Rischio sismico: verifiche mirate per i nuovi edificiRischio sismico in Valtellina

Quasi la totalità dei nostri Comuni è passata dal grado di pericolo “bassissimo” a “basso”. Pgt da rivedere e analisi dei geologi prima di costruire.

Il 9 febbraio la terra ha tremato nel Sondriese. La lieve scossa di terremoto registrata dal Servizio Sismico Svizzero, di magnitudo 2.2 della scala Richter, ha avuto come epicentro le montagne orobiche a sud della città di Sondrio e non ha causato danni a cose o persone. Un evento sismico non rarissimo nelle nostre zone, tanto che di recente la Regione ha rivisto la mappa sismica e la maggior parte dei Comuni è passata da zona 4 (livello di pericolosità sismica molto bassa) a 3 (livello di pericolosità sismica bassa).

Ne abbiamo parlato con due geologi valtellinesi, Maurizio Azzola, e Fabrizio Bigiolli. Possiamo ancora considerare la provincia di Sondrio una zona tranquilla dal punto di vista sismico?

«Le montagne – sottolinea Azzola – si formano per la collisione di due placche tettoniche. Le Alpi derivano dal corrugamento dovuto alla zolla Africana che si muove verso la zolla euroasiatica. La Valtellina si trova esattamente lungo un sistema di faglie prevalente est-ovest e giacitura subverticale, che separa geologicamente la catena principale delle Alpi Centrali dal dominio delle Alpi calcaree meridionali. Attualmente però le tensioni che si accumulano con i movimenti tettonici si sono spostate più sui sistemi di faglie che seguono il rilievo appenninico dove appunto, in Italia, abbiamo i terremoti maggiori e più frequenti. Si è visto però che particolari condizioni geomorfologiche possono amplificare le scosse sismiche con conseguenza gravi. È stata quindi rivista la normativa del settore che ora prevede maggiori precauzioni anche in territori come la provincia di Sondrio».

E questo ha avuto delle conseguenze anche dal punto di vista della pianificazione e progettazione delle opere. «La nuova normativa in materia di zonizzazione della sismicità in Lombardia ha recentemente previsto la nuova riclassificazione dei Comuni – spiega Bigiolli -. Allo stato attuale quasi tutti i Comuni della Provincia di Sondrio sono passati da zona sismica 4 (livello di pericolosità sismica molto bassa) a zona sismica 3 (livello di pericolosità sismica bassa). Questo incremento del grado di pericolosità sismica richiede una maggiore attenzione, sia in fase pianificatoria, sia in fase realizzativa».

La nuova Normativa sismica cosa comporta per i Comuni in zona 3 e per i cittadini che vogliono realizzare nuovi edifici ? «Per quanto concerne le attività dei Comuni – spiega ancora Bigiolli -, gli stessi sono tenuti all’aggiornamento dell’analisi del rischio sismico locale in riferimento agli strumenti di pianificazione vigenti, quindi nello specifico di Regione Lombardia e della Provincia di Sondrio: i Comuni dovranno provvedere all’aggiornamento di parte del Piano di Governo del Territorio. Per quanto riguarda i privati cittadini e, di conseguenza, i tecnici incaricati della progettazione delle opere, è richiesta, ad integrazione della relazione geologica e geotecnica già prevista dalla normativa vigente in materia, l’esecuzione dell’analisi sismica di 2° livello. Un’analisi in carico ai geologi, che devono definire le caratteristiche di pericolosità sismica locale nonché la categoria di sottosuolo tra le categorie previste dalle recenti Norme Tecniche per le Costruzioni».

Ma cosa comporta l’analisi sismica di 2° livello? «Fornisce la stima quantitativa della risposta sismica dei terreni in termini di valore di Fattore di amplificazione. Nel dettaglio, per applicare l’analisi sismica di 2° livello, sono necessarie una o più indagini in situ di tipo strumentale, che consentano di acquisire la stratigrafia sismica del sottosuolo e quindi, attraverso delle interpretazioni, di rilevare l’eventuale presenza e la profondità del substrato roccioso o, in alternativa, lo spessore e le caratteristiche geologiche e sismiche dei terreni naturali presenti».

«In funzione dei parametri rilevati – spiega ancora Bigiolli – la Regione ha predisposto 6 schede litologiche di interpretazione e di valutazione che devono essere applicate per la verifica finale del fattore di amplificazione sismica. Questa verifica consentirà di determinare i parametri puntuali da applicarsi in fase di progettazione e dimensionamento delle opere edilizie ed infrastrutturali».

Da un punto di vista pratico, i Comuni sono dunque tenuti – qualora ancora non lo avessero fatto – ad aggiornare le carte sismiche e nei Pgt, in aggiunta alla componente geologica, ci dovrà essere una componente sismica; i cittadini o enti che intendono costruire nelle aree di rischio 3 sono tenuti a fare degli approfondimenti, dando mandato a un geologo perché effettui delle indagini specifiche sismiche. Questo comporta ovviamente un aggravio nell’approfondimento della procedura, che «da un punto di vista economico – spiega Azzola – dovrebbe tradursi in qualche centinaio di euro in più di spesa».

Ma esattamente cosa devono individuare le nuove procedure introdotte? «Si è visto che le caratteristiche geolitologiche locali possono amplificare le scosse sismiche producendo effetti anche molto differenti su edifici simili ma realizzati su terreni diversi – sottolinea Azzola -. Le caratteristiche dei terreni possono, infatti, avere un periodo di risonanza specifico che, se simile a quello dell’edificio, innesca, in caso di terremoto, lesioni gravi alla struttura. Bisogna sempre ricordare che difficile è prevedere un terremoto che, comunque, prima o poi si manifesterà ma la cosa fondamentale è prevenirne gli effetti con strutture realizzate sulla base di parametri realmente misurati sul terreno».

L’entrata in vigore della nuova classificazione sismica, che originariamente doveva essere già lo scorso anno, è fissata per il 10 aprile 2016 ma già ora per i nuovi edifici i geologi stanno effettuando specifiche indagini sismiche. «Perché – conclude Azzola – queste indagini rappresentano una importante misura preventiva per limitare i danni in caso di terremoti».

 
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