Consumare una banana al giorno aiuta a prevenire l’ictus, l’infarto e il tumore renale. Specie nelle donne over 50.

L’alleato delle donne? Si trova dal fruttivendolo. Si tratta della banana che, grazie alle alte dosi di potassio in essa contenute, secondo un gruppo di scienziati dell’Albert Einstein college of medicine di New York può scongiurare il rischio di ictus nelle donne nel 27% dei casi.

Lo studio, pubblicato sulla rivista specializzata dell’American heart association, si è basato sul monitoraggio continuo di più di 90 mila donne di età compresa fra 50 e 79 anni, per un periodo di undici anni.

Inizialmente le “cavie” hanno assunto 2,611 milligrammi al giorno di potassio. Poi via via le dosi sono state aumentate, al punto che gli scienziati si sono resi conto delle proprietà benefiche del potassio proprio relativamente al rischio di ictus nelle donne in menopausa.

IL POTASSIO ABBASSA IL RISCHIO INFARTO

Lo studio ha preso in esame solo il minerale assunto con la dieta – quindi attraverso le banane, ma anche le patate e i fagioli – e non quello derivante dagli integratori. Si sono così resi conto che chi assume dosi costanti di potassio – l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda almeno 3,510 mg al giorno – rischia il 12% in meno di avere un infarto e il 16% in meno di avere un’ischemia.

NE BASTA UNA AL GIORNO PER MANTENERSI IN SALUTE

Considerando che, mediamente, una banana contiene 430 mg di potassio, è facile intuire che ne basta una al giorno per costruire un vero e proprio scudo naturale contro queste patologie. E non finisce qui: fra le pazienti analizzate che non avevano la pressione alta, l’assunzione di questo frutto si è dimostrata ancora più preziosa, diminuendo il rischio del 27%, per quanto riguarda l’ictus ischemico, e del 21% per le altre forme di ictus.

Insomma, questo frutto esotico ma così familiare è un vero e proprio alleato della salute, specialmente per chi è un po’ più avanti con gli anni. Anche perché lo stesso studio ha dimostrato che l’assunzione continua di potassio riduce del 10% il rischio di morte prematura