Don Diego Fognini 2015

Don Fognini: «La povertà non si risolve con gli aiuti»

L’appello alla politica del fondatore della Centralina: «Restituiamo dignità alle persone».

Tempo natalizio, iniziative solidali e tante attenzioni rivolte al mondo del no profit, che affronta da solo e spesso supplendo a carenze istituzionali tante emergenze sociali. Don Diego Fognini, fondatore a Cermeledo della comunità La Centralina ha voluto intervenire in questi giorni con un proprio contributo, parlando di povertà, di diritti.

«In questi ultimi mesi – la riflessione – tante persone di ogni età e ceto sociale esprimono il bisogno di sentire che qualcuno si occupi di loro. Per il lavoro, che spesso manca, a fronte della necessità di mettere qualcosa sulla tavola per sé e per i propri figli. Come parroco – ha aggiunto – ho sempre pensato che noi uomini e cristiani dobbiamo finirla di fare assistenzialismo, per combattere questa povertà, che anche in Italia ha raggiunto ormai il 10% della popolazione. Dobbiamo invertire la rotta, e iniziare a parlare di “promozione della persona”. Ma questo – aggiunge – è difficile e costa più che fare assistenzialismo. Questa “condizione di povertà” – aggiunge don Diego – sta diventando sempre più trasversale, e sta logorando anche quel ceto medio, protagonista un tempo dello sviluppo. Penso ai lavoratori precari che diventano poveri, ai lavoratori sottopagati, quelli che lavorano “ad intermittenza”: condizioni comuni ormai anche a molti lavoratori autonomi. È a questo punto – aggiunge il don – che dobbiamo lottare per una promozione della persona, e per quella che chiamo “una crescita di dignità”».

Don Fognini chiama ad un impegno maggiore. «Non possiamo pensare – dice – che sia sufficiente un “pacco viveri” consegnato una volta al mese, per garantire una vita dignitosa a tante famiglie. Dobbiamo noi, come cittadini, come credenti, portare in evidenza questi problemi, e forse – aggiunge – fare in modo che i nostri politici, la smettano di “delegare” a varie associazioni l’impegno della carità». Il parroco cita don Ciotti, l’iniziativa dell’associazione Libera “contro la povertà”, e per un Reddito minimo “di dignità”. E sottolinea come, «con un reddito di dignità, si andrebbero ad intaccare gli interessi della criminalità, sottraendo le persone all’indigenza, al degrado, al ricatto. Come Centralina – ha poi aggiunto il don – noi lavoriamo per proporre a persone che vivono situazioni di difficoltà, un sostegno che le aiuti a ritrovare la propria dignità, vivendo appieno da “cittadini” di questo pianeta. Non dimentichiamo – aggiunge – quanto ci dice Papa Francesco, “Dio ha dato a tutti la terra perché ci sostenti, senza escludere né privilegiare nessuno”».

Su questo principio, spiega ancora, tutti devono guardare avanti, alla ricerca di nuove strade in cui potere superare le barriere razziali, barriere che anche la nostra Italia ha innalzato, pregiudizi inutili, e che si annidano nella vita e nelle relazioni quotidiane. Noi – precisa – come realtà associativa, pensiamo che ci siano traguardi da raggiungere e perseguire insieme, dandosi da fare, e tenendosi alla larga da un certo “efficientismo” che trascura le persone fragili, quelle che hanno bisogno più di altri della nostra comprensione ed aiuto».

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