Archive for gennaio, 2019


Roberta Ciappini, la nostra amata campionessa, si è fatta ancora valere con un ottimo risultato nella campestre “Tre Mulini” con un soddisfacente 16^ posta tra le atlete con un riguardevole 6^ posta tra le atlete italiane.

              Ricordo indelebile di un vecchio Alpino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La manificenza delle vette alpine porta a rivivere innumerevoli storie di montagna.

Nel bel mezzo dei racconti non possiamo non annoverare la storia di un vecchio Alpino.

Alpino sinonimo di lealtà alla istituzioni – onestà – sacrificio – attaccamento al proprio corpo militare ed alla famiglia.

La storia si perde nei tempi.

Nelle montagne della “Costiera dei Ceck” ha inizio la storia del “ Vecio”

In quel di Cadelpicco, piccola frazione del Comune di Civo, nel lontano 1927 venne alla mondo Giuseppe, per i molti una comune nascita, ma per la montagna una risorsa incolmabile, in quanto contribuì, grazie al suo apporto, a rendere questa struttura prerogativa degli uomini di montagna.

Persona integerrima priva di ogni alterigia.

Nasce da una famiglia contadina dedita alla pastorizia.

 Nel suo amato paese, fin da bambino intraprese un lavoro che lo portava a dei sacrifici,ma ben consapevole di svolgere una mansione che garantiva un valido aiuto ai suoi genitori e numerosi fratelli.

 

Alla maggiore età arrivò la cartolina di precetto per il sevizio militare negli alpini precisamente artiglieria di montagna 33^ gruppo Bergamo

 

 

 Nel lontano 1945, quando la Nazione venne devastata dalla guerra, con coraggio e senso di abnegazione fece parte di quella schiera di uomini che combatterono per la libertà; portando a compiere atti per la rinascita di una Nazione democratica.

 

Nella chiesa di Caspano il 23 dicembre 1950 Giuseppe, solitamente chiamato Pineto dai suoi numerosi amici, si unì in matrimonio con una splendida ragazza di un anno più giovane di nome Pierina Quinza, chiamata “Pepena” (solitamente nei paesini di montagna venivano dati dei simpatici nomignoli)  la quale diede alla luce tre baldi giovani dal nome: Giacomo– Ennio – Renato, formando una famiglia retta ai doveri e rispetto.

 Il suo impegno famigliare lo ha portato a svolgere lavori in  qualità di boscaiolo, lavori in edilizia ed operaio alle acciaierie Falk di Milano fino al meritato riposo.

 

Il gruppo Alpini di Civo, costituitosi nel 1970, annoverò nel suo annale l’iscrizione del “Vecio”, il quale diede il suo apporto a manifestazioni, riunioni, e raduni del gruppo con entusiasmo e senso di umiltà.

Nel suo 90^ compleanno fu donata una targa a ricordo per il suo apporto al corpo degli Alpini.

 

 Decano del gruppo Alpini di Civo fu per tutti esempio  di attaccamento alle tradizioni militari degli Alpini.

 

 

 

 

 Considerato il “Porta bandiera” di una associazione che vanta una tradizione militare e sociale nell’ambito della solidarietà.

 

 Gli Alpini tutti lo ringraziano di vivo cuore per il suo esempio di uomo e di Alpino; valori che rispecchiano contenuti morali, legge riconosciuta dalla coscienza, obbligo morale di osservare impegni che ogni individuo contrae con  gli  altri. Coerente con il suo modo di essere ha dato un significato ai valori della vita.

 

 

 

                                                                                               CIAO VECIO

 

Redatto Pino Cerasa

 


Camminare al freddo fa bene: ecco tutti i vantaggi di una passeggiata nel gelo

La “terapia della luce” abbassa lo stress, migliora il sistema immunitario e aumenta la memoria: lo dice la scienza…

foto di Cristina Menghini

È la stagione del divano, quel periodo dell’anno in cui si fa fatica a sottrarsi al tepore delle coperte e al calore di casa. La sola idea di uscire all’aria aperta e affrontare il gelo polare di questi giorni ci fa venire i brividi. Per questo, le attività outdoor a cui ci dedichiamo durante il resto dell’anno in questi mesi vengono un po’ (se non del tutto) trascurate. Niente di più sbagliato.  I benefici della luce e dell’aria sul nostro organismo (e sul nostro umore) sono preziosi in questa stagione più che in altri periodi dell’anno. Lo dice la scienza.
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ARIA APERTA – Sforzarsi di uscire a fare una camminata veloce, possibilmente nella natura, migliora le funzioni immunitarie e l’umore. Oltre a essere d’aiuto per non alterare il ritmo naturale veglia-sonno. Ce lo spiegano diversi esperti americani interpellati dai media Usa in questi giorni in concomitanza con una grande ondata di gelo che colpisce gran parte del Paese. “La tendenza a restarsene al chiuso quando fa freddo è naturale – osserva John Sharp, psichiatra specialista del disturbo affettivo stagionale(Sad) al Beth-Israel Deaconess Center di Boston – ma non è una buona ricetta per sentirsi meglio”. “Troppa poca luce del sole produce stress, influisce sul benessere psico-fisico e ci rende più pessimisti e affaticati”.
L’ORMONE DELLA FELICITÀ – Ecco allora che ci sono diverse buone ragioni per alzarsi dal divano e sfidare il grande freddo. Il benessere aumenta perché la luce naturale del giorno fa salire la serotonina: l’ormone della felicità si abbassa infatti sempre ai minimi durante l’inverno. Numerosi studi hanno evidenziato che proprio la “terapia della luce” aiuta contro la depressione stagionale. Quando si sta all’aria aperta, cresce la produzione di vitamina D, che attiva il rilascio di serotonina, rafforza l’assorbimento del calcio, combatte le infiammazioni e potenzia il sistema immunitario. Bastano 10 minuti fuori per migliorarne i livelli.
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MEDITARE IN CAMMINO – Uno studio dell’University of Michigan ha poi osservato, in un gruppo di volontari che aveva camminato in un grande orto botanico, un potenziamento della memoria del 20%. Gli stessi benefici sono stati evidenti sia che i volontari avessero camminato con temperature estive o sotto zero. Uscire anche nel freddo aiuta anche a “meditare”: varie ricerche hanno mostrato che camminare abbassa gli ormoni dello stress e innalza l’attività del sistema immunitario. Anche nel gelo…

 

Guido Rossa, operaio e sindacalista della Fiom-Cgil, è stato il primo in Italia a testimoniare contro un brigatista. Aveva scoperto che un collega dell’Italsider di Genova stava diffondendo nello stabilimento volantini di propaganda della lotta armata e lo ha riferito al Consiglio di fabbrica, ma è stato lasciato solo a firmare la denuncia. E per lui non c’è stata protezione. Il 24 gennaio 1979 tre killer lo aspettarono sotto casa. A distanza di quarant’anni, viaggio nei luoghi in cui Guido viveva e lavorava. Con gli operai dell’epoca che raccontano la scelta di coerenza che è costata la vita a Guido, le esitazioni che lo hanno lasciato solo, gli slogan di chi esitava a schierarsi contro il terrorismo. E la testimonianza del compagno di classe di uno degli assassini, che aveva condiviso con lui le prime fasi dell’impegno politico

Chiusura scritta solo sulla carta, denunciano i membri del comitato Pac Libero, infatti solo alcune aree sono state recintate e si può entrare in un parco che contiene livelli di tallio e piombo oltre ogni limite. Da bonificare qui ci sono: acqua, suolo e rifiuti interrati. Ma da novembre a oggi nulla si è mosso. A sostenere la necessità della bonifica è anche il ministro Costa che ha ricevuto una delegazione di associazioni e cittadini proprio su questo tema. PAC Libero Centocelle, Lazio, Italy Cdq Centocelle Storica Roma #centocelle

Posizionate nel Municipio Roma V altre 4 pietre d’inciampo

Grazie al progetto degli itinerari della Memoria dell’Ecomuseo

Articolo di Alessandro Moriconi – 17 Gennaio 2019

Grazie al lavoro di ricerca degli operatori dell’Ecomuseo Casilino nel Municipio Roma V si continuano a posizionare le pietre d’inciampo.

Una piastra di ottone lucido montata su un cubetto di porfido, nate da un’idea dell’artista Tedesco Gunter Demnig per ricordare alle generazioni future le vittime dell’Olocausto, del Nazismo e del Fascismo.

Tante le presenze alla cerimonia per la posa della Pietra d’Inciampo dedicata a Paolo Renzi assassinato a Forte Bravetta dai Tedeschi il 31 Gennaio 1944 e già insignito della Medaglia d’Argento della Repubblica Italiana.

Presenti numerose scolaresche tra cui quelle del Giovanni Lattanzio/Giuseppe Di Vittorio, del Francesco d’Assisi e alcuni consiglieri del Municipio V tra cui Pietrosanti, Medaglia, Meuti, Stirpe, l’Ass.re Brunetti, il CdQ Centocelle Storica, l’Anpi con Il Partigiano Modesto Di Veglia e alcuni rappresentanti e responsabili delle Sez. Giordano Sangalli e Rosario Bencivegna entrambe nel Municipio V, lo SPI Cgil e Tiziana Ficacci dell’Ecomuseo Casilino che da anni lavora sul progetto degli Itinerari della Memoria.

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Un itinerario che nella mattinata del 16 gennaio ha consentito il posizionamento di altre tre pietre oltre a quella a Paolo Renzi in via Valmontone.

La mattinata era iniziata alle 9.00 in via dei Sarvognan dove abitava Guerrino Sbardella per poi recarsi davanti l’abitazione che fu di Ottavio Capozio in via dell’Acquedotto Alessandrino era presente tra i tanti intervenuti anche il Pres. del Municipio G. Boccuzzi.

Alle 11.00 la pietra d’inciampo davanti l’abitazione che fu di Antonio Rozzi in via G. Benincasa.

Tre momenti che oltre a Boccuzzi hanno a che visto la partecipazione degli studenti e di diversi docenti del Benedetto da Norcia, della Laparelli e della Pisacane.

L’ultima pietra posizionata, come abbiamo detto,  è stata quella in via Valmontone dove abitava Paolo Renzi.

Sul posto una emozionata sig.ra Pina con i suoi figli. Figlia resa orfana in età adolescenziale nipoti di un eroico nonno che non hanno potuto conoscere a causa dell’infame piombo nazifascista la cui unica colpa era quella di odiare i soprusi e amare la Libertà

 

Val Masino mette al bando l’eliski  Un’ordinanza lo vieta in una vallata

 

Val Masino mette al bando l’eliski

Un’ordinanza lo vieta in una vallata

Il sindaco Songini ha fatto seguito alla promessa di preservare le aree protette. «La valle non ha vincoli ma è di fronte alla Riserva della Val di Mello, la cui quiete va preservata».

Il sindaco Simone Songini l’aveva promesso e da questa settimana ha fatto scattare il divieto per l’eliski (la risalita dei versanti con l’ausilio dell’elicottero e quindi la discesa dalla montagna con gli sci). Il giro di vite imposto dal Comune è in vigore in Val Merdarola e su tutto il territorio.

La presa di posizione del sindaco di Val Masino è netta su un argomento da sempre dibattuto in questa come in altre vallate. «Abbiamo emanato un’apposita ordinanza a riguardo per disciplinare ufficialmente la materia sul nostro territorio – afferma Songini -, l’obiettivo è vietare questa pratica che unisce l’elicottero agli sci innanzitutto nella Val Merdarola, dove spesso nel tempo si sono registrate diverse escursioni di eliski. A differenza di altre aree comprese nel nostro comune, che rientrano nella zone a protezione speciale o in riserve coordinate da enti sovracomunali, dove è vietata la pratica dell’eliski, la Val Merdarola è, sotto questo profilo, priva di ogni tutela ed è questo che ci ha spinto a programmare un provvedimento che impedisca il passaggio dell’eliski su questa zona e per estensione poi il divieto sarà applicato all’intero territorio».

La Val Merdarola in effetti si trova proprio accanto a un Sic (Sito di interesse comunitario da un punto di vista ambientalistico e naturalistico) e a una Zps (Zona di protezione speciale poste lungo le rotte di migrazione dell’avifauna, finalizzate al mantenimento e alla sistemazione di idonei habitat per la conservazione e gestione delle popolazioni di uccelli selvatici migratori), nell’ambito della Rete Natura 2000. Inoltre, la Val Merdarola si trova in posizione frontale rispetto alla Riserva naturale della Val di Mello, istituita nel 2009.

In base al provvedimento comunale, la pratica dell’eliski risulta «invasiva per il disturbo degli animali, oltre che per gli altri frequentatori della montagna; favorisce il consumo usa e getta del territorio, svilisce la fatica e quindi la filosofia di una pratica naturale della montagna; costituisce un turismo di spreco delle risorse ambientali senza apportare alcun beneficio per la valle; e rappresenta un’attività estremamente pericolosa implicando la discesa con lo sci fuoripista con il rischio di valanghe e slavine». Per questi motivi l’amministrazione comunale ha voluto «proteggere e tutelare l’ambiente naturale e il paesaggio» in modo da garantire l’efficienza degli ecosistemi, la conservazione della flora e della fauna nonché la capacità rigenerativa e «la continuità produttiva delle riserve naturali, nonché la diversità unicità e bellezza della natura». Agli sciatori ed elitrasportatori verrà applicata una sanzione amministrativa di 500 euro e a far rispettare l’ordinanza saranno gli agenti della polizia locale e quelli della pubblica sicurezza.

Costituito il Coordinamento dei comitati e associazioni del V municipio

Il 10 gennaio 2019 alla riunione in via Policastro hanno partecipato oltre 20 organismi

DA ABITARE ROMA GIORNALE ON LINE

Il 10 gennaio 2019 alla riunione dei comitati di quartiere in via Policastro hanno partecipato oltre 20 comitati di quartiere e associazioni operanti nel V municipio. In quella sede è stato possibile registrare l’intraprendente costituzione di un percorso comune per la creazione di una rete di realtà locali che promuova la tutela degli interessi di tutti i cittadini del V municipio.

Seguiremo questo percorso lungo il quale tutti gli organismi dovranno imparare ad ascoltare, a confrontarsi e a dialogare per far maturare quegli elementi, che pur nelle diversità, li accomunano e consentono loro di poter lavorare insieme. I Comitati dei quartieri Alessandrino, Certosa, Centocelle storica, Rustica, Pigneto, Quadraro, Quarticciolo, Rinascita via Malatesta, Torre Spaccata, Tor Pignattara, Tor Tre Teste, Villa De Sanctis, Villini Santa Maria e le seguenti realtà locali: Casa del Popolo di Tor Pignattara, Apolidia, Amici di Villa De Sanctis, CSL Tor Tre Teste, Federazione del sociale USB, Legambiente, PAC Libero, Comitato Parco Madre Teresa di Calcutta,, Associazione Grillo Parlante si sono incontrati per superare il quadro sconfortatante che l’esperienza di ogni comitato ha portato all’assemblea.

A fronte di questa situazione le diverse realtà hanno deciso di costruire un coordinamento di comitati che promuova in ogni sede le istanze territoriali, la partecipazione civica, la collaborazione tra le diverse articolazioni delle comunità. Verrà costruito un sistema di interconnessioni elettroniche per agevolare la comunicazione, verrà condiviso un calendario di incontri e saranno creati dei tavoli di lavoro per approfondire specifiche tematiche. Insomma, solidarietà in rete, coordinamento nelle lotte comuni e mutuo sostegno su vertenze e progetti.

Si spera naturalmente che questa rete di comitati di quartiere possa avere nel Municipio un’interlocuzione seria, capace e rispettosa. La rete dei comitati aspira a diventare una forza locale che possa essere un punto di riferimento, una camera di compensazione, una struttura aperta da cui promuovere la tutela dei diritti dei cittadini, la salute pubblica e lo sviluppo del territorio. Con il fermo proposito di superare qualsiasi incomprensione per affrontare in maniera produttiva i problemi dei quartieri lavorando per eliminare qualsiasi opacità nei processi amministrativi superando un atteggiamento di chiusura delle realtà locali trasformandolo in completa trasparenza.

 

Civo, il don non torna sui suoi passi

Nessuno si fa avanti per aprire la chiesa

 

Don Necchi ai fedeli ha parlato di situazione delicata e ha chiesto collaborazione. Un anziano farà da autista al don di Morbegno, ma nessun volontario farà le veci del sacrestano.

Il dialogo non è bastato, il parroco di Civo non torna e la situazione rimane quella dell’ultimo mese. Fino a quando, ha detto lo stesso don Corrado Necchi ai parrocchiani, non si sa. È passato più di un mese da quando il parroco don Riccardo Vaninetti ha chiuso dietro di sé il portone della chiesa di Sant’Andrea a Civo Centro lasciando il cartello con cui informava la comunità parrocchiale che «sino a nuove disposizioni sono sospese tutte le funzioni religiose», ma il problema non è stato superato, né sembra vicina una soluzione definitiva.

Ieri mattina a celebrare la Messa è stato il vicario episcopale don Corrado Necchi, che ha voluto chiudere la funzione prima di ritornare davanti ai tanti parrocchiani che hanno deciso di fermarsi sui banchi per conoscere le novità. Don Necchi ha parlato di una strada difficile da spianare, ha detto che ci vorrà del tempo e che l’incontro con lo stesso vicario, con i parrocchiani che stavano allestendo l’albero di Natale che tanto fece arrabbiare don Vaninetti, con i fabbricieri, con i membri più attivi in parrocchia, non è servito.

Don Riccardo Vaninetti «si sente solo, non si sente seguito dalla gente di Civo», insomma non vuole tornare sui suoi passi. Si sono valutate strade alternative per restituire al paese un sacerdote, ma i preti sono sempre meno e si fatica a coprire le necessità di tutte le parrocchie, figuriamoci quelle lasciate a metà (don Vaninetti è parroco di S.Fedele a Mello e S.Andrea a Civo Centro).

Si è valutata l’unione alle altre parrocchie del comune di Civo, ma i parroci sono anziani e il peso di un’altra comunità troppo gravoso per loro. Così si proseguirà come da un mese a questa parte grazie alla disponibilità di don Luciano Lanfranchi di Morbegno, classe 1937, che garantirà almeno la funzione domenicale. Bambini e ragazzi avranno la catechesi, sempre garantita a Mello in questo mese di assenza del parroco e per emergenze come morti o malattie, il riferimento sarà don Andrea Salandi di Morbegno che, in qualità di vicario della zona, tra fine mese e inizio febbraio farà visita anche alla parrocchia di Civo come indicato dal vescovo.

Don Corrado Necchi ha chiesto di fronte agli oltre cinquanta parrocchiani due cose pratiche: qualcuno che la domenica si impegni a portare in auto il don da Morbegno a Civo per la Messa, e qualcuno che apra la porta e accenda il riscaldamento della chiesa prima della funzione. Un solo parrocchiano, settantenne, si è reso disponibile per evitare di far viaggiare il sacerdote, ottantenne, in inverno in auto su una strada di mezza costa. Don Necchi ha invitato «i tanti giovanotti presenti» a darsi il cambio per aprire la chiesa un volta a settimana. Nessuno ha dato la disponibilità, tanto che il vicario ha chiesto al sacrestano, ottantenne anche lui e per più di trent’anni al servizio di Sant’Andrea, di revocare per un po’ le recenti dimissioni vista la necessità. Anche il sacrestano ha detto no.

Nessun altro ha dato disponibilità e il vicario ha chiesto per favore che si trovi un volontario, entro domenica, che non faccia trovare chiuso il portone e fredda la chiesa a don Luciano.

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