violenza l’ideologia nazionale dei quadri partigiani titini. Tale violenza incontrastata finì il 9 giugno 1945, periodo in cui venne tracciata la linea di demarcazione “Morgan” tra Tito ed il generale americano Alexander nella occupazione dei territori di Gorizia e di Trieste definendo il confine orientale d’Italia.

Redatto da Pino Cerasa

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