«Terme, la parola passa alla Regione»

Il Comune di Val Masino ha approvato e inviato al Pirellone le schede tecniche su criticità e opere. Il sindaco Songini: «Ora spetta al presidente Maroni, come promesso a giugno, stilare un piano di intervento».

Bagni Masino: il Comune ha elaborato i progetti che saranno parte integrante del rilancio della stazione termale. Ora tocca alla Regione tirare le fila e stilare l’accordo di programma annunciato da Maroni. Proprio il presidente della Regione lo scorso giugno era stato alle terme della Val Masino chiuse dal 2015. In quell’occasione Maroni aveva parlato di un accordo di programma fra Regione, Provincia, enti locali, associazioni di categoria e privati con l’obiettivo di dare ossigeno alla stazione termale, ma anche all’intero indotto turistico della vallata e della provincia di Sondrio.

Un patto da stringere entro ottobre quando la Regione lancerà dalla Valtellina “l’anno della montagna”. Dalla scorsa estate il Comune di Val Masino si è messo al lavoro, «e secondo i tempi pattuiti, abbiamo predisposto e inviato al Pirellone quattro schede tecniche che delineano la nostra sfera di competenza e quindi di intervento per il rilancio della stazione termale – spiega il sindaco Simone Songini – che significa cura della viabilità e mobilità di sostegno e accesso alla struttura, riqualificazione del bosco e realizzazione di centrali a biomassa, manutenzione del territorio. A questo punto restiamo in attesa della risposta della Regione e quindi della stesura dell’accordo di programma».

Anche gli altri enti e soggetti privati, secondo quanto pattuito a giugno, devono metterci del loro per far quadrare il cerchio e quindi fare decollare di nuovo il centro termale della Bassa Valle, ma al momento l’unica testimonianza ufficiale in questo senso è quella confermata dall’amministrazione comunale. Maroni ha ribadito più volte che le risorse per fare ripartire i Bagni «ci sono». Servono però le idee e un progetto concreto per attrarre i finanziamenti regionali.

«Le basi in Val Masino ci sono per pensare a una proposta turistica di rilancio delle terme, una struttura che un secolo fa aveva una vocazione e un senso che oggi è cambiato e che si deve evolvere come è successo, ad esempi,o a San Pellegrino, le cui terme dopo la chiusura sono ripartite e oggi funzionano», aveva detto Maroni in occasione di quella sua visita in Valtellina in cui aveva dato anche la scadenza di ottobre per il lancio dell’anno della montagna.

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