Archive for luglio, 2017


 

Domenica 29 luglio a Premana (SO) sarà protagonista ai campionati mondiali corsa in montagna

Il Csi Morbegno e tre maglie azzurre ai mondiali di corsa in montagna

ROBERTA CIAPPINI

Classe 1996

5 maglie azzurre (3 nella corsa in montagna e 2 nel cross)

Personal best: 9’58”98 nei 3000 metri

Mondiali di corsa in montagna: 6ª nel 2015 (junior)

Europei di corsa in montagna: 19 ª nel 2014 (junior) e 10ª nel 2015 (junior)

Europei di corsa campestre: 66ª nel 2015 (junior) e 19ª nel 2016 (under 23)

Abita in Valmasino, provincia di Sondrio, e ha iniziato a correre per divertimento vicino casa, dopo aver giocato a pallavolo e per un paio di anni a calcio. Poi nel 2014 si è convinta a provare l’agonismo con il tecnico Gianni Fransci che allena l’azzurra Alice Gaggi, campionessa mondiale 2013 di corsa in montagna, e anche Roberta si è dedicata a questa specialità.

Nel giro di poco tempo ha conquistato la convocazione in azzurro, fino al brillante sesto posto iridato under 20 del 2015 e al titolo italiano juniores. Ma nella stessa stagione non ha trascurato le campestri, con il terzo posto tricolore di categoria. A Premana esordirà con la nazionale assoluta, il tutto a soli 21 anni, impresa molto rara nella corsa in montagna femminile.

Nel tempo libero, ama stare con i bambini.

 

Annunci

Tra le opere preventivate dal Comune di Civo vi era la costruzione del marciapiede nella frazione di Cevo.

Tale opera si è conclusa nel luglio del 2017 con la inaugurazione della stessa con la presenza del sindaco di Civo Massimo Chistolini seguito dalla giunta rappresntata dai consiglieri: Gabriele Cerasa – Pietro Mauri – Mimmo Martinoli ed il progettista Matteo Moraschinelli.

Folta la presenza dei cittadini.

La banda musicale presente intonando l’inno nazionale ha dato inizio alla celebrazione.

Corsa in montagna, sono 5 i valtellinese convocati ai campionati mondiali

Corsa in montagna, sono 5 i valtellinesi convocati ai campionati mondiali

Tutto pronto per la Madonna del Carmine di Cevo

Gli organizzatori annunciano le principali attrattive dell’evento il 14 e 15 luglio

 ARTICOLO PUBBLICATO DAL GIORNALE ” CENTO VALLE!

Torna l’annuale manifestazione della Madonna del Carmine di Cevo

La Madonna del Carmine di Cevo si svolgerà il 14 e 15 luglio

Gli organizzatori della manifestazione della Madonna del Carmine di Cevo ricordano che presso il campo sportivo di Cevo verrà svolta l’annuale festa che si protrarrà per ben due giorni: venerdì 14 e sabato 15 luglio. L’evento si svolgerà sotto una capiente tensostruttura, con un ampio spazio e possibilità di ospitare molte persone, coperta per evitare l’eventuale pioggia.

Ricco il calendario della due giorni

Le giornate si svolgeranno con intrattenimenti danzanti, accompagnati da ottime pietanze come le deliziose fritture di pesce e la gustosa porchetta romana. Quest’anno si aggiungerà al tradizionale menù anche la pasta all’amatricia e i prodotti locali come costine-salsicce ed altro, accompagnate da buon vino e birra.

Il tutto nella frazione di Cevo del Comune di Civo

Cevo si trova in un vasto terrazzamento a 650 metri di quota attorniato da secolari alberi di castagno, in bassa Valtellina. La frazione si può raggiungere salendo dalla località Ardenno-Masino sulla Provinciale 9 della Valmasino, svoltare al chilometro 6 sul “Ponte del Baffo” imboccando la Provinciale 10 (strada dei Cech). Proseguendo per oltre un chilometro, vi troverete nel solivo ed accogliente paesino di Cevo.

 

Dal 1 luglio 2017 Equitalia cessa di esistere. Al posto della società che si occupa della riscossione dei tributi, nasce l’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Ecco come funziona.

Per avere informazioni più dettagliate sulla “Agenzia delle Entrate -riscossione cliccare su:

https://video.repubblica.it/embed/economia-e-finanza/addio-equitalia-ecco-come-funziona-la-nuova-agenzia-delle-entrate-riscossione/280158/280750&width=320&height=180

Il valtellinese ambasciatore Bradanini: l’Italia? Un ottimo mercato

In un’intervista al sito http://www.occhidellaguerra.it il Diplomatico dice chiaramente come stanno le cose: il nostro Paese conta poco nello scacchiere internazionale ed è “tollerato” perché rappresenta un mercato di 60 milioni di consumatori piuttosto generosi.

ambassador 300x235

L’ambasciatore Alberto Bradanini

Alberto Bradanini, presidente del Centro studi sulla Cina contemporanea, già ambasciatore d’Italia in Cina e in Iran ha rilasciato al sito www.occhidellaguerra.it un’ intervista che volentieri segnaliamo ai nostri lettori per due motivi: è di estremo interesse per i contenuti (che vanno decisamente aldilà del politicamente corretto) ed è espressione di un valtellinese doc (che da solido uomo di montagna usa solo le parole che servono).

Nato a Roma nel 1950 da Costantino Bradanini, originario di Cevo nel comune di Civo in Valtellina, Alberto Bradanini si è laureato in Scienze politiche all’Università La Sapienza di Roma nel 1974 e l’anno dopo entra nel corpo diplomatico.

Fra le sedi all’estero cui è stato assegnato vi sono Mons in Belgio (1978-81), come vice console; Caracas (1981-83), primo segretario; Oslo (1983-85), primosegretario; Pechino (1991-96), consigliere commerciale; Hong Kong (1996-98), console generale. Dal 1998 al 31 Dicembre 2003 è stato assegnato “fuori ruolo” prima quale special assistant del direttore esecutivo dell’Unodc l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine a Vienna e successivamente (1999-2003) direttore dell’Unicri, l’Istituto di Ricerca delle Nazioni Unite per il crimine e la droga con sede a Torino.

Da Gennaio 2007 ad Agosto 2008 è stato “comandato” presso l’ Enel con l’incarico di responsabile degli affari istituzionale internazionali dell’azienda. Dal 2008 al 2012 è ambasciatore in Iran e da Gennaio 2013 al 2015 ambasciatore in Cina.

Questo il testo dell’intervista.

Ambasciatore Bradanini, lei è stato rappresentante dell’Italia prima in Iran e poi in Cina. Come valuta la politica estera italiana degli ultimi governi riguardo all’Asia?

La politica estera italiana è priva di vera autonomia. L’Italia non è dunque percepita come un Paese sovrano. Agli interessi nazionali, talvolta anche fondamentali, i governi italiani antepongono una distorta nozione di fedeltà nei riguardi dei cosiddetti alleati – gli Stati Uniti innanzitutto e, in Europa, il trio regnante Germania, Francia e Gran Bretagna – i quali dei nostri bisogni/interessi non si curano minimamente. Quanto alla politica italiana verso l’Asia, non se ne vede l’ombra. Dietro il lessico accattivante dei comunicati ufficiali si nasconde il vuoto, abbinato a scarsa conoscenza degli scenari e ad un deficit organizzativo di cui nessun governo si cura mai. Va ricordato poi che abbiamo ceduto all’Unione Europea le competenze internazionali di natura economico-commerciale, su cui gli organismi europei, invece di bilanciare gli interessi di tutti i Paesi membri, fanno sistematicamente prevalere quelli dei Paesi forti, Germania e suoi satelliti innanzitutto, i quali controllano a Bruxelles le posizioni-chiave dell’Unione.

Nella sua esperienza da ambasciatore, che idea ha avuto della percezione dell’Italia a Pechino e Teheran?

Per Pechino, l’Italia conta essenzialmente solo come mercato di sbocco dei suoi prodotti e per qualche investimento. Il deficit commerciale italiano è stato negli ultimi dieci anni tra i 15 e i 20 miliardi di euro. Ogni anno, dunque, l’Italia – oltre a soffrire la concorrenza sleale sui mercati terzi dove una volta il made in Italy era vincente – stacca un assegno di tale importo a favore della Repubblica Popolare. La rinuncia dell’Italia alla sovranità monetaria e una globalizzazione senza regole – Pechino ne trae i suoi enormi vantaggi – ha messo in ginocchio la nostra industria. La Cina poi percepisce che l’Italia è pervasa da corruzione diffusa e criminalità organizzata dilagante, mentre la sua classe politica è instabile e di basso profilo. Quanto all’Unione Europea, Pechino sa bene che le tematiche di natura economica per lei importanti vengono decise da altri Paesi, non certo dall’Italia. Non traggano in inganno le parole che si trovano nei comunicati ufficiali in occasione delle visite politiche. Si tratta solo di buona educazione. Quanto al Medio Oriente, Teheran vede che nemmeno nelle aree in cui soffre più di altri, ad esempio l’immigrazione, l’Italia ha un ruolo significativo nelle decisioni adottate dai Paesi principali. Non è dunque un caso se i legittimi ritorni si fanno desiderare anche sul piano commerciale (ammesso che gli americani ci consentano di stipulare qualche contratto che dopo la forma dell’accordo nucleare è oggi legalmente consentito). A qualche annuncio pubblico che la Russia non è certo un nemico (non essendoci l’ombra di una ragione), non ha fatto seguito alcun fatto concreto: saranno come sempre gli americani a decidere se e quando potremo tornare a commerciare normalmente con Mosca.

L’Iran svolge un ruolo fondamentale nel Medio Oriente e ha una parte essenziale nel conflitto siriano e nella guerra allo Stato Islamico. Come valuta la prospettiva della costruzione della cosiddetta mezzaluna sciita dall’Iran al Libano?

Si tratta di uno scenario complesso. Personalmente, reputo che la politica regionale iraniana sia tuttora di natura essenzialmente difensiva. L’Iran si percepisce come un Paese minacciato, che potrebbe subire un attacco militare da parte americana e/o israeliana. Con l’arrivo di Trump alla Casa bianca – che ha persino reso esplicito il suo auspicio di un cambiamento di regime a Teheran – tale percezione è ulteriormente cresciuta.

Lo scontro tra Arabia Saudita e Iran è destinato a incendiare il Medio Oriente con il rischio di una guerra su larga scala, oppure è possibile credere che si giunga a una soluzione di compromesso che eviti l’escalation militare?

Non credo ad un conflitto imminente tra questi due Paesi. L’obiettivo dell’apparente escalation cui si assiste, dietro la quale non si può non vedere la mano americana, è duplice, esercitare ulteriore pressione sull’Iran tramite i Paesi arabi dell’area, che tuttavia tra di loro sono lungi dall’essere alleati e vendere armi americane a chiunque, a cominciare da Riad.

Iran e Cina sono Paesi in ottimi rapporti, sia diplomatici sia commerciali. Possiamo ritenerli alleati oppure si tratta di semplice convergenza d’interessi?

I due Paesi sono ideologicamente e culturalmente agli antipodi. Da una parte, una teocrazia in lotta contro la modernità, dall’altra un universo laico, de-ideologizzato, pronto ad essere protagonista della medesima modernità. In questo passaggio storico, tuttavia, i loro interessi – in termini di realpolitik – sono convergenti. Insieme alla Russia, terzo lato del triangolo, Cina e Iran intendono contenere la bulimia di potere degli Stati Uniti in Asia (orientale, medio-orientale e centrale).
In che cosa consiste la Nuova Via della Seta e quanto può influire sulla stabilità del Medio Oriente e dell’Asia Centrale?

La cosiddetta nuova via della seta (Belt and Road Initiative) è un lungimirante progetto politico-economico che la Cina di Xi Jinping ha ideato per avvicinarsi all’Europa, attraverso investimenti e cointeressenze con i Paesi dell’Asia centrale. Una strategia che per diverse ragioni inquieta gli americani, ma che non avrà, di per sé, influenza decisiva sulle dinamiche del Medio Oriente.

Potremmo diventare un terminale geopolitico cinese in Europa e cambiare il nostro ruolo all’interno dell’Unione Europea grazie al rapporto con Pechino? La Grecia di Tsipras, con la contrarietà alla dichiarazione Ue sulla violazione dei diritti umani in Cina, sembra andare in questa direzione.

Non credo che tali eventi minori possano cambiare il panorama complessivo dei rapporti tra Cina ed Europa, oggi a netto vantaggio della Cina (ad eccezione della Germania), e centrati su commercio e investimenti. Sul tema diritti umani, la cui nozione rimane diversa tra Cina ed Occidente, da diversi anni la credibilità americana è in caduta libera e la forza economica della Cina le consente di rispedire al mittente qualsiasi accusa, anche quando giustificata. Infine, per diventare un terminale geopolitico di qualche peso agli occhi di Pechino l’Italia dovrebbe disporre di capacità politiche ed economiche che non ha, e inoltre non dovrebbe essere quel Paese in profonda crisi politica ed economica che abbiamo sotto gli occhi.

Che cosa dovrebbe fare l’Italia per attrarre gli investimenti cinesi nell’ambito del One Belt One Road?

Negli intenti cinesi gli investimenti in ambito One Belt One Road dovrebbero dirigersi verso i paesi limitrofi (o intermedi) dell’Asia centrale (via della seta terrestre) e del Sud Est asiatico (via della seta marittima) e altri intermedi tra Cina ed Europa. Per raccogliere frutti dalla sua partecipazione ai progetti in questione, l’Italia dovrebbe risultare competitiva, in termini di finanziamenti (facendo innanzitutto valere quelli già versati all’ Aiib, la Banca asiatica d’investimento per le infrastrutture ), capacità e tecnologie, mostrando integrità ed efficienza, di cui siamo purtroppo privi. Il forte rischio è quello di raccogliere solo qualche briciola rispetto ai Paesi del Nord Europa (o dell’Asia), virtuosi e organizzati.

In ultima analisi, Ambasciatore, ritiene che l’Italia possa ancora avere una sua politica estera o stiamo cedendo la nostra sovranità anche per quanto riguarda le scelte in politica internazionale? Stiamo davvero tutelando i nostri interessi?

Per ragioni in parte oggettive (non esistono più Paesi a sovranità piena, come forse un tempo) e in parte dovute a carenze nazionali – carenze endemiche, profonde e poco curate dai governi degli ultimi decenni – credo che oggi l’Italia (vale a dire coloro che si trovano a rappresentarla, in ambiti pubblico e privato) non sia in grado di difendere i suoi interessi come dovrebbe, non solo in Asia e in Medio Oriente, ma anche, e in misura persino maggiore, in Europa.

 

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.
[ Torna in cima ]