Antiche cave di pozzolana situate nei pressi della Via Ardeatina, le quali furono scelte per occultare i cadaveri di quell’orrendo eccidio di  persone innocenti avvenuto il 24 marzo 1944.

Il massacro fu compiuto dalle truppe tedesche della Germania nazista come rappresaglia dell’attentato di via Rasella avvenuta il 23 marzo 1944 contro una una compagnia del 3^ battaglione dell’ SS Polizei Regiment Bozen effettuata dai partigiani del GAP (Gruppo di azione patriottica) della brigata Garibaldi ufficialmente dipesi dalla giunta militare del CNL (Comitato di liberazione nazionale).

Il battaglione Bozen era formato da soldati SS in pieno assetto di guerra preceduto da due motocarrozzette munite di mitragliere pesanti e non, come disse la propaganda fascista, composta da soldati anziani e/o riservisti.

La data dell’attentato venne fatta coincidere con l’anniversario della fondazione dei fasci di combattimento.

L’ideatore dell’attentato fu Giorgio Amendola poichè vedeva passare, in pieno assetto di guerra, ogni pomeriggio, il battaglione Bozen; lasciando al comando partigiano una assoluta libertà di iniziativa. La campagna di terrore avviata da kappler con i frequenti rastrellamenti ha contribuito a sfiancare la resistenza romana; con i vari arresti si trovò a perdere elementi militari: dai Trtozisti di “bandiera rossa” agli appartenenti alla formazione partigiana “giustizia e libertà” agli aderenti al Partito Socialista e sindacalisti (Bruno Buozzi) ; solo le formazioni “GAP” riuscirono a mantenere un ‘efficienza operativa.

L’attentato in via Rasella venne operato da 12 partigiani, fu utilizzata una bomba a miccia di alto potenziale collocata su una carretta che serviva per la spazzatura urbana confezionata con 18 kg di esplosivo misto a spezzoni di ferro che provocarono la morte di 32 soldati nonchè di alcuni civili.

La rappresaglia nazista comandata con ferocia inaudita dal colonnello delle SS Herbert Kappler, comandante della polizia tedesca e responsabile del rastrellamento nel Ghetto di Roma nell’ottobre del ‘ 43, nonchè delle torture sui partigiani nel carcere di via Tasso,diede ordine di giustiziare mediante fucilazione 10 ostaggi per ogni tedesco morto, ordine imposto direttamente da Hitler, avvenuto presso una cava di pozzolana di via Ardeatina. Dopo il massacro fece esplodere mine per far crollare la cava. Come noto,  non si aspettò le 24 ore affinchè i partigiani si potessero consegnare spontaneamente per la legittimità dell’azione di rappresaglia, mediante l’affissione del bando nelle pubbliche piazze. La notizia della strage e l’idea della rappresaglia contro la popolazione romana non vennero mai rese pubbliche; lo stesso Kesserling confermò al processo, che non fu mai emesso alcun avviso o richiesta di consegnare ai partigiani che eseguirono l’attentato.

La convenzione dell’Aia del 1907 proibisce la rappresaglia; mentre la Convenzione di Ginevra del 1929 relativa al trattamento dei prigionieri di guerra, fa divieto di atti di rappresaglia.

Il Comune di Roma alla fine della guerra fece erigere un monumento in ricordo delle vittime dell’eccidio.