Zecche prevenzione 2016
Allarme zecche, nella metà dei casi non si avverte morso

Sette ricoveri in provincia di Belluno per encefalite estiva. Una malattia che può essere prevenuta con un vaccino. Nei casi estremi può provocare paralisi permanenti. Letale nel 2% dei casi

Allarme zecche, nella metà dei casi non si avverte morso
In un caso su due non ci si accorge di essere stati punti da una zecca
NELLA metà dei casi non ci si accorge di esser stati morsi da una zecca, ma le conseguenze possono essere gravi. A lanciare l’allarme sono gli esperti della Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali (Simit), che dopo il ricovero di 7 persone in provincia di Belluno, mettono in guardia: possono provocare danni permanenti, fino alla paralisi o, in alcuni casi rari, la morte. E’ necessario fare attenzione in vista delle passeggiate nei boschi che attendono molti italiani in fuga verso la montagna.

La malattia. La meningoencefalite da zecche, o primaverile-estiva, è una malattia virale acuta del sistema nervoso centrale, diffusa soprattutto nel Nord Est Italia. Nel 70-90% dei casi decorre in maniera asintomatica mentre in un 2% può essere addirittura letale. Il tempo di incubazione è variabile e l’andamento dei sintomi vede un primo episodio simil-influenzale seguito da un periodo di relativo benessere della durata di 7-10 giorni, cui segue la malattia vera e propria.

 

La diagnosi. La diagnosi può tardare perché il morso della zecca spesso non viene avvertito. Nella saliva dell’animale infatti c’è una sostanza che ha un effetto anestetico. Pertanto, nel dubbio, “è indispensabile informarsi e informare sui viaggi fatti nel mese precedente la comparsa dei sintomi, così che il medico abbia tutti gli strumenti per diagnosticare la patologia – spiega Ermenegildo Francavilla, Direttore Unità Operativa di Malattie Infettive Ospedale di Belluno e membro Simit – .In provincia di Belluno, dal 1994 ad oggi sono 194 i casi di encefalite da zecche segnalati, poco meno della metà di quelli registrati in Italia. Ma fortunatamente non ci sono stati decessi”.

Il vaccino. L’encefalite da morso di zecca è stata identificata per la prima volta in Italia nel 1994, proprio in provincia di Belluno. Le zecche, e in particolar modo Ixodes ricinus e Ixodes persulcatus, sono sia ‘vettori’ che ‘serbatoi’. Anche le zecche del genere Dermacentor (zecca del cane) ed Haemaphysalis possono trasmettere l’infezione. “Questa malattia – continua l’esperto – esiste e non va sottovalutata. Ma si può prevenire con il vaccino. Occorre sensibilizzare non soltanto le persone, ma anche il mondo medico, che a volte è incapace di riconoscere queste patologie in quanto ritenute improbabili. Anche il morso potrebbe non essere avvertito: più della metà dei malati ha scoperto di poter essere infettato soltanto dopo analisi approfondite”.

Il consiglio. “Attualmente è soprattutto il Nord Est italiano ad essere interessato – spiega ancora Francavilla – . I primi casi furono descritti in Toscana nel 1975, successivamente nel 1992 in Trentino e infine nella provincia di Belluno nel 1994. Altri focolai sono stati descritti in Friuli e nel 2003 nella provincia
di Treviso. Questa patologia potrebbe però essere presente anche in altre aree geografiche, soprattutto quelle montane: è quindi opportuno che i medici di base e il personale sanitario tutto tengano conto di questa possibilità”.