Salute e benessere – Aloe vera dai molteplici rimedi

Aloe vera, il segreto del successo e il mistero delle origini

RIMEDIO per bruciature e malattie dermatologiche, balsamo emolliente, ingrediente di detergenti e prodotti cosmetici, ma anche tonico, digestivo e supplemento alimentare. Sono moltissimi oggi gli utilizzi commerciali dell’aloe vera, diventata ormai un business biologico da 13 miliardi di dollari l’anno. Nonostante la sua enorme diffusione a livello globale, e un utilizzo che affonda le sue radici nel primo secolo d.C. (sembra che la stessa Cleopatra ne fosse un’avida consumatrice), si sa ancora pochissimo sulla storia di questa pianta. Come racconta un articolo del New Scientist, solo quest’anno infatti una serie di analisi scientifiche ha iniziato a fare chiarezza sull’evoluzione, la diffusione e quindi il segreto del successo dell’aloe vera.

Il più antico resoconto dell’utilizzo medicinale dell’Aloe risale al 65 d.C., ed è contenuto nel De Materia Medica, del chirurgo greco Discorides, che la utilizzava praticando la sua arte al seguito degli eserciti di Nerone. A quel tempo, si apprende dal testo, l’aloe vera era già diffusa in moltissime zone del Mediterraneo e dell’Africa. Il suo utilizzo però si ritene fosse comune già da secoli, se non millenni, durante i quali la coltivazione della pianta si era diffusa in paesi lontanissimi dalla sua zona di origine, sconosciuta già al tempo di Discorides.

Per fare chiarezza, un team di ricerca internazionale coordinato da Nina Rønsted, del museo di storia naturale di Copenaghen, e Olwen Grace, del Royal Botanic Gardens di Londra, ha effettuato un immenso lavoro di catalogazione, raccogliendo campioni di Dna di oltre 200 varietà di aloe (il genere vegetale di cui fa parte l’aloe vera) diffuse su tutto il territorio africano, e mettendo a confronto alcune sequenze chiave del loro genoma per ricostruirne l’albero genealogico.

I risultati, pubblicati a gennaio sulla rivista Bmc Evolutionary Biology, hanno permesso ai ricercatori di ripercorrere la storia evolutiva di queste piante nel corso degli ultimi 19 milioni di anni, seguendone la diffusione nel continente africano fino ad arrivare al probabile punto di origine: una zona della penisola arabica dove crescono a tutt’oggi sette specie di aloe con una forte parentela genetica con la varietà “vera”.

Risolto il mistero della sua origine rimaneva però ancora una domanda, non meno intrigante, a cui rispondere: qual è il segreto di un successo commerciale che dura ormai da millenni? Sono molte infatti (circa il 25%) le varietà di aloe utilizzate a scopo medicinale, ma solo l’aloe vera ha conosciuto una diffusione e un successo su scala planetaria. I ricercatori sapevano che la risposta non andava cercata nelle proprietà farmacologiche della sua linfa, che chimicamente risulta praticamente identica a quella di moltissime altre specie di aloe. Per questo hanno utilizzato nuovamente il loro albero genealogico, concentrandosi questa volta sulle caratteristiche che accomunano le circa 120 specie che hanno conosciuto un utilizzo medicinale da parte dell’uomo.

L’analisi ha rivelato che le piante provengono da rami evolutivi molto diversi, e presentano quindi poche somiglianze da un punto di vista genetico. Ad accomunarle sono piuttosto caratteristiche più pragmatiche: foglie larghe, dure, una linfa densa e gambi corti, che le rendono quindi facili da utilizzare, raccogliere e coltivare. Per questo, i ricercatori ipotizzano che il successo dell’aloe vera sia stato in realtà del tutto accidentale. Era probabilmente la specie di aloe che per qualche motivo, del tutto casuale, risultava più coltivata nelle zone della penisola arabica da cui passavano i grandi scambi commerciali dell’epoca antica, e che ha quindi trovato diffusione seguendo le carovane che intorno al quarto secolo a. C. portavano incenso, mirra, gemme e tessuti verso l’Egitto, la Grecia e l’antica Roma. “Forse aveva foglie più larghe, cresceva più vicina alle città, o era più facile da trasportare e coltivare  –  ha spiegato Rønsted al New Scientist  –  quando gli abitanti della zona ne hanno scoperto le proprietà medicinali hanno semplicemente continuato ad usarla”.

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