Centocelle. Sfasci agli sgoccioli

sfasci+casilino900_2-2Fra poco più di due mesi le autorizzazioni scadranno e nessuna alternativa percorribile è all’orizzonte.

Scadranno il 31 dicembre le autorizzazioni provvisorie riconosciute a rottamatori e autodemolitori e nulla si sta muovendo. In tutto il Comune questo tipo di industria pesante conta circa 128 attività, delle quali quasi 60 insistono all’interno del V Municipio soprattutto intorno all’area del Parco archeologico di Centocelle. I dati, come sostiene l’Assessore municipale all’Ambiente Giulia Pietroletti, non sono precisi poiché basati su una serie di autodichiarazioni degli imprenditori. Ad oggi è in corso un censimento che, si spera, possa far chiarezza anche su questo aspetto.

Il forte impatto di natura ambientale e l’inappropriatezza delle aree all’interno delle quali le ditte lavorano, ha creato un’emergenza alla quale, negli anni, tutte le amministrazioni che si sono succedute non hanno trovato rimedio. Neanche un commissariamento lungo dieci anni ha portato a risultati apprezzabili.

Secondo la Pietroletti il fatto di esistere “all’interno di questo parco dove non c’era una progettualità evidente, in un quartiere che era un po’ tagliato fuori dalle principali direttrici di comunicazione e che probabilmente è stato un po’ svalutato sotto certi aspetti, ha fatto in modo che il problema venisse accantonato”.

Oggi, in vista della riqualificazione del Parco archeologico, l’attuale Amministrazione, sia municipale che centrale, si è impegnata nella risoluzione definitiva della questione.

Aspetti amministrativi. Era la fine degli anni novanta quando fra amministrazione e associazioni di categoria si strinse un accordo che prevedeva l’individuazione di aree periferiche dette di “infrastrutture tecnologiche” per la delocalizzazione. Delle 15 individuate, oggi ne rimangono a disposizione solo due: una in via dell’Acqua Cetosa dove ad oggi risiedono provvisoriamente sei ditte, l’altra in località “Osteria Nuova” in zona Roma nord, di proprietà del Comune. Riguardo a queste due aree esiste un intoppo amministrativo: si sta ancora verificando la reale idoneità dell’area dell’Acqua Cetosa e solo una volta passato questo step si potrà iniziare l’urbanizzazione di Osteria Nuova. E il 31 dicembre si avvicina. Come ci ha spiegato la Pietroletti, nel corso degli anni le aree, non tutte di proprietà del Comune, sono state impiegate per edilizia abitativa o, addirittura, vincolate paesaggisticamente dalla Regione Lazio. A questo si aggiunga che la legislazione regionale prevede una distanza fra attività produttive e abitazioni di almeno 500mt in quanto considerate industrie insalubri. Questa restrizione, tuttavia, non prende atto del fatto che “i rottamatori di nuova generazione sono molto lontani da quello che si vede oggi”. Un ultimo fronte aperto è quello del Centro Servizi Prenestino rispetto al quale l’amministrazione starebbe lavorando al perfezionamento di una convenzione che porterebbe all’individuazione, grazie alla collaborazione di un imprenditore locale, di una nuova area.

Aspetti ambientali. Tutte le attività che insistono sul territorio del V Municipio, si trovano in aree inidonee per presenza di falde acquifere nel sottosuolo e perché aree vincolate e quindi soggette ad una disciplina estremamente restrittiva. A questo si aggiungano gli aspetti legati al diritto alla salute dei cittadini. Proprio perché operanti su aree non adatte all’industria pesante e assolutamente non edificabili, le attività di rottamatori ed autodemolitori non hanno potuto, negli anni evolversi tecnologicamente e predisporre tutti quegli accorgimenti necessari per ridurre al minimo l’impatto sociale ed ambientale delle loro ditte. Sull’esistenza di aziende “estremamente serie”, la Pietroletti non ha dubbi confermando il fatto che molti si stiano prodigando “nel loro interesse per trovare un’area alternativa a spese loro pur di non rimanere in questo senso di incertezza che tra l’altro gli impedisce anche di fare investimenti e di modernizzarsi”.

Insomma, fra poco più di due mesi le autorizzazioni scadranno e nessuna strada immediatamente percorribile sia stata approntata. Intanto rimane aperta la possibilità di un mancato rinnovo.

Perché le proposte del Comune non convincono. Abbiamo contattato per il Movimento 5 Stelle Christian Belluzzo che, con Cosimo Puliti, sta cercando una soluzione condivisa che possa risolvere il problema. Gli sfasci, come in gergo viene indicata la categoria, non vorrebbero uscire dal Comune per salvaguardare la propria attività economica visto che quelle esistenti nelle zone periferiche sarebbero già in sofferenza. Senza contare i problemi logistici del trasferimento in un’area così distante e per giunta non ancora urbanizzata e quindi pronta ad accogliere le ditte. La proposta Belluzzo-Puliti, sarebbe quella di utilizzare la caserma VIII Ce.Ri.Mant. per lo spostamento in blocco di tutte le attività. In questo modo rimarrebbero in un’area centrale già urbanizzata, poterebbero investire e modernizzare le proprie attività e creare un polo simile ad un ecodistretto altamente tecnologico per lo smaltimento, il riciclo ed il riuso di materiali altrimenti pericolosi per l’ambiente e la salute delle persone. Sulla proposta, nonostante la caserma non sia né dismessa e tantomeno nelle disponibilità del Comune, si starebbero raccogliendo consensi.

Redatto da Emanuela Martelluzzi del gionale online “La fira dell’Est”

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