Ci ha lasciato Mario Caldaro, lo storico titolare dell’officina Cicli-Caldaro a Centocelle

I funerali si svolgeranno giovedì 25 maggio, alle ore 11, presso la Parrocchia di San Felice da Cantalice
 

Oggi, martedì 23 maggio, ci ha lasciato Mario Caldaro titolare dell’officina Cicli-Caldaro di via dei Frassini a Centocelle.

Il quartiere perde un personaggio storico che si è sempre speso per il territorio ed attraverso la sua professionalità è divenuto un punto di riferimento per i ciclisti della Capitale. I funerali si svolgeranno giovedì 25 maggio, alle ore 11, presso la Parrocchia di San Felice da Cantalice.

La redazione di Abitare A e Abitare A Roma fa le sue più sentite condoglianze a tutta la famiglia Caldaro. Vogliamo ricordarlo con l’intervista che Mario ci ha rilasciato in occasione del volume “Storie del Commercio e dell’Artigianato Locale” di (Edizione Cofine, 2013) di Maria Giovanna Tarullo e Vincenzo Luciani.

La scommessa vinta da Mario Caldaro

La straordinaria storia di un’impresa artigiana fondata sulle due ruote della bici

Una storia particolare quella di Mario Caldaro, titolare dell’officina Cicli-Caldaro, divenuta un punto di riferimento per i ciclisti della Capitale. Infatti tutto ebbe inizio da una scommessa, fatta da Caldaro con la goliardia tipica dei romani: sarebbe stato capace di costruire un telaio da bici su misura. Scommessa vinta. Grazie alla testardaggine e al fatto che era esperto di meccanica, perché tornitore e aggiustatore meccanico. Ma gli ci volle del tempo per vincere quella scommessa.

Infatti si mise a ricercare un piccolo locale da adibire a officina, costruì personalmente una maschera adatta alla costruzione del telaio, si procurò tutta l’attrezzatura necessaria ed iniziò la sua straordinaria avventura. Dopo alcuni mesi la sua prima creatura era pronta ed era splendida tanto da ricevere i complimenti da tutti i suoi amici, compreso quello con cui aveva scommesso.

E fu così che, passo dopo passo, iniziò la sua attività di costruttore di telai. Nel 1978, la piccola officina con la quale iniziò, venne sostituita con un più capiente laboratorio che ospitava anche una esposizione delle proprie creazioni. Proprio da quel prototipo ebbe inizio la grande avventura all’interno del laboratorio situato in via dei Frassini 44 dove Caldaro prosegue l’attività, coadiuvato ora da suo figlio Fabrizio.

Nel giro di qualche anno, grazie alla qualità dei suoi telai, divenne uno degli artigiani più quotati sulla piazza di Roma, poi dopo aver esposto i suoi prodotti alla Fiera del Ciclo, iniziò ad ottenere un discreto successo in tutta Italia. Per completare l’offerta Caldaro inaugurò un negozio di abbigliamento e di articoli sportivi, gestito dalla sua consorte attivo fino a quattro anni fa, quando ella decise di andare in pensione.

Ancora oggi quello di Caldaro, oltre ad essere un dei negozi più frequentati dai ciclisti della zona est di Roma, ogni giorno dopo il lavoro, si trasforma in un luogo d’incontro per i tanti suoi amici cicloamatori.

A raccontarci la storia di questa particolare azienda artigiana è proprio Mario Caldaro con la vitalità dello sportivo e la grande simpatia che da sempre lo contraddistingue.

Mario, puoi sintetizzarci la storia della tua impresa dagli anni Settanta ai giorni nostri?

Non avrei mai immaginato di lavorare nel settore della bicicletta, la mia grandissima passione sin da ragazzo. Ma a far maturare questa decisione fu l’incombere dell’austerity nel 1973 e delle domeniche senz’auto: un momento storico che segnò il ritorno all’uso delle due ruote per molti italiani. All’epoca lavoravo come tornitore e quando tornavo a casa sentivo i miei amici decantare le doti di questo o quel nuovo modello di bicicletta acquistato. Così un giorno, scherzando, dissi ad uno di loro: “Che ce vorrà mai a fa’ un telaio?” Da questa mia frase nacque una scommessa: realizzare in proprio una bicicletta. Così comprai tutto il necessario per la sua costruzione: una serie infinita di elementi da creare e poi da collegare. Con l’aiuto dei miei colleghi di lavoro, tutti meccanici specializzati, disegnammo la struttura della nostra bicicletta. Io intanto avevo anche individuato un piccolo locale ideale per iniziare la costruzione.

Impiegai ben otto mesi per la realizzazione del mio telaio ideato con la mentalità di un meccanico di precisione. Decisi di farlo provare ad un amico dilettante che ne fu subito entusiasta. Quella bicicletta, messa in piedi per gioco, mi fece capire che potevo realmente trasformare in lavoro quella che era stata da sempre una grande passione.

Così decisi con mio fratello di tirare su questa piccola azienda costruendo i primi telai su misura anche se il vero momento d’oro arrivò nel 1976 quando esponendo alcune mie creazioni alla Fiera del Ciclo e Motociclo di Roma venni decretato uno dei migliori telaisti della capitale. Avendo frequentato in precedenza il mondo dei ciclisti professionisti iniziò ben presto la mia collaborazione con il Gruppo Sportivo della S.S. Lazio ed in seguito con quello del Grottaferrata anche se purtroppo per continuare a lavorare nel settore agonistico ci vuole un po’ di fortuna. Ma ma nonostante questo siamo riusciti ad andare avanti.

Nel corso degli anni il mondo della bicicletta è decisamente mutato; l’uso sconsiderato della macchina per spostarsi ha portato alla mancata passione da parte dei più piccoli verso questo sport anche perché le strade non sono più quelle di una volta dove passavano rare macchine. Purtroppo oggi sono stracolme di auto e piene di pericoli e quindi non c’è più la possibilità di correre in bici e di allenarsi su strada.

Io ricordo per esempio il campione mondiale di ciclismo under 23 Leonardo Giordani, giovane ragazzo di Centocelle, che amava allenarsi per le vie del quartiere, un mio grandissimo amico che ho sempre stimato ed incitato a continuare la strada del ciclismo. Oggi una cosa simile è praticamente impossibile.

Quali cambiamenti ci sono stati nella clientela?

Le esigenze dei clienti sono cambiate con l’avvento di materiali come l’alluminio e il carbonio che hanno portato a un rallentamento della produzione di telai su misura. Di conseguenza siamo stati costretti a trasformarci in una semplice rivendita che effettuava riparazioni meccaniche. Seguendo questa mia attività anche mia moglie Neva era ormai diventata un’esperta in materia ciclistica. E perciò si dedicò a dare risposte alle richieste di abbigliamento sportivo nel negozio di fronte a questo che acquistammo e destinammo alla vendita di abbigliamento sportivo dedicato proprio in particolare ai ciclisti. Quindi molti clienti, dopo aver acquistato la loro bicicletta, passavano da mia moglie per “vestirsi” e per prendere gli accessori consueti che vengono utilizzati per praticare questo sport.
Da diverso tempo anche mio figlio Fabrizio ha iniziato a collaborare con me in negozio ed è un bravissimo meccanico. Lui ama molto questo lavoro, però non è un appassionato di ciclismo come me, e purtroppo ha sempre preferito seguire il calcio.

Com’era e com’è Centocelle?

Beh, io sono nato e cresciuto in questo quartiere (che amo) e quindi ne ho seguito tutta l’evoluzione sin da quando non c’erano neanche le strade fino ad oggi. Quando ero giovane mi vergognavo un po’ a dire che abitavo in un quartiere periferico come il nostro, visto che lavoravo in centro e Centocelle veniva considerato una borgata, un luogo invivibile, mentre adesso penso davvero che sia uno dei quartiere più abitabili e gradevoli di tutta la città.

Quali problemi oggi?

Sul fronte sicurezza non ho mai avuto problemi nonostante rimanga in negozio dopo l’orario di chiusura, contro la volontà di mia moglie. No, non ho davvero mai avuto nessun problema. L’unica cosa di cui mi rammarico è il totale abbandono delle attività sportive nel quartiere. Ricordo il favore dell’amministrazione municipale quando organizzavamo le corse ciclistiche lungo via dei Castani, una bellissima manifestazione, che decidemmo di sospendere a causa di un brutto episodio avvenuto durante una corsa. Non si sa chi, ma di certo una persona malvagia, cosparse di chiodi le strade di Centocelle durante una corsa a circuito nelle strade del quartiere. Risultato: si bucarono le gomme delle moto della staffetta dei vigili urbani e forarono molti ciclisti che rischiarono di rompersi l’osso del collo. Fu un’azione ignobile che mi amareggiò molto e che mi indusse a non organizzare più corse ciclistiche a Centocelle.

Un’ultima cosa. Vorrei chiedere alle nostre autorità locali di accogliere il consiglio di noi ciclisti e dedicare più spazio a questa attività. Roma potrebbe benissimo competere con qualsiasi capitale europea realizzando molte più piste ciclabili. E, insegnando il rispetto per i ciclisti, migliorerebbe pure il traffico.

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