«Dono un rene, voglio essere d’esempio»

 

Dono un rene, voglio essere d’esempio»

Sergio Lotti, 59 anni di Ardenno, sta attendendo il giorno dell’operazione in favore di un nipote. «Ho pensato fosse normale, ora spero che si diffonda questa forma di generosità quando si è ancora in vita».

«Mio nipote una volta saputa la mia scelta mi hai detto grazie, uno dei nostri grazie, dove ci ho visto dentro tutto». Il nipote si chiama Marco ha 35 anni e vive a Rimini. Lo zio, invece, è Sergio Lotti, 59 anni, anche lui è nato nella città romagnola, ma da anni risiede ad Ardenno, dove vive con la moglie Stefania. Nonostante la trasferta valtellinese, il legame di Lotti con la sua famiglia d’origine è indissolubile e strettissimo. Per questo, quando si è trattato di prendere una decisione per salvare la vita del nipote, che sta a Rimini con la madre (sorella di Lotti), il padre e una sorella, Lotti non ha avuto un attimo di titubanza e ha cominciato il cammino per donare a Marco un rene.

Un gesto grande, di certo non scontato, che mette a nudo un legame profondo che è veicolo di un messaggio altrettanto importante, quello della donazione di organi anche da vivi. Una pratica ancora poco diffusa rispetto ai reali bisogni di una popolazione che di anno in anno ingrossa le fila delle liste di attesa di pazienti bisognosi dell’aiuto di un donatore. Per questo Lotti, innanzitutto, si è messo a disposizione del nipote sottoponendosi sia alla lunga trafila burocratica del caso, sia ai passaggi medico sanitari che lo avvicinano gradualmente al trapianto all’ospedale di Verona, poi ha voluto rendere pubblico il suo percorso, che sarà al centro anche di prossimi appuntamenti divulgativi dell’Aido (Associazione donatori organi). «Mi sto confrontando con l’associazione, alla quale non sono iscritto, di Rimini e di Ardenno – spiega Lotti – per partecipare a momenti di sensibilizzazione verso la popolazione, per portare la mia testimonianza, che potrebbe servire a incoraggiare anche altri a fare lo stesso». In termini temporali gli ultimi esami, utili a monitorare lo stato di salute e l’idoneità al trapianto, Lotti li ha fatti a marzo, ma l’ardennese ha cominciato ad affrontate il suo viaggio tempo prima e altro tempo ci vorrà per arrivare all’operazione finale, per la quale non è ancora stata fissata una data certa. «Sono dieci anni che mio nipote soffre di un’insufficienza renale cronica e due anni fa ci siamo trovati davanti a una scelta. Per motivi di salute dei genitori, la giovane età della sorella, ho deciso io di donargli un rene, mi è sembrato del tutto normale e non ho avuto né esitazioni né paure. Marco soffre di una patologia grave che lo costringe alla dialisi fino a che non si ha la possibilità del trapianto».

Il primo colloquio con il medico del Centro dialisi di Rimini risale a novembre del 2017, «da lì le analisi incrociate con mio nipote, gli incontri con psicologi e medici si sono moltiplicati, ora speriamo che i tempi per il trapianto si avvicinino». E aggiunge: «Nel nostro Paese la donazione di organi da vivente è possibile, anche se la normativa è piuttosto complessa e il sistema farraginoso. Si può donare un rene e parte del fegato, una donazione parziale di polmone, pancreas e intestino a titolo libero e gratuito. Ora mi auguro di superare tutti gli ostacoli del caso e soprattutto di meritarmi quel grazie di Marco, che tutta la nostra famiglia, da sempre mia grande sostenitrice, vuole torni a stare bene».