Alpe Bomino: passato e presente dello storico formaggio

 

Una valle incantata, oggi isolata (a torto) anche dai circuiti escursionistici, ma in passato trafficata da carovane cariche di formaggi e di carbone di legna. Qui, dal 2000, la famiglia Martinoli (Samuele e Donatella, ai quali si è affiancata gradualmente la figlia Serena) produce il bitto (ora “storico ribelle”).

(01.08.17) Sono tornato all’alpe Bomino il 13 luglio scorso. C’ero stato l’ultima volta il 18 agosto 2012. Quest’anno la malga [qui e altrove nelle Orobie con il significato di “mandria da latte”]  stava per lasciare la parte bassa del pascolo, mentre cinque anni fa vi era appena ridiscesa. Combinazione ha voluto che l’incontro con i Martinoli, la famiglia che  gestisce l’alpe, sia avvenuto nello stesso punto (alla baita della Sponda), proprio dove era in corso la mungitura cinque anni fa.

Un alpeggio con tanta storia

“Qui non si vede niente – dice Samuele Martinoli, che da diciassette anni viene qui per l’alpeggio – solo sulla cima, nel mese di agosto, si vede qualche bergamasco, ma attraversano, non scendono, proseguono sulla cresta. Qui non passa quasi nessuno, solo qualche amante del rampeghino”.

 

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