Estate alle porte: «Senza voucher chiudiamo l’attività»

Albergatori e rifugisti in forte difficoltà. «Era un modo per occupare gente saltuariamente. Senza ci perdiamo tutti: noi e chi poteva lavorare»

 

Albergatori, rifugisti, titolari di agriturismo, si lamentano tutti. Se è vero che il governo sta lavorando in queste ore, «non per sostituirli ma per riformare in modo complessivo il lavoro occasionale», ad ora con l’estate alle porte l’abolizione dei voucher rischia di creare problemi alle mille attività ed esercizi della montagna.

Ad imprenditori ed erogatori di servizi che in estate in poche settimane e meteo permettendo, compensano o provano a compensare perdite spesso spalmate su tutti gli altri mesi. Rifugi, negozi di montagna, hotel di piccole località alpine, da ogni parte della Valtellina e Valchiavenna arrivano commenti quasi attoniti per l’abolizione di uno strumento che a loro «serviva».

E da tutti emerge l’attesa di una soluzione in extremis per l’attivazione di “qualcosa di sostitutivo”. In extremis, perché l’estate è ormai in arrivo. Nella zona sondriese parla di uno strumento, i voucher, «che già si rimpiange» Giuseppe Della Rodolfa , rifugista al Marinelli Bombardieri a Lanzada e gestore del Centro della montagna “Zenith” a Caspoggio. «Al rifugio – il suo commento – noi i voucher li usavamo davvero poco, di più al centro sportivo. E – è la sua precisazione – andavano secondo me anche molto bene. Era una formula per permetterci di occupare gente anche saltuariamente con una certa tranquillità: senza, ci perdiamo noi e anche chi era occupato». «Qualcosa di alternativo – precisa poi il rifugista sondriese – la politica lo dovrà proporre, altrimenti si arriverà che lasciamo a casa tutti e chiudiamo l’attività, che di questi tempi – aggiunge – non sarebbe neanche male».

Tutti sanno che c’era chi “ne abusava”, ma come dice Giorgio Bracchi, hotel Chalet dei Rododendri a Valdisotto, «Si potevano intensificare i controlli, renderne tracciabili gli utilizzi, comunicare l’orario in modo più stringente. Così i “furbetti” che ci sono sempre, avrebbero avuto più difficoltà a usarli in modo inappropriato. Se qualcuno ne ha abusato, doveva essere fermato, noi intanto – aggiunge – siamo senza uno strumento utile, io i voucher li ho finiti e ai ragazzi che dovevano venire ho già detto che dovremo muoverci in maniera diversa».

Ad Ardenno, agriturismo Case dei Baff, Angelo Cerasa «li usava pochissimo». Ma in certi casi li considerava utili. «Casi eccezionali, uso limitatissimo – ha precisato il referente di Terranostra, rete di agriturismo – e in modo discreto perché il voucher è riservato a certe mansioni e figure. Quando però ci capitava di volere assumere una persona, prima si svolgevano magari alcuni giorni di prova, coperti da voucher. È fuori di dubbio – aggiunge – che si trattava di una opportunità positiva se usata bene, se diventava una forma di contratto diveniva uno strumento abusato e da non incoraggiare».

Voucher di cui si parla anche a Valmasino. «Noi li abbiamo usati – precisa Elena Scetti, hotel Miramonti – erano comodi, sono stati comodi. All’occasione in una giornata più ricca di turisti, trovi la persona e ti senti più tranquilla, la metti in regola, capita. Ora dobbiamo tirarci più il collo noi, avremo meno appoggio e dovremo cercare di capire quali possano essere le forme alternative per queste collaborazioni».

 
 

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