Archive for febbraio, 2019


Don Diego Fognini: «Assuntori di droga giovanissimi. Le famiglie dove sono?»Da un articolo del giornale online “La Provincia di Sondrio”

Don Diego Fognini: «Assuntori di droga giovanissimi. Le famiglie dove sono?»

 

il sacerdote che da anni combatte la droga in Valle si interroga sul ruolo delle persone adulte.

Spaccio all’aperto, sotto lo sguardo di tutti al parchetto dietro la ferrovia di Morbegno. Coinvolti numerosi richiedenti asilo ospitati in strutture di accoglienza. Tra i commenti anche quello di don Diego Fognini, parroco e operatore antidroga attivo da quasi trent’anni, con la comunità territoriale e di accoglienza “La Centralina” a Cermeledo, una autorità nell’impegno al contrasto dello spaccio e delle sostanze.

«Sugli spacciatori richiedenti asilo – commenta don Diego – per ragazzi tenuti a far niente o quasi, senza prospettive che non siano avere un letto e il pasto, c’è da credere che siano stati visti come una facile manovalanza da chi gestisce lo spaccio. Non gli si deve concedere comunque nessuna scappatoia, siamo in un paese dove ci sono delle regole e vanno rispettate. Mi viene anche da pensare per come andavano nei parchetti a spacciare, – aggiunge – che abbiano preso incarichi da altri, per fare qualche soldo, senza sapere bene quali potessero essere le conseguenze a cui andavano incontro. Anche perché non stavano appartati, erano evidenti». «Io so – aggiunge il parroco – che se tu scegli di aiutare un altro, un uomo che ha attraversato i deserti e il mare per cercare una opportunità, poi lo devi aiutare sul serio. È più faticoso che metterli semplicemente sotto un tetto, ma noi abbiamo avuto esperienze diverse, abbiamo ospitato pochi ragazzi, li abbiamo seguiti, abbiamo profuso impegno, come facciamo con chiunque, con i ragazzi che hanno problemi di alto tipo, con gli adulti senza dimora, abbiamo detto con chiarezza quali fossero le regole per potere restare. E i risultati sono stati nel tempo diversi».

«Mi preme comunque andare a fondo sul fenomeno del consumo da parte di ragazzini molto molto giovani. Ragazzi che andavano a comprare anche da questi. Sento dire e si parla, in un ambiente che seguo da tanti anni, – afferma – di giovani che a 11 anni sono già in giro con le canne in mano. E non è possibile, non è possibile che non ci si occupi di questo come un grave problema sociale. Se è così, è bene raccogliere le osservazioni e mettersi a confronto, istituzioni, realtà antidroga. Ed è bene che vengano interpellati degli specialisti, che stanno sul territorio. Noi e anche altri, qualche cosa da dire dopo 30 anni di impegno la abbiamo, occorre costruire delle risposte».

«Frequento le scuole – aggiunge don Diego – come docente e come relatore e vedo ragazzi di 11, 12 anni andare in giro con tanti soldi messi a disposizione dalle famiglie. Tirano fuori con disinvoltura 50, 60 euro. E questo è un risultato di una società nella quale non si insegna più ai minori a vivere con responsabilità, non parliamo di coerenza che non si sa neanche più cosa sia. Si vive sul momento, sul “chissenefrega”, o e poi vedremo e questa è senz’altro una sconfitta per l’adulto e la famiglia. Poi si va alla ricerca di chi mette le pezze sulle ferite. La realtà – dice poi – è che nessuno ha la chiave di lettura preconfezionata per questo tipo di problemi, che però vengono avanti. Di certo, o impariamo tutti a dare il proprio contributo e occorre impegnarsi, trovare il tempo per i ragazzi, per stare con loro, da adulti, o non ci salveremo più, la nostra società non si salverà più».

 

 

«Agriturismo, più legati al territorio»

 

«Agriturismo, più legati al territorio»

La nuova strategia proposta dalla Regione ha come obiettivo prodotti “100% made in Lombardia”. Più attrattività, con una differenziazione delle attività collaterali – Rolfi: «Dobbiamo alzare il livello qualitativo».

Ma dalla Valle giunge qualche perplessità. Cerasa: «Ci sono un po’ di cose che non mi convincono».

Il futuro degli agriturismo in Lombardia? Più attrattivi, con un arricchimento e una differenziazione delle attività “collaterali” e una maggiore integrazione con il territorio. E perseguendo l’obiettivo del 100% dei prodotti che devono arrivare ad essere tutti “made in Lombardia”. Questa la strategia proposta dal Pirellone dall’assessore all’Agricoltura, alimentazione e sistemi verdi Fabio Rolfi, intervenuto giovedì a Capriolo, Brescia, agli “Stati generali degli agriturismo lombardi”. 

«Modificheremo la norma che regolamenta il settore – ha detto Rolfi – per conseguire una maggiore identificazione con il territorio. Nelle prossime settimane – ha proseguito – Regione Lombardia proporrà una modifica al Testo unico dell’agricoltura per arrivare ad un principio semplice: negli agriturismo lombardi devono esserci prodotti lombardi. Dobbiamo alzare il livello qualitativo – ha proseguito – ci preme l’identificazione con il territorio e, soprattutto, la differenziazione tra agriturismo e semplice ristorazione».

«La nostra intenzione – ha quindi affermato – è di alzare la soglia minima dei prodotti aziendali e arrivare, per quanto riguarda l’offerta dell’agriturismo sotto il profilo degli alimenti e della ristorazione, al 100 per cento di prodotti lombardi. In modo particolare per quanto riguarda i menù, vendita e somministrazione in agriturismo di vini e formaggi. Penso ad introdurre la regola di soli prodotti della Lombardia, perché gli agriturismo devono essere ambasciatori della tipicità e produzione del nostro territorio. Gli agriturismo sono una realtà in forte crescita e la Lombardia è una meta turistica ambita e da sfruttare. Il turista cerca sempre di più una esperienza sensoriale e per questo dobbiamo puntare sulla distintività della offerta agrituristica».

L’assessore ha quindi riaffermato il no a interessi sleali e che possano snaturare il settore. «Occorre valorizzare i veri agriturismo. Nella nostra regione – ha ricordato – ci sono quasi 1.700 strutture di questo tipo. Alzare la soglia minima dei prodotti locali significa anche bloccare i furbi che si nascondono dietro all’etichetta di agriturismo per operare ottenendo agevolazioni ma senza produrre realmente in azienda ciò che poi propongono ai clienti. Puntiamo a valorizzare chi crede davvero in questa attività». Infine Rolfi ha invitato a “differenziare” l’offerta. «Dobbiamo aiutare la categoria a migliorare, aumentando la ricettività, perché tanti agriturismo sono senza posti letto, e qualificando gli stessi con altre attività. Che sappiano rendere ancor più attrattiva l’offerta: pensiamo ad agriasilo, agrifitness, offerte culturali e didattiche in grado di alzare la qualità, integrare l’attività agricola con il territorio e rendere ancora più interessanti queste imprese, per una utenza sempre più attenta ed esigente».

COMMENTO DI ANGELO CERASA
Agriturismo e innovazioni: l’interesse di Regione Lombardia per la ricettività “verde” è apprezzato, ma dal settore e da Sondrio, provincia che conta 121 agriturismo attivi, vengono sollevate anche perplessità. «Vediamo che si vogliono prendere iniziative rispetto agli agriturismo – ha affermato Angelo Cerasa, vero decano del comparto – e devo dire che dalle prime notizie che ho raccolto, e in attesa di avere ulteriori approfondimenti e chiarimenti, ci sono un po’ di cose che non mi convincono. Come circuito Terranostra, presenti in tutta la Lombardia e attivi con circa 25 agriturismo in Valtellina – ha proseguito – ci riuniremo martedì a livello regionale per parlarne. Per quanto riguarda la quota di alimenti prodotti in azienda – ha precisato – esiste già, ed è del 70%, una soglia altissima. Parlare di arrivare al 100% si può considerare quasi impossibile, ci sono produzioni che in Lombardia non si riescono ad avere. Già abbiamo un impegno sul locale che affrontiamo, con zelo, ponendoci come rappresentanti del territorio, il tipico e il Km zero vanno bene, come va bene la produzione lombarda, ma alzare troppo la soglia potrebbe metterci in difficoltà».

«Anche ampliare la gamma dei servizi e attività per centri come i nostri – prosegue Cerasa – è una proposta che va calibrata. La giornata è di 24 ore, chi fa agriturismo sul serio, ha la fienagione, il coltivo, c’è da stare dietro alle vigne, ci sono gli animali, oltre alla ristorazione, gli alloggi. La multifunzionalità è una bellissima cosa, ma poi si deve mettere in pratica». In coda, il referente territoriale ha precisato: «Innovazioni nella normativa che regola il comparto ne servono, noi ne chiediamo da tempo. Abbiamo urgenza per le nostre aziende, sulla ricettività, di avere numeri non bloccati, ci sono anche qui soglie per il numero di clienti, accade che in inverno ci sia chi non ha lavoro perché magari ha la struttura in luoghi inaccessibili con la neve. E in estate non può sforare il numero di utenti prefissato, deve mandare via i clienti. Inoltre, come agricoli, la legge oggi ci impone la doppia contabilità per il turismo, ci toccano tanti passaggi burocratici in più, sarebbe utile unificare».n 

Torna l’incubo frana: 39 persone sfollate

Torna l’incubo frana: 39 persone sfollate

Allarme a Val Masino: i massi sono rotolati dallo Scaiun, a un passo dalla scuola e dalle case del paese

Crolla di nuovo la montagna sopra l’abitato, i massi rotolano a un passo dalla scuola e dalle case. Il sindaco Simone Songiniha disposto la chiusura della scuola, fino a quando sarà garantita la massima sicurezza, cioè «a completamento delle valutazioni tecniche da definirsi entro l’11 febbraio». 
Evacuate anche 16 famiglie: 39 abitanti in tutto. É la terza frana nel giro di un anno a staccarsi da quella vallata fragile e vulnerabile, il versante nord dello Scaiun. Dopo la caduta di materiale nel febbraio 2018, c’è stato l’importante smottamento di fine novembre, quindi, nella tarda mattinata di ieri, il versante ha ceduto un’altra volta, in modo ancora più consistente: si parla di diverse migliaia di metri cubi di materiale crollato. Dopo la neve e la pioggia che l’hanno inzuppata, quindi lo sbalzo termico, è stata messa di nuovo a nudo la fragilità della montagna.