Cevo è un paesino di montagna immerso in un verde lussureggiante, attorniato da monti ed alpeggi ben noti ai valliggiani. E’ sito nella bassa valtellina all’imbocco della Val Masino, a circa 700 m.s.l.m., sul versante orientale della “Costiera dei Cech”, su un terrazzo naturale alle pendici di montagne ricche di vegetazione e da alberi secolari di castagno.

FORMAZIONE GEOLOGICA DI CEVO

Per avere una descrizione più veritiera della formazione geologica del paese di Cevo dobbiamo percorrere diversi millenni. Cevo è collocato su un terrazzamento creatosi dai residui di un fondovalle glaciale più elevato rispetto a quello attuale. Con il ritiro e l’avanzare dei ghiacciai nei millenni vennero prodotte delle grandi erosioni modificando il fondovalle.

Significativo è la piana di Dazio dove il deposito di blocchi granitici della “Costèra” testimoniano il passaggio anche a destra della “Colmèn” del flusso glaciale; l’erosione fluviale trovò però minore resistenza sulla sinistra della “Colmen” e quindi il torrente Masino scavò da quella parte il suo percorso fino alla foce dell’Adda.

Gli archeologi, studiosi della preistoria, accertarono che in diverse zone della valle dell’arco alpino il ritrovamento di insediamenti preistorici tramite incisioni rupestri o “coppelle, trattasi di incavi a coppa praticati nella roccia o su singoli massi formando disegni geometrici di vari tipi. Questi primi segni di civiltà furono anche torvati a Cevo, come affermato dal prof. EmanueleAnati, archeologo noinchè direttore del Centro Camuto di studi preistorici.

Si narra che nel 770 d.c. i Franchi, popoli provenienti dal nord Europa, per combattere i Longobardi, diedero tale denominazione alla “Costèra”

La Costiera dei Cech, alla quale fa parte integrante il paese di Cevo, vuol significare: cech-ciechi,per una certa avversione ad integrarsi col cattolicesimo da parte di alcune popolazioni del luogo, visto le affinità con popolazioni confinanti di religione protestante. Ma le versioni più veritiere affermano che il nome “Cech” derivi da clivus-pendio montano- collinetta o dal celtico: vacca.

L’appellativo “Bek de Cef” denominazione coniata al paese di Cevo deriva essenzialmente dall’antico nome cevese “Becca”  nome che si perde nella memoria. Certo non si hanno documentazioni sicure, comunque si ha l’impressione che tale soprannome sia derivato da questa famiglia.

La storia di questo paese ha origini medioevali 

Alcuni reperti storici fanno risalire le origini primitive del paese al XIV secolo.

Nel XV secolo vi erano già dei piccoli insediamenti di persone presso la “corte di cevo” che stava ad indicare posto riservato al bestiame per pascolare.

Nel XVI secolo ci fu un censimento da parte della curia di Como nella persona del Vescovo Feliciano Ninguarda che attestava esistenti 30 famiglie a Cevo di religione cattolica (da considerare il periodo storico, nel quale, causa lo scisma con la chiesa cattolica, vi erano in alcuni luoghi limitrofi famiglie di religione protestante (calvinisti).

Originariamente Cevo fu colonia di Roncaglia; quando questi si smembrò. da Caspano, il paese di Cevo dovette decidere se rimanere ancora colonia della nuova parrocchia di Roncaglia, con la quale aveva stretti legami di sangue oppure subire la sudditanza curiale e giuritica di Caspano, che vantava una maggiore influenza essendo luogo preferito dai signorotti locali (Paravicini – secolo XVI – XVII) finì, per ragioni di opportunità, decidersi per Caspano.

La chiesa di Cevo fu edificata nel 1687.

Da una prima ricostruzione si evidenzia che la chiesa ebbe delle modifiche nelle varie epoche. Il reperto segnalato sulla sinistra della balaustra, datato 1720 ci dà la possibilità di rilevare le varie fasi della costruzione della medesima.

Nel 1745 un padre Barnabita fece pervenire una prima domanda di separazione della parrocchia di Cevo da quella di Caspano al S.Pontefice. Venne effettuata una consulta da parte della S.Congragazione del Concilio chiedendo il parere del Vescovo della diocesi, ma tale proposta rimase inevasa; un’altro tentativo venne effettuato nel 1750.

Nel 1863 fu eretta Parrocchia esaudendo l’antico desiderio, ottenendo la definitiva indipendenza da Caspano, formando così un paese autonomo.

La consacrazione venne effettuata il 12 settembre 1894, come mostra la targa ricordo colocata nella parte sinistra dell’entrrata principale della chiesa; officiava il Cardinal Carolo Ferrari.Con decreto vescovile del 1938 mons. Macchi distaccava la parrocchia di Cevo dal vicariato di Caspano a quello di Ardenno. 

L’evolversi della culura delle genti del posto contribuì a formare un’agglomerato urbano tale da creare una comunità che si è sempre andata sviluppando.

Cevo va ricordato anche come passaggio obbligato per i viandanti e per i nobili dell’epoca che sostavano a Caspano per poi proseguiire verso i “Bagni del Masino” per immergersi nella preziosa acqua che sgorga calda dalla roccia, per la cura di diversi malanni.

All’inizio dell’800 ci fu una svolta decisamente storica riguardante la suddivisione del territorio fra le 27 famiglie allora residenti. Con l’atto legale, l’agrimensore Tarabini Antonio di Pedesina, con l’avallo dell’allora parroco Giacomo Falcher (causa l’usura del documento consultato nell’archivio partrocchiale è da prendere con beneficio d’inventario il cognome del parroco), nelle vesti di notaio su incarico del Cavaliere Don Antonio Parravicini Fabricio di Traona (nobile dell’epoca), si procedeva alla suddivisione dei vari terreni siti nel comprensorio di Cevo con il corrispettivo pagamento in beni di natura; ciò avveniva il 29 Aprile 1814.

Furono chianmate le famiglie:

D’antonio Pietro fu Giacomo -Martinoli Antonio – Bonesi Pietro fu Andrea – Bonesi Giovanni Maria fu Pietro – Martinoli Lorenzo fu Pietro – Bradanini Domenico fu Pietro – Cerasa Antonio fu Giovanni – Martinoli Pietro fu Pietro – Bonesi Andrea di Pietro – D’Antonio Maria fu Andrea – Bonesi Giacomo fu Andrea – Cerasa Gotardo fu Lorenzo – Martinoli Tomaso fu Barolomeo – Martinoli Giuseppe fu Andrea – Bonesi Giacomo fu Salvatore – Cerasa Tomaso fu Lorenzo – Bonola Tomaso – Martinoli Agostino di Pietro – Martinoli Giovanni fu Giovanni – Bonesi Pietro e Giovanni (f.lli fu Giovanni minorenni) – Cerasa Lorenzo fu Giacomo – Martinoli Antonio – Giovannini Caterina.

Questo paese ha delle proprietà naturali che si distinguono da latri borghi: la simpatia della gente, l’accoglienza e l’ospitalità dei valligiani è ben nota.

La storia di Cevo ci fa rivivere antiche abitudini: lavori nei campi, transumanza nei monti limitrofi, montagne con nomi che ancor’oggi, nel nominarli, rievocano antiche rimembranze, noti come: Ceresolo (Scèrsò) Baita, Baitùn.- Corte dal dosso (Còr dal dòs) -Cerviso (Scèrvis), Desenico (Désénéc) – Caveslone (Cavéslun)……. su questi monti sono sbocciati nuovi amori e nuovi incontri.

La vastità della montagna posta ad anfiteatro, ha permesso ai valligiani, dopo un duro lavoro quotidiano, di recarsi tra una baita e l’altra per trovare amici oppure la “morosa”. In questi luoghi montani gli abitanti svolgevano le loro attività contadine. La transumanza era tipica di questi montanari. Nei mesi primaverili inoltrati solevano portare il loro bestiame ( mucche, capre,pecore, ed altro) nelle baite che sovrastano i vari pendii delle montagne. Si svolgeva un’attività lavorativa frenetica, senza alcun risparmio. Le giornate erano scandita dai vari e molteplici lavori manuali: dalla mungitura alla raccolta del fieno per il bestiame. Dai lavori domestici ai momenti di svago per i ragazzie ragazze, agli incontri amorosi di coppie di giovani che si giuravano eterno amore. La sera le famiglie, nelle proprie baite si radunavano, stanche ma soddisfatte del lavoro svolto, attorno al focolare assopendosi nel letto di fieno che faceva loro da giaciglio per la notte.

La costruzione del campanile che domina un paesaggio altrettanto magnifico, risale all’anno 1788 di stile romanico, come quasi tutti i campanili del posto, è opera della tenacia e dell’ingegnosità di questi montanari, i quali hanno sottrattto una parte del loro lavoro quotidiano per la realizzazione di tale opera; dando al luogo la fattezza di un vero paese. Il campanile è abbellito da cinque campane dai suoni armoniosi e diversi, ogniuno dei quali hanno differenti funzioni. I suoni accompagnano le attività della giornata. Il richiamo del suono della campana del mezzodì (mésdè) stà a indicare la sospensione delle attività lavorative per il desinare, mentre il suono ritmico ed alternato di tutte le campane stanno ad indicare il giorno di festa dedicato al riposo ed alla meditazione. Si racconta che la costruzione del campanile fu effettuata con mezzi alquanto inadeguati e primitivi, applicando delle corde a degli argani e facendo così scivolare i massi di pietra squadrati fino al punto sul quale dovevano essere adagiati, proseguendo fino alla sommità dove venivanosistemate le campane, con una precisione geometrica fuori dal comune.

Splendore e ricche di quadri sono i fattori predominanti l’interno della Chiesa

Essi risalgono al 1600 circa dedicata alla Patrona S.Caterina, che pur non essendo di grandi dimensioni, come le altre parrocchie limitrofi,  ha la facoltà di rendere ampie le pareti con antichi quadri risalenti al XVI – XVII e pitture decorative che ornano le pareti della chiesa raffiguranti icone e dipinti di Santi. Tale struttura è affiancata da un’otatorio settecentesco.

Ancora la storia ci riporta a ricordare le vicende di questo popolo costretto alla metà dell’800 ad emigrare nello Stato Pontificio in qualità di Facchini o palafrenieri mentre le donne erano ricercate come allevatrici.

L’emigrazione nello Stato Pontificio rientrava in un quadro di ” aiuti pontifici” ai profughi ed ai perseguitati cattolici. La fascia pedemontana retica in cui si trovava Cevo fu colonizzata dai luterani provocando aspre dispute a sfondo religioso.

Nel sito dove è ubicato il paese di Cevo vi era una costruzione denominata ” Il Palazzo ” a suo tempo adibita a padiglione di caccia riservata ai Paravicini, signorotti di Caspano che padroneggiavano per la valle; nell’interno del quale vi erano meravigliosi dipinti e grandiosi camini con le insegne della casate di questi nobili. Successivamente presero possesso di tale costruzione alcuni abitanti del paese ricavandone posti per viverci. Si narra che in tale costruzione vi furono luoghi sotterranei adibiti, forse, a carceri od aluoghi di espiazione. Il “Palazzo” andò distrutto da uno spaventoso incxendio che ridusse in cenere tale struttura.

Dopo le due guerre mondiali, dove diversi abitanti hanno perso la vita in battaglia (V. monumento ai caduti sul piazzale antistantela parrocchia) molti Cevesi hanno dovuto abbandonare il paese, alimentando l’emigrazione in vari luoghi, per il sostentamento delle famiglie. Si sono adattati a lavorare a Roma nei vari forni per la lavorazione del pane, nonchè negozi di genere aliomentari oppure nelle Americhe del nord ma principalmente in quella del sud (Argentina) facendo i più svariati lavori. Molti dei quali non hanno fatto più ritorno al loro paese natio, ma sono sempre rimasti nei cuori dei loro parenti ed amici.

La numerosa comunità cevese a Roma creò nei primi decenni dell’800 un’associazione denominata “Cassetta di S.Caterina” unico scopo era quello di sostenere le spese per le opere religiose del paese con l’attiva collaborazione e partecipazione di coloro cher rimasero a Cevo, creando così un continuo contatto anche per le numerose parentele

In questi ultimi anni il paese è andato sempre migliorando, nuovee costruzioni sono sorte, ma in special modo la ristrutturazione delle vecchie case hanno trasformato quell’antico borgo in un funzionale paese non trascurando le tradizioni che sono rimaste inaltè stato alimentato grazie all’alternanza e collaborazione tra le vecchie generazioni e quelle nuove. Sono stati fatti passi da gigante.

La popolazione unonime si è vista trascinare dalle nuove generazioni in una girandola di sensazioni creando iniziative atte a migliorare il tessuto connettivo di questi umili ma tenaci montanari.

Il cordone ombellicale non si è mai staccato. L’atteggiamento, forse un poco introverso, tipico del montanaro, ma splendido sotto ogni aspetto: la cordialità, i modi semplici e spiccioli, la tenacia, il vigore hanno portato il paese ad assumere un aspetto decisamente fuori da ogni canone, rendendolo fiabesco.

I tradizionali festeggiamenti che si svolgono nel periodo della Festa della Madonna del Carmine, nella terza domenica di luglio, furono decisamente rivoluzionari, creando in piazza: giochi, balli e vari divertimenti non dimenticando la funzione religiosa della manifestazione, con la relativa processione portando la Madonna del Carmine sul suo trionfale baldacchino nelle vie del paese segiuto dai numerosi fedeli.

Molte opere che risalgono al passato, causa usura del tempo, sono state ristrutturate. Ultima il locale parrocchiale, opera che all’inizio fu ritenuta impossibile per l’elevato costo del progetto, ma grazie all’infaticabile lavoro di questi “giovani” e vari altri proventi si è potuto realizzare questo complesso.

Così è nata una “comune intesa” per la creazione di qualcosa di grandioso ipotecando gran parte del tempo alla realizzazione di un complesso atto a resituire pregio e signorilità a Cevo.

Redatto da Pino Cerasa

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