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l’Importanza dei Nodi in Montagna


Saper usare la corda in alpinismo e/o durante le escursioni penso sia fondamentale per tutti, purché si conoscano i nodi

nodi

Saper usare la corda in alpinismo e/o durante le escursioni penso sia una cosa fondamentale per tutti, “io per esempio nello zaino porto sempre uno spezzone di corda di circa 30 metri” poiché può capitare di averne bisogno per qualsiasi motivo, come ad esempio un passaggio esposto o in caso di recupero di un compagno in difficoltà o di materiale.
Senza, però, conoscere almeno i nodi fondamentali e più elementari, la corda non seve molto … vorremmo in questo articolo provare a spiegare come farli e farvi conoscere alcuni sistemi di recupero e di sicurezza. Premettiamo che tutti i nodi usati in alpinismo sono nodi marinari.

Descriviamo, per voi, alcuni nodi:
Nodo delle guide con frizione (detto “Otto”) che garantisce un’ottima tenuta. Dev’essere eseguito il più vicino possibile all’imbrago, affichè l’asola non si incastri alla roccia, e per rimanere più vicini alla parete quando ci fermiamo in prossimità di un rinvio. Questo nodo, una volta caricato risulta molto difficile da sciogliere.
Nodo Bulino semplice o doppio, ha il vantaggio di sciogliersi facilmente anche se sottoposto a un carico o una caduta; è facile da fare ed è il più adatto per legarsi direttamente con la corda in vita; non è invece adatto per collegarsi alla cordata, in quanto c’è il rischio che si sciolga da solo.
Nodo Mezzo Barcaiolo è un nodo di assicurazione reciproca dei componenti della cordata, consente alla corda di scorrere e di trattenere il compagno in caso di caduta e può essere realizzato anche con due corde accoppiate nello stesso moschettone.
Nodo Barcaiolo è un nodo per l’autoassicurazione dei componenti della cordata, ed è ideale per il bloccaggio di una corda fissa in quanto, una volta eseguito, non scorre più.
Nodo Ingelse Doppio è il nodo utilizzato quando si oresenta la necessità di giuntare due corde.
Per fissare la corda ad un ancoraggio (chiodo, spit, ecc) si possono utilizzare diversi tipi di nodi: l’asola, il barcaiolo, oppure il bocca di lupo.

Vi consigliamo di imparare a eseguire correttamente i nodi, di portare sempre uno spezzone di corda, qualche anello di cordino e almeno due o tre moschettoni a ghiera e … buona montagna in sicurezza a tutti.

 

Sentiero Bonatti 2016

   Il sentiero Walter Bonatti: ora il tracciato è in cartina

Escursionismo, la mappa viene veicolata dal consorzio turistico e dal Cai. Un percorso dai 700 metri di Monastero ai 2.700 della bocchetta del Calvo.

 

Una cartografia escursionistica dettagliata e completa, in italiano e in inglese, per il sentiero Walter Bonatti. Il percorso che parte a Monastero di Dubino, proprio a fianco dell’ingresso dell’abitazione in cui hanno vissuto Walter Bonatti e Rossana Podestà, può ora presentarsi ufficialmente agli escursionisti.

«Lo sforzo per arrivare alla dettagliata cartografia che riporta anche le informazioni su Walter e la sua vita da alpinista ed esploratore è stato collettivo – dicono i promotori della pro loco di Dubino, che insieme al Cai di Novate Mezzola e Verceia hanno reso possibile l’iniziativa – abbiamo ottenuto il supporto dei Comuni di Verceia, Mantello, Novate, Mello, Dubino, Civo, Valmasino, Cino, Traona, Cercino, delle Comunità montane Valchiavenna e di Morbegno, della Riserva naturale del Pian di Spagna e di Ersaf, oltre che di numerosi sponsor privati». La cartina, che illustra il sentiero che si snoda su 25 chilometri partendo da una quota di 300 metri a Monastero di Dubino per raggiungere l’altitudine massima dei 2.700 metri della bocchetta del Calvo e chiudersi ai Bagni Masino a circa 1.150 metri di quota, è disponibile alla pro loco, al Cai e presto anche al consorzio turistico di Morbegno. «Le richieste di informazioni da parte di turisti che intendono percorrere il sentiero sono numerose – dicono i promotori del sentiero ideato da Andrea Della Bitta, Michele Ortelli, Denis Pellegatta, Giuseppe Risciotti con Rossana Podestà – e questa cartografia fornisce tutti gli elementi utili, comprese le indicazioni tecniche legate ad equipaggiamento necessario, numeri di emergenza, strutture di appoggio».

La cartina indica anche una possibile suddivisione del percorso in tappe e fornisce tutte le informazioni utili anche sul territorio che attraversa, dalla Riserva del Pian di Spagna alla Valle dei Ratti e Val Codera, il tracciolino e infine la Val Masino. «Proprio il valore turistico di questo percorso è stato riconosciuto dagli enti locali che hanno deciso di sostenere l’iniziativa della cartografia escursionistica. La figura di Walter Bonatti è nota a livello mondiale e sono in molti gli escursionisti ed alpinisti che guardano con attenzione all’opportunità di questo sentiero che attraversa le sue montagne».

Il sentiero Walter Bonatti: ora il tracciato è in cartina

Il tracciato del sentiero Bonatti parte da Monastero e arrivato al picco dei 2.700 scende verso Bagni Masino
Il sentiero Walter Bonatti: ora il tracciato è in cartina

Escursionismo, la mappa viene veicolata dal consorzio turistico e dal Cai. Un percorso dai 700 metri di Monastero ai 2.700 della bocchetta del Calvo.

Una cartografia escursionistica dettagliata e completa, in italiano e in inglese, per il sentiero Walter Bonatti. Il percorso che parte a Monastero di Dubino, proprio a fianco dell’ingresso dell’abitazione in cui hanno vissuto Walter Bonatti e Rossana Podestà, può ora presentarsi ufficialmente agli escursionisti.

«Lo sforzo per arrivare alla dettagliata cartografia che riporta anche le informazioni su Walter e la sua vita da alpinista ed esploratore è stato collettivo – dicono i promotori della pro loco di Dubino, che insieme al Cai di Novate Mezzola e Verceia hanno reso possibile l’iniziativa – abbiamo ottenuto il supporto dei Comuni di Verceia, Mantello, Novate, Mello, Dubino, Civo, Valmasino, Cino, Traona, Cercino, delle Comunità montane Valchiavenna e di Morbegno, della Riserva naturale del Pian di Spagna e di Ersaf, oltre che di numerosi sponsor privati». La cartina, che illustra il sentiero che si snoda su 25 chilometri partendo da una quota di 300 metri a Monastero di Dubino per raggiungere l’altitudine massima dei 2.700 metri della bocchetta del Calvo e chiudersi ai Bagni Masino a circa 1.150 metri di quota, è disponibile alla pro loco, al Cai e presto anche al consorzio turistico di Morbegno. «Le richieste di informazioni da parte di turisti che intendono percorrere il sentiero sono numerose – dicono i promotori del sentiero ideato da Andrea Della Bitta, Michele Ortelli, Denis Pellegatta, Giuseppe Risciotti con Rossana Podestà – e questa cartografia fornisce tutti gli elementi utili, comprese le indicazioni tecniche legate ad equipaggiamento necessario, numeri di emergenza, strutture di appoggio».

La cartina indica anche una possibile suddivisione del percorso in tappe e fornisce tutte le informazioni utili anche sul territorio che attraversa, dalla Riserva del Pian di Spagna alla Valle dei Ratti e Val Codera, il tracciolino e infine la Val Masino. «Proprio il valore turistico di questo percorso è stato riconosciuto dagli enti locali che hanno deciso di sostenere l’iniziativa della cartografia escursionistica. La figura di Walter Bonatti è nota a livello mondiale e sono in molti gli escursionisti ed alpinisti che guardano con attenzione all’opportunità di questo sentiero che attraversa le sue montagne».

 

 

 
 

 

In ordine:

Allocco -Verdone -Zigolo – usignolo – tordo – rondine -fringuello – cuculo – civetta – cinciallegra – barbagianni – allodola

 

 

 

Autore: Massimo dei cas

Durante le nostre escursioni primaverili ed estive i fiori di montagna si fanno notare nel loro splendore … tante varietà da ammirare, fotografare e lasciar vivere … NON RACCOGLIETE MAI QUESTI FIORI.

fiori di montagna
fiori di montagna

In montagna, le particolari condizioni climatiche estreme fanno sì che la sopravvivenza della flora sia maggiormente messa alla prova. I fattori che influenzano la resistenza della flora in montagna sono diversi:

  • la Temperatura è il fattore che più influisce sulla presenza di flora in montagna. Oltre alle temperature che scendono di circa mezzo grado ogni 100 mt di quota, si ha una forte escursione termica tra giorno e notte e l’estate è molto più breve più si sale di quota tant’è che sopra i 1800 mt può nevicare in qualsiasi periodo dell’anno.
  • l’Umidità Assoluta dell’atmosfera diminuisce con l’aumentare della quota, ed il suo livello può passare in breve dalla secchezza alla saturazione (causa questa dei repentini mutamenti meteorologici in montagna)
  • il Vento è spesso incessante e notevolmente più forte che a bassa quota, e più freddo a causa della quota
  • le Precipitazioni fino ai 2000-2500 mt sono molto abbondanti e tendono a diminuire oltre questa quota; alcuni crinali, inoltre sono maggiormente esposti alle intemperie
  • la Neve che spesso rimane molti mesi all’anno accorcia la stagione vegetativa, impedendo la fioritura finchè non scompare.
  • l’Irradiazione Solare aumenta con l’aumentare di quota, pertanto la sua intensità può minacciare la sopravvivenza di alcune specie.
  • la Siccità: l’acqua in montagna è accumulata in forma di neve o ghiaccio, per lunghi periodi, e in questo modo non è assimilabile dagli apparati radicali. Anche nella breve estate alpina, la rarefazione dell’aria e lo scarso quantitativo d’umidità disponibile facilita l’evaporazione rendendo disponibile l’acqua solo per brevi periodi.
  • i Mutamenti del Terreno con pareti rocciose che si sgretolano sotto l’effetto di neve e ghiaccio, detriti che si muovono, frane e slavine.

Le piante hanno così adottato metodi di adattamento per difendersi dalle condizioni estreme che caratterizzano la montagna, una forza della natura che concede loro, anno dopo anno, di fiorire anche dove potrebbe sembrare impossibile come ad esempio sulle pareti strapiombanti o sulle creste più impervie.  Ecco i metodi di adattamento della flora montana:

  • il Nanismo: salendo di quota le piante sono di taglia sempre più ridotta, questo perché permette loro di resistere meglio al vento e agli agenti atmosferici nonché al peso della neve, inoltre le piccole dimensioni permettono alla vegetazione di sfruttare ogni minimo spazio offerto dalla roccia o dal terreno per insediarsi. Il rimpicciolimento può interessare solo di alcune parti della pianta quali, ad esempio, le foglie che possono essere minuscole e coriacee oppure ridotte a scagliette o minuscoli aghi, per limitare la perdita d’acqua che avviene per traspirazione.
  • Forma a Cuscinetto: il vento e il carico esercitato dalla neve sono spesso affrontati dalle piante con una conformazione a “cuscinetto” che annulla il danno che sarebbe provocato avendo rami o steli che sarebbero infatti facilmente spezzati. Sono piante che spesso vegetano nelle fessure delle pareti presentando un apparato radicale allungato ed ingrossato capace di penetrare profondamente nelle rocce, presentano piccolissimi fusti ramificati a raggiera che creano un cuscinetto compatto che permette di trattenere l’umidità necessaria per far fronte alla siccità. Queste piante sono auto-rigeneranti, in quanto fiori e foglie vecchi si decompongono all’interno del cuscinetto dando parte del nutrimento per sopravvivere.

Anche per adattarsi all’assenza o scarsità di acqua la flora montana ha sviluppato particolari forme di adattamento:

  • Le Foglie Succulente: sono in grado di immagazzinare acqua come le piante grasse. In molti casi le foglie sono raccolte in rosette in modo tale che possono farsi ombra a vicenda fornendo così ulteriore protezione dalla traspirazione.
  • La Lanugine Superficiale: difende la pianta dai rigori impedendo al tempo stesso la traspirazione dei liquidi. Crea un sottile strato isolante in grado di attenuare la differenza d’umidità presente tra l’aria esterna e l’interno della pianta; di conseguenza è rallentata l’evaporazione dei tessuti interni.
  • Piante Migratrici e Stabilizzatrici: la presenza di ghiaioni, pietraie e colate detritiche rende assai difficile la presenza di piante che rischiano continuamente d’essere sepolte dalle rocce o d’essere trasportate via dal movimento dei detriti. Grazie alle loro radici brevi le piante migratrici hanno la capacità di spostarsi con il terreno e quando sono frammentate e trascinate a valle presentano un’eccellente capacità rigenerativa andando così a creare nuovi cespi. Le specie “stabilizzatrici”, invece, presentano un sistema radicale complesso e flessuoso in grado di penetrare molto profondamente nel terreno con l’effetto di stabilizzare il pendio vincendo la sollecitazione meccanica determinata dai piccoli ma continui movimenti del pietrame. La pianta è inoltre in grado di ricercare in profondità l’acqua e il nutrimento invece assente sulla superficie dei ghiaioni.
  • Piante dei Pascoli: alcune piante sono coriacee e spinose, altre più tenere e fragili crescono su rocce o ripidissimi pendii per ripararsi dal calpestio e dalla bocca degli animali. Altre specie presentano radici solide in grado di sopportare la devastazione degli animali al pascolo riuscendo così a ricrescere. Vi sono piante la cui difesa è costituita dal loro sapore non gradito dagli animali

La riproduzione in quota è un problema in quanto l’impollinazione è resa difficile dai fattori naturali già presentati. Il vento stesso essendo discontinuo e spesso intenso non è affidabile, gli insetti, scarseggiano, così la flora si è adattata rendendo possibile il processo nonostante le condizioni più estreme. Vediamo come

  • Colorazione dei Fiori: le piante d’alta montagna si adattano a questa carenza generando fiori particolarmente colorati e quindi visibili con maggiore facilità dai pochi insetti. Non è pertanto casuale la vistosità e la grande bellezza cromatica delle corolle fiorali delle piante d’altitudine.
  • Dimensione dei Fiori: molti fiori hanno dimensioni abnormi rispetto alla taglia globale della pianta nel tentativo di attirare quanti più insetti sia possibile. Talvolta anche il profumo è particolarmente accentuato. Ovviamente i fiori sono soltanto una parte della pianta, ma nelle specie alpine il complesso fiorale è spesso così sviluppato da essere identificato come la pianta stessa.
  • Sfruttare la Radiazione Solare: i fiori hanno imparato a difendersi dalle radiazioni nocive sfruttando colorazioni sgargianti, in quanto i pigmenti colorati assorbono nei le radiazioni nocive.  Al tempo stesso l’intensa radiazione solare è spesso fondamentale per la riproduzione, permette infatti la produzione di grandi quantità di zuccheri sfruttati dalle piante per generare radici fitte e profonde in grado di garantire un solido ancoraggio e soprattutto un adeguato approvvigionamento d’acqua.
  • Fioritura Anticipata: la maggior parte delle piante alpine non è in grado di eseguire l’intero ciclo vitale in un solo anno (germinazione, crescita, fioritura, maturazione del seme, morte) a causa della breve estate. Per questo in montagna le poche piante annuali sono di piccola taglia, la maggioranza sono “perenni”, ovvero l’apparato radicale rimane vivo per più anni, protetto in inverno dalla neve. Di norma foglie e fiori sono invece sostituiti ogni anno e i loro residui secchi spesso partecipano nel proteggere le gemme, al livello del terreno, che in primavera dovranno prontamente germogliare.
  • Altri Adattamenti: tipi di pianta ricorrono a metodi alternativi e complementari all’impollinazione per aumentare le probabilità di riproduzione: ad esempio producono fusti striscianti producono nuovi cespi a breve distanza; altre piante producono gemme o bulbilli da ognuno dei quali si sviluppa un nuovo individuo; o fioriscono in tempi diversi aumentando sensibilmente la probabilità d’essere impollinate.

La flora montana è un piccolo frammento di natura indispensabile per l’equilibrio del sistema; bisogna avere la consapevolezza che raccogliendo un solo fiore distruggiamo in un attimo un vero e proprio miracolo della creazione. I fiori, portati via dal loro habitat perderanno invariabilmente la loro bellezza, moriranno in breve tempo … l’appello è quello di ammirare e fotografare i fiori lasciandoli al loro posto. Lassù fra aridi ghiaioni, sulle strapiombanti pareti verticali, sotto il sole cocente, a volte sulle morene glaciali o con le radici perennemente nell’acqua i fiori continueranno, anno dopo anno, nella breve estate d’altitudine a rallegrare i nostri occhi con il loro colore stupendoci per la loro straordinaria bellezza.

(testo Gabriella Berlanda)mont

La sicurezza in montagna parte dal buonsenso, ma strumenti all’avanguardia possono essere d’aiuto

elisoccorso
elisoccorso

C’è un detto che alcuni anziani montanari sono soliti dire e che recita più o meno così: “l’alpinista che torna è buono per la prossima volta”. Il grandissimo Riccardo Cassin lo diceva a modo suo, col tono aspro ma sincero di chi ha conosciuto il volto affilato ma onesto delle grandi pareti: “Il miglior alpinista è quello che torna a casa vivo”. E’ una saggezza essenziale, ma perfetta nel raccontare quanto siano necessarie, in montagna, sostanza e sobrietà.
L’avvedutezza dei “montanari di una volta” continua a valere anche oggi che attrezzature e disponibilità di informazioni offrono una montagna decisamente più accessibile. Noi “montanari di oggi” abbiamo la fortuna di poter contare anche su alleati tecnologici in grado di tutelarci e di agevolarci quando le cose vanno storte e quello tra saggezza, esperienza e soluzioni tecnologiche è un connubio di cui va fatto tesoro.
Per trattare la sicurezza in montagna servirebbero le pagine di un interno manuale, ma si possono sottolineare alcuni principi fondamentali, validi sia per escursionisti e alpinisti esperti che per chi va sui monti durante piccole gite turistiche. Si parte dal buonsenso per arrivare a GPS e applicazioni Smartphone.

Il nostro fisico
La montagna è un luogo magico ma ha la caratteristica di essere faticosa sia in salita che in discesa. Prima di partire per una breve escursione, un trekking impegnativo o una gita alpinistica occorre quindi essere onesti con se stessi. Sono nelle condizioni giuste per partire? Sto bene fisicamente? Sono abbastanza allenato per ciò che sto affrontando? Ricordiamoci che la nostra escursione deve essere prima di tutto un piacere, faticoso quanto vogliamo ma di sicuro non dev’essere una penitenza o – peggio ancora – una prova di sopravvivenza.

Il nostro equipaggiamento
La lista di cosa portare con sé è così varia e dipende così tanto dalle tante attività possibili che ci porterebbe oltre lo scopo di questo breve testo. Tra le cose davvero importanti possiamo dire che è sempre bene avere con sé qualcosa da bere e da mangiare, non importa quanto breve sia la gita. Se ci si aspetta una temperatura rigida un thermos con una bevanda calda sarà l’ideale, se pensiamo a un impegno prolungato procuriamoci soprattutto carboidrati o comunque zuccheri complessi a lenta erogazione energetica per avere uno sprint di energia anche a fine escursione, quando la fatica inizierà a farsi sentire maggiormente. L’abbigliamento va sempre scelto prevedendo possibili cambiamenti del meteo. Chi va in montagna sa quanto velocemente possano mutare le condizioni del tempo, sia in termini di precipitazioni che di temperatura. Se portare con sé un cambio di abiti è consigliato solamente per gite lunghe o impegnative, un buon antivento non dovrebbe invece mai mancare nello zaino, data la mutevolezza del clima. Prepariamoci anche all’imprevisto: portiamo sempre con noi un kit compatto di primo soccorso con il necessario per affrontare ferite, storte, punture di insetto e piccoli incidenti. Noi consigliamo di avere con sé anche un fischietto per segnalare la propria posizione in caso di necessità e una carta dettagliata della zona, perché anche se la conosciamo… non si sa mai!

Evitare i guai
Il modo in cui ci comportiamo in montagna può essere il più valido alleato o il peggior nemico per la nostra incolumità. Siamo prima di tutto noi, con il nostro comportamento, i responsabili della nostra sicurezza. Cerchiamo di muoverci sempre in compagnia. Se incamminarsi da soli è una scelta inevitabile preoccupiamoci di informare un amico o un parente del tragitto che intendiamo fare e possibilmente teniamolo aggiornato sulla nostra posizione. Sia da soli che in gruppo controlliamo con accortezza il meteo prestando attenzione alle condizioni previste sui rilievi, che possono differire parecchio da quelle della pianura, e in inverno non trascuriamo per nessun motivo i bollettini sul rischio valanghe, anche se facciamo solo una breve gita con le ciaspole. Se la situazione non è ottimale accorciamo o variamo di conseguenza il percorso scelto e se è inevitabile non esitiamo ad annullare la gita. Ricordate la frase di Cassin?
Durante gli spostamenti va prestata molta attenzione al terreno. I tratti franosi vanno affrontati con precauzione non solo per il rischio di scivolare ma anche per l’eventualità di far cadere sassi sugli escursionisti più in basso di noi. L’erba alta è bellissima, ma può essere molto scivolosa e nasconde un sacco di insidie in cui inciampare. Allo stesso modo anche la neve nasconde tutto ciò che sta sotto di lei e può esporvi a rischi molto seri nel caso di buche profonde o addirittura crepacci. Persino il bosco, luogo da favola per eccellenza, richiede la giusta attenzione: scegliete con attenzione i rami e gli arbusti da usare come appoggio in salita o in discesa, perché possono sembrare molto più solidi di quanto siano in realtà e cedere proprio quando vi aggrappate ad essi. Un classico errore in cui si può incappare è quello di dare molta importanza alla salita e poca o nulla alla discesa. Al contrario, una grande parte degli incidenti in montagna succede nelle condizioni meno faticose, quando la nostra attenzione cala e quando, scendendo, si è ormai stanchi per l’impegno fisico della giornata e presi dalla fretta di tornare a casa. Sassi, radici e anche piccolissime aspertità possono a quel punto diventare trappole molto pericolose.
Generalmente abbiamo poco da temere dagli animali selvatici. Più delle famigerate vipere, che se non sono disturbate si guardano bene dall’entrare in contatto con l’uomo, vanno tenuti d’occhio gli insetti come le vespe, che tendono ad essere molto aggressive e territoriali, o le zecche, portatrici di malattie anche pericolose come la sindrome di Lyme. Attenzione ai cani incustoditi o che sorvegliano greggi e mandrie. Tenete presente che non sono animali da salotto pronti alle vostre coccole ma sono lì per difendere gli animali e i luoghi affidati. Quando li incontrate occorre non assumere atteggiamenti di sfida, deviare in modo da non incrociarli o aspettare che si allontanino insieme agli animali che sorvegliano. Se vi vengono incontro state all’erta ma rimanete sereni e calmi, quasi certamente si limiteranno ad avvisarvi minacciosamente di stare alla larga. Maggiore è la vostra paura maggiore è la possibilità di incidenti.

GPS e Meteo online
Gli strumenti tecnologici moderni a disposizione di chi va in montagna sono molti, alcuni realmente efficaci per vivere le nostre escursioni in modo più piacevole e sicuro. Portare con sé un dispositivo GPS è ormai un abitudine di molti escursionisti e alpinisti. Sebbene non sostituisca la completezza di una cartina dettagliata del luogo, il suo indiscutibile vantaggio è quello di farci sempre capire dove ci troviamo esattamente. Questo può offrirci una migliore consapevolezza dell’ambiente intorno a noi, migliorare la nostra gestione di tempo ed energie ma anche darci delle garanzie in caso di problemi. La disponibilità di connessioni di rete anche su alcune zone montane permette poi di consultare con uno smartphone informazioni in tempo reale come le condizioni meteorologiche aggiornate per il luogo in cui siamo, cosa particolarmente importante dato che possono mutare sensibilmente rispetto al momento in cui ci siamo messi in viaggio.
Avere con sé uno smartphone è indubbiamente una scelta vantaggiosa per molte delle nostre attività in montagna. Oltre ai benefici in termini di qualità della nostra escursione è però fuori di dubbio che la tecnologia diventa particolarmente preziosa soprattutto quando le cose si mettono male, in caso di incidente e quando abbiamo bisogno di essere aiutati.

Usare lo smartphone per essere soccorsi rapidamente
Il soccorso in montagna è svolto da professionisti sempre pronti ed estremamente preparati a venirci in aiuto con tempismo ed efficacia anche nelle condizioni e nei luoghi più difficili, ma il loro intervento si basa su un presupposto irrinunciabile: riuscire a rintracciarci e a capire esattamente dove ci troviamo. Se in città o in una zona popolata è facile individuare il luogo in cui siamo, in montagna le variabili e l’incertezza aumentano drasticamente e anche chi ci accompagna può trovarsi facilmente disorientato in caso di incidente. Fortunatamente la tecnologia moderna supporta chi va in montagna per sport o per turismo anche in questo aspetto così fondamentale per la sicurezza. Portando con noi uno smartphone possiamo installare un’applicazione in grado di chiamare i soccorsi e inviare, nello stesso tempo, le informazioni utili per segnalare la nostra posizione. L’app, che si chiama FlagMii, è completamente gratuita ed è scaricabile dagli store per Android, iPhone e Windows Phone o attraverso il sito http://www.flagmii.it.
In caso di incidente con un solo semplice gesto sul nostro smartphone è possibile usare l’app per chiamare il 118; insieme alla chiamata, l’applicazione si preoccupa di inviare ai soccorritori – in automatico e senza che sia necessario il nostro intervento – le coordinate GPS più recenti disponibili per la nostra posizione.

Chi ha bisogno di un’app per il soccorso?
Il peggior pericolo per chi va in montagna è la frase “a me non può capitare”, perché l’imprevisto – lo dice la parola stessa – è qualcosa che non si può predire, esperti o no. Bastano pochi passi su un semplice sentiero per finire lontani da chi ci potrebbe aiutare, in un ambiente che credevamo familiare e si rivela invece improvvisamente difficile. Figuriamoci in caso di attività più impegnative in luoghi estremi! Quando camminiamo su un sentiero o facciamo una gita sulla neve ci sembra di avere una perfetta consapevolezza di dove siamo: la macchina l’ho lasciata laggiù; 15 minuti fa ho attraversato un gruppo di baite e così via. Ma queste informazioni sono precise fino a quando non ci servono davvero; forse il parcheggio non è proprio sotto di noi, i 15 minuti sono in realtà una mezz’ora abbondante e di gruppi di baite ne abbiamo attraversati due, ma l’avevamo dimenticato. Per non parlare del fatto che anche se riusciamo a descrivere il luogo in cui ci troviamo, è possibile che ci basiamo su caratteristiche troppo comuni per costituire un riferimento univoco del luogo. Se poi siamo circondati da un bel paesaggio innevato le difficoltà crescono a dismisura. E se c’è nebbia?
E se siamo agitati? O doloranti e confusi? O siamo gravemente feriti e quasi incoscienti? In questi casi anche avere con sé un GPS da montagna può risultare del tutto inutile. La nostra condizione fisica può farci leggere male i dati o potremmo addirittura non avere abbastanza tempo e lucidità per consultarli.
L’app di soccorso è progettata per far fronte a tutti questi problemi, per questo è utile sia per gli alpinisti, gli scialpinisti, i mountain-biker e gli escursionisti esperti che per chi fa trekking occasionalmente, per i cercatori di funghi o anche solo per chi passeggia sui sentieri per turismo. Se vai in montagna l’app di FlagMii è un compagno prezioso, a prescindere dalla difficoltà della tua attività!

Aiutare chi è in difficoltà
Quando qualcuno si fa male è compito delle persone intorno a lui prestargli immediato soccorso. Che si tratti di un amico nel nostro gruppo o di un perfetto sconosciuto siamo tenuti a fare tutto quanto ci è possibile per aiutarlo, anche se è il turista antipatico che abbiamo incontrato poco prima e che non ci ha nemmeno salutati! Ricordiamoci che tutti possiamo fare qualcosa. Non occorre essere medici o esperti alpinisti per aiutare chi è in difficoltà: la nostra presenza, le nostre gambe, la nostra prontezza di spirito se non il nostro equipaggiamento possono fare la differenza in incidenti sia piccoli che di grande entità.
In caso di infortunio la priorità assoluta va data alla richiesta dei soccorsi, che vanno allertati il prima possibile, unitamente alla messa in sicurezza di chi è ferito e di tutte le altre persone. Se ci feriamo a nostra volta potremo essere di ben poco aiuto a chi ha bisogno di noi e non faremo altro che complicare ulteriormente le attività di soccorso. Questa è una regola fondamentale dopo una valanga, ma anche per piccoli incidenti che possono però diventare preoccupanti se coinvolgono tutte le persone del gruppo. Fare gli eroi non serve a nulla se rischiamo solo di farci male a nostra volta e di lasciare senza più aiuti la persona che contava sul nostro supporto.
Le persone incolumi si devono far carico di colmare tutte le attività che la persona ferita non può compiere. Saranno loro a doversi spostare per chiedere aiuto, se necessario, e allo stesso modo sarà compito loro interagire al telefono con il 118 per dare indicazioni utili e – soprattutto – per seguire le istruzioni che verranno impartite. Più di ogni altra cosa, chi interviene in aiuto di una persona ferita deve mantere la calma. Allo stesso modo è importante non improvvisare: se una piccola ferita può essere risolta con un po’ di disinfettante, in altre situazioni occorre agire con cautela per non causare ancora più danni, specie in caso di cadute e traumi gravi. Ovunque sia necessario chiamate il 118 e fatevi guidare dagli esperti, che vi consiglieranno le giuste azioni da compiere.

La telefonata al 118
La telefonata di emergenza effettuata con FlagMii è in tutto e per tutto una chiamata al 118 e come nelle comuni telefonate di emergenza l’operatore del 118 vi assisterà e guiderà in attesa dei soccorsi. Seguire fiduciosamente le sue indicazioni è la scelta giusta per essere aiutati al meglio: non andate nel panico e rispondete a tutte le domande, anche a quelle che vi potrebbero sembrare inutili perdite di tempo – non lo sono affatto! Mentre siete al telefono, l’app sta provvedendo per voi a comunicare le coordinate GPS disponibili, ma l’operatore vi chiederà comunque le informazioni necessarie per rintracciarvi. Anche in questo caso rispondete a tutte le sue richieste.

Zone coperte dall’app di soccorso
Una delle preoccupazioni più grandi in montagna è la copertura della rete dei cellulari e della rete dati. L’app di soccorso usa queste reti per compiere il suo lavoro, quindi si tratta di una preoccupazione legittima. Fortunatamente le reti per cellulari hanno ormai raggiunto un’ottima copertura in tante zone montane del nostro paese. Non solo: anche quando non c’è abbastanza rete per telefonare a casa o a un amico, spesso esiste un segnale “di emergenza” che il nostro telefono può provare a sfruttare per le chiamate di soccorso. FlagMii usa ogni mezzo disponibile e alcuni accorgimenti tecnologici per provare a portare a termine sia la telefonata che il recupero e l’invio dei dati GPS anche in condizioni di scarsa copertura di rete e se anche solo una piccola possibilità di chiedere aiuto esiste, l’app ne approfitta per esservi d’aiuto.
Durante l’escursione è utile controllare periodicamente la copertura di rete sul proprio smartphone per individuare e memorizzare i punti in cui sappiamo di poter effettuare una telefonata. In questo modo sapremo dove e di quanto spostarci per chiedere aiuto nel caso in cui nella zona dell’incidente non ci fosse campo.
Anche se non tutti i servizi di soccorso sono ancora integrati con FlagMii, l’app può essere usata ovunque e nel peggiore dei casi si comporterà come un normale telefono facendovi comunque risparmiare tempo prezioso per la chiamata. In Piemonte il 118 integra completamente i servizi di FlagMii e l’app permette la localizzazione automatica ovunque sia tecnicamente possibile individuare e trasmettere la posizione.


In questo breve articolo, proviamo a illustrare quali sono le procedure da seguire in caso di incidente da valanga.

valanga
valanga

Frequentando la montagna invernale può capitare di assistere al distaccamento di valanghe che travolgono persone. Spieghiamo come comportarsi in queste situazioni:

  • Farsi un’idea della situazione osservando la dinamica dell’incidente e valutare la propria sicurezza per evitare ulteriori incidenti
  • Allarmare immediatamente il 118, comunicando: chi chiama e da dove (numero di cellulare), cos’è successo e quando, quante persone sono state coinvolte nell’incidente, quali misure sono state prese sul luogo dell’incidente, vi è la possibilità che l’elicottero possa atterrare (meteo, punte di atterraggio, ostacoli).
  • Avviare immediatamente la ricerca con l’apparecchio per ricerca in valanga (se lo si ha a disposizione), spegnere gli ARVA non impiegati. Contemporaneamente effettuare una ricerca acustica e visiva nella zona di deposito della valanga al di sotto del punto di scomparsa dei sepolti.
  • Se ritrovate delle persone, liberare dalla neve testa, torace, e vie respiratorie. In caso di arresto cardiocircolatorio effettuare massaggio cardiaco e respirazione artificiale.

Una leggenda narra perchè il Monte Disgrazia si chiama così

monte disgrazia
monte disgrazia

Lo chiamavano Pizzo Bello perché pascoli lussureggianti lo coprivano in perpetuo. I pastori non si stancavano mai di guardare la bella montagna e di ammirarla.
Un giorno un mendicante stanco ed affamato chiese loro un po’ d’ospitalità ma essi lo cacciarono: intenti a rimirare lo splendore del monte non avevano altri occhi che per lui.
Quel mendicante alzò allora una mano, una mano terribile, e maledisse la montagna tanto più cara al loro cuore che l’amore di Dio: le fiamme l’avvolsero bruciandola fino alla vetta e il grande bagliore accecò i pastori.
Da allora è chiamato Disgrazia e le sue rocce sono rosse e l’erba più non vi cresce; i pastori però hanno dato l’antico nome ad una cima più modesta per consolarsene e per potere venerare di più la gloria del Signore.

Il Gigiat, simbolo di vita ed eterna giovinezza, vive in Val Masino … ecco per voi la leggenda che narra di questo personaggio

gigiat
gigiat

In val Masino vive il Gigiat. Selvaggio ed inquieto passa da un alpeggio all’altro lottando con i torelli, balza sulle giogaie con i camosci e si sente anche lui un camoscio, irrompe nelle danze delle marmotte e le afferra costringendole a ballare con lui, salta nelle fratte fra i caprioli, s’arrampica con gli scoiattoli sui pini ed appeso ai rami dondola nell’aria. Qualcuno gli ha scorto le corna ritorte del capro nascoste tra i lunghi capelli, qualcuno ha veduto impronte di zoccoli dove è passato. Se apre la porta della baita e mette dentro il capo, la sua risata rischiara l’aria; se beve alla fonte, l’acqua diventa più copiosa. Uomo o bestia, il Gigiat è incontrastato signore tra il Badile ed il Cengalo, il Torrone ed il Disgrazia.  D’autunno passa tra i castagneti e urlando divalla a piroette: ricci e foglie diventati di bronzo gli s’attaccano al petto ed alla schiena. Di primavera sceglie un alpeggio per farsi tosare il lungo vello ricciuto prima di risalire sulle cime. Per il Gigiat si lascia sulla lista di prato segato un po’ d’erba e prima di scaricare i monti si deposita del fieno sulla porta delle baite perché quando la neve tutto copre egli lo trovi. Per lui le donne nascondono nei boschi cacio, castagne, noci. C’è chi l’ha visto metà uomo e metà capro sfrecciare fra gli alberi e scomparire come se inghiottito dalla scagliosa. corteccia di un cembro; c’è chi l’ha udito fra i vigneti d’Ardenno, quando i grappoli si tingono, suonare con lo zufolo ed il crosciare della cascata si intonava a quella melodia come il fremito delle selve ed il battere del cuore. Perché il Gigiat è simbolo della vita che si rinnova e dell’eterna giovinezza che sta sui monti e dai monti scende con i fiumi ad allietare il mondo.

Ogni montagna dalla base alla cima può essere suddivisa in base ai piani altitudinali, che segnano il graduale variare del paesaggio e della vegetazione, in un affascinante susseguirsi di scorci sempre diversi.

dalla Pianura alla Montagna - foto©CesareRe
dalla Pianura alla Montagna – foto©CesareRe

Andando in montagna si nota facilmente il cambiamento del paesaggio e della vegetazione salendo di quota per l’altitudine che influisce sulla temperatura e sull’umidità dell’aria, e per esposizione che ha il versante della montagna. Infatti, a pari quota i versanti nord delle montagne presentano un paesaggio e una vegetazione diversa da quelli esposti a sud, in quanto questi ultimi hanno più sole tutto l’anno.

I piani altitudinali si susseguono gradualmente con delle zone di transizione più o meno ampie, così da rendere impossibile individuare una linea netta di demarcazione tra i vari piani altitudinali.

Nelle Alpi è possibile distinguere cinque piani altitudinali, ognuno con le sue peculiarità:

  • Piano collinare: dal bassopiano fino a circa 600-700 mt e si caratterizza per i boschi misti di latifoglie (carpino, acacia, quercia, castagno e nocciolo) e per i boschi di pino silvestre. Qui sono molto diffusi i frutteti ed i vigneti ed il periodo vegetativo è maggiore di 250 giorni.
  • Piano montano: parte dal piano collinare ed il limite superiore varia molto in base alla latitudine dai 1200 mt nelle Alpi Settentrionali ai 1800 mt delle Alpi Meridionali. Nelle montagne umide ed esposte a sud questa fascia è caratterizzata dal faggio, mentre nelle zone più secche è diffuso l’abete bianco ed il periodo vegetativo supera i 200 giorni.
  • Piano subalpino: dal Piano Alpino si sviluppa fino a una quota di 1900 – 2400 mt, che varia in base all’esposizione al sole dei pendii. Qui dominano i boschi di conifere naturali, l’abete rosso, il larice e il pino cembro che resistono a temperature molto basse e anche al gelo durante il periodo vegetativo. Ci sono molti giorni di vento forte, la neve è presente almeno per sei mesi all’anno ed il periodo vegetativo è di circa 150 giorni.
  • Piano alpino: il suo limite superiore è a circa 2800-3000 metri e si caratterizza da un periodo vegetativo estremamente breve, inferiore a 100 giorni. A queste quote l’irradiazione solare è più intensa in quanto l’aria risulta essere più secca per il vento che soffia spesso violentamente. Tra le poche piante che resistono a queste altitudini abbiamo arbusti nani e pino mugo.
  • Piano nivale: dai 3000 mt si sviluppa fino alla vetta; qui la neve è presente circa 10 mesi all’anno. Qui prevalgono i muschi e licheni in quanto solo qualche piccolissima pianta è capace di resistere a condizioni così proibitive.

Durante le escursioni in montagna è affascinante osservare i mutamenti della vegetazione all’aumentare dell’altitudine, con un’osservazione attenta e profonda è possibile distinguere due piani altitudinali contigui con le loro sottili differenze.

In montagna il tempo cambia velocemente, imbattersi in un improvviso temporale, non è cosa rara soprattutto nei pomeriggi estivi … meglio non farsi mai cogliere impreparati da questo pericolo

fulmine in montagna
fulmine in montagna

Con l’arrivo della bella stagione i primi temporali ripropongono i rischi legati alla montagna durante un’escursione o nell’attività all’aperto. I temporali in montagna sono molto pericolosi, perciò per evitare incidenti e passare una piacevole e salutare giornata in montagna, è bene usare accortezza, buon senso e seguire semplici norme comportamentali affinchè un uscita non si trasformi in tragedia. Innanzitutto è necessario informarsi bene della situazione meteorologica, consultando le previsioni locali … ma se si viene colti da un improvviso e imprevisto temporale, è utile seguire qualche regolina non scritta:

  • Se siete in vetta o in cresta, scendete! In questo modo si evita di essere un facile bersaglio dei fulmini;
  • Evitate gli alberi isolati e accucciarsi vicino al terreno, rimanendone a contatto con la minor porzione di corpo possibile, magari sedendosi sullo zaino asciutto. Così si evitano le correnti residue che si propagano nel terreno dopo la scarica elettrica del fulmine
  • Se siete in gruppo, evitate di stare vicini, disperdendovi sul terreno circostante eviterete di creare correnti d’aria calda che, salando, potrebbero attirare i fulmini.
  • Evitate il contatto con oggetti metallici conduttori di elettricità, non telefonate se non è strettamente necessario. Piccozze, bastoni, sci, ecc sono un facile bersaglio e dei buoni conduttori elettrici, pertanto aumentano il pericolo di folgorazione.
  • Se trovate un riparo sfruttatelo, ma con attenzione: in un rifugio o in una capanna è meglio stare lontani dai muri perimetrali e dalle aperture (porte e finestre) soprattutto se aperte; nelle grotte è consigliabile stare almeno un metro all’interno. Gli spuntoni di roccia sono un pessimo riparo, in  quanto tendono ad attirare il fulmine; anche la tenda è poco sicura soprattutto se posta sotto un albero.
  • Restate lontani dai tralicci dell’alta tensione, poiché i fulmini sono fortemente attratti dalle linee elettriche.
  • Se vi è possibile rimanete nei boschi, nel folto delle piante, quelle più basse rimangono protette così il bosco è meno soggetti ai fulmini.
  • Se vi trovate in parete o su una ferrata, evitate il contatto con il cavo metallico, allontanatevi il più possibile da esso e dagli oggetti metallici presenti in parete. La corrente segue facilmente le corde, soprattutto se umide … è quindi consigliabile fermarsi ed attendere la fine del temporale

Comprendere i segnali del corpo, è molto importante se sentite pizzicare la pelle o avete la sensazione di essere elettrici sono sintomi che il fulmine sta per colpire.
È buona norma tenere le orecchie tappate per evitare danni all’udito.
L’inizio e la fine di un temporale sono i momenti in cui il pericolo di fulmini è maggiore; se il tempo che intercorre tra il lampo e il tuono è minore di 30 secondi il pericolo è maggiore e dopo 30 minuti dall’ultimo tuono si può essere più sicuri che il temporale stia passando.

Anche in ghiacciaio il temporale costituisce un pericolo, in questo caso l’elettricità del fulmine si propaga a cerchi concentrici, tendendo a scaricarsi verso i bordi. Se si è colti da temporale in ghiacciaio è bene spostarsi verso i bordi, in zone rocciose, prestando attenzione alle norme precedentemente elencate; oppure mettersi in una zona concava per non rappresentare un “attrazione” per il fulmine.

Se assistite ad una folgorazione, chiamate immediatamente il soccorso (118) … se siete in grado sottoponete la vittima a massaggio cardiaco e/o respirazione artificiale secondo necessità.
Molta attenzione al meteo locale, una buona conoscenza del rischio e come affrontarlo ma soprattutto … tanto buon senso per vivere al meglio la vostra uscita in montagna.

In caso di infortunio o malessere durante un’uscita in montagna la prima cosa da fare è chiamare il Soccorso, ma è fondamentale sapere anche come comportarsi nell’attesa dei soccorsi.

foto©GabriellaBerlanda
foto©GabriellaBerlanda

Durante un’uscita in montagna, può capitare di assistere all’infortunio o a un malessere di qualcuno; in questi casi è fondamentale capire le condizioni del malcapitato e chiamare il Soccorso componendo il numero 118.
Quando si parla con l’operatore è importante farlo con voce chiara fornendo tutte le notizie richieste, cercando di indicare con maggior precisione possibile il luogo dell’accaduto e fornendo sempre un recapito telefonico.

La regola base,  in attesa dell’arrivo dei soccorsi, è mantenere la calma e non muovere o trasportare mai l’infortunato per evitare il rischio di causargli danni più gravi, non somministrargli cibi o bevande o farmaci. E’ bene slacciare gli indumenti stretti per agevolare la respirazione e coprire il malcapitato. Importante è lasciare libera la linea telefonica per essere ricontattati dalla Centrale Operativa del Soccorso e non ostacolare l’arrivo dei soccorsi.

Nel caso in cui l’infortunato sia incosciente dev’essere messo in posizione laterale di sicurezza per mantenergli le vie respiratorie libere e non fargli ricadere la lingua in dietro. Questa posizione è da evitare in caso di sospetta lesione della colonna vertebrale.

In montagna si possono verificare alcuni malesseri determinati da situazioni particolari come la quota, il freddo, il sole, ecc. Vediamo i principali:

Mal di Montagna

Effetti del Sole:

  • Colpo di Sole
  • Oftalmia: provoca bruciore agli occhi, lacrimazione ed arrossamento con la sensazione di “sabbia negli occhi”; necessita di oscurità e impacchi di acqua fresca con soluzione borica al 3% o gocce di collirio
  • Sfinimento: provoca un respiro affannato, incapacità di muoversi, pulsazioni accelerate ma deboli, forte sudorazione spesso fredda. In questi casi è bene sdraiare il malato sulla schiena con le gambe leggermente in alto e la testa appena sollevata per agevolare circolazione e respirazione; tenerlo al caldo e non somministrargli nulla se non tenergli le labbra umide.

Effetti da Freddo:

  • Assideramento: provoca abbassamento della temperatura corporea, stanchezza e rallentamento delle pulsazioni e del respiro. Bisogna riscaldare gradualmente la vittima togliendogli gli abiti bagnati, coprendolo e somministrandogli bevande calde zuccherate (NON alcooliche)
  • Congelamento: colpisce una parte del corpo facendo perdere sensibilità e provocando dolore alla parte colpita. Togliere tutto ciò che può impedire la circolazione sanguigna e riscaldare lentamente la parte colpita con contatto pelle contro pelle senza massaggiare la parte congelata.
Traumi e Contusioni:

  • Strappo Muscolare: provoca un dolore violento con irrigidimento del muscolo al quale è opportuno applicare acqua fredda o neve
  • Crampi: sono una contrazione involontaria e dolorosa del muscolo dovuta generalmente ad un’eccessiva perdita di sali minerali che necessita un massaggio rilassante del muscolo
  • Contusioni: sono una lesione dei tessuti con ematoma e senza lacerazione della pelle che richiedono impacchi freddi
  • Altri Traumi sono le Distorisioni, Lussazioni e Fratture che richiedono l’intervento dei soccorsi senza essere toccate.
  • Morsicatura di vipera: non somministrare in alcun caso il siero antiofidico, e allertare i soccorsi.

Per le escursioni di uno o più giorni è buona norma tenere nello zaino un piccolo kit di pronto soccorso facendo attenzione di averlo sempre completo nella sua dotazione.

Importanti da conoscere sono i “Segnali Internazionali di Soccorso Alpino”:

  • per la chiamata: emettere una serie di 6 segnali acustici ed ottici: uno ogni 10 secondi, poi fare una pausa di un minuto e ripetere la sequenza di segnali. Continuare la sequenza di segnali e pause fino ad essere localizzati.
  • per la risposta: emettere una serie di 3 segnali acustici ed ottici: uno ogni 20 secondi, poi fare una pausa di un minuto e ripetere la sequenza di segnali. Continuare la sequenza di segnali e pause fino ad essere localizzati.

Quando si intercettano segnali di soccorso è obbligatorio avvertire il più presto possibile il soccorso alpino.

Ricordatevi sempre che l’intervento del Soccorso Alpino ha costi esorbitanti, e può mettere in pericolo la vita dei soccorritori e distoglierli dalle emergenze vere, pertanto dev’essere chiamato solo in caso di necessità reale.

I cuccioli di animali selvatici lasciati nei prati, non sono abbandonati, sono solo nascosti … se li toccate la madre non li riconoscerà più e non li allatterà

capriolo
capriolo

Con l’arrivo della primavera, cresce il numero di escursionisti che frequentano boschi e prati, luoghi in cui si trovano spesso i cuccioli di capriolo, daino e cervo appena nati, adagiati soli, nascosti dalla vegetazione di campi, radure o boschi. Per proteggerli, infatti le femmine di questi animali, non stanno vicine ai loro cuccioli perché la loro presenza potrebbe richiamare i predatori, ma vanno ad allattarli prevalentemente durante la sera e nella notte.

Per questo, se trovate questi cuccioli in boschi e campagne NON toccateli, NON accarezzateli, NON raccoglieteli mai. Apparentemente possono sembrare abbandonati, ma così non è … basta una sola carezza ad imprimere l’odore umano al cucciolo che poi non sarà più riconosciuto dalla madre che non lo allatterà più. Così il cucciolo sarà destinato a morte certa.

Se il cucciolo sembra ferito o in difficoltà, prima di toccarli si consiglia di rivolgersi alle autorità locali che provvederanno a dare tutte le informazioni per la salvaguardia dei cuccioli.

Camminare in montagna abbassa lo stress, dona una sensazione di benessere che ci fa sentire felici e rilassati … il trekking è un toccasana per corpo e mente.

Fanes - foto©LucianoGuala
Fanes – foto©LucianoGuala

Un’escursione in montagna, a contatto con la natura stimola la produzione di endorfina e serotonina, i cosiddetti ormoni del benessere che, abbassando lo stress, ci fanno provare quella sensazione di benessere che rende felici.
Chi cammina nella natura con regolarità, riceve maggiori benefici psichici da questa pratica: il contatto con la natura aiuta a capire meglio le proprie emozioni ed aumenta la capacità di relazionarsi con gli altri. Il movimento stesso che si fa durante il trekking fa scaricare la tensione nervosa, l’ansia e le tensioni tipiche della vita moderna, e l’ambiente silenzioso e privo di smog trasmette una piacevole sensazione di quiete e serenità fonte di rilassamento psichico.
Inoltre è un arricchimento interiore, soprattutto per chi fa trekking in solitaria poiché permette di trovare un contatto con se stessi molto profondo, aiutandoci a comprendere e conoscere meglio noi stessi. Ma anche quando si va in compagnia, c’è la possibilità di instaurare rapporti umani più profondi, in quanto generalmente durante la camminata si è se stessi, spogliandosi delle maschere convenzionali richieste dalla vita lavorativa. Infine durante un’escursione si parte da villaggi montani, si attraversano alpeggi dov’è possibile incontrare persone che, vivendo la montagna quotidianamente, possono far scoprire aspetti della montagna che il turista non nota.

Camminare è un movimento naturale e semplice di cui il nostro corpo ha bisogno per mantenersi in buona salute, ed il trekking in montagna accentua questi benefici su corpo e mente grazie all’ambiente naturale in cui lo si pratica. Quest’attività migliora l’aspetto fisico tonificando i muscoli di gambe e glutei, rinforza le articolazioni, contrasta l’osteoporosi e mantiene l’elasticità di tendini e legamenti. Con l’uso di bastoni telescopici, il trekking dà benefici anche alla parte alta del corpo tonificando anche i muscoli di braccia, spalle e petto. Camminare in montagna aiuta a mantenere il peso forma o a riacquistarlo, in quanto è un’attività che permette di bruciare calorie e consumare il grasso in eccesso grazie al movimento, alla quota e all’aria più rarefatta.

Fare trekking migliora le funzionalità cardiovascolari e respiratorie.
L’apparato cardiovascolare: il cuore si abitua ad un lavoro prolungato ma non intenso, grazie al quale le sue pareti si ingrossano e rinforzano. In tal modo aumenta la quantità di sangue che il cuore pompa a ogni battito, e di conseguenza diminuisce la velocità a cui deve battere per apportare la giusta quantità di ossigeno. I vasi sanguigni si sviluppano e diventano più elastici facendo abbassare la pressione del sangue e apportando un grande beneficio a tutto l’organismo.
L’apparato respiratorio: camminando aumenta la frequenza e l’ampiezza del respiro, così che ad ogni inspirazione entra più aria nei polmoni. Ciò rafforza i muscoli della cassa toracica migliorando la respirazione e permettendo una maggior ossigenazione di tutti i tessuti.

Il trekking è fonte di arricchimento personale e benessere fisico … un’attività alla portata di tutti, in un ambiente naturale magnifico.

In montagna, quando si sale in alta quota, a causa dell’atmosfera più rarefatta si può soffrire di “mal di montagna”.

Monte Rosa
Monte Rosa

Il mal di montagna o AMS (acute mountain sickness) è un disturbo che può manifestarsi in alta montagna, cioè al di sopra dei 2500 mt a causa della minor pressione atmosferica che rende l’aria più povera d’ossigeno. Può manifestarsi anche in soggetti in ottima salute se non allenati o non abituati alla quota, è un disturbo soggettivo che può non presentarsi tutte le volte che si sale oltre una certa quota. Il mal di montagna in alcune persone si presenta a quote superiori, così come c’è chi non ne soffre e ha già disturbi sopra i 1000 mt.

Il mal di montagna si manifesta con sintomi fastidiosi, ma non pericolosi; normalmente si tratta di nausea, mal di testa, spossatezza, stordimento, vomito ed insonnia che tendono a sparire abbassandosi di quota, o al massimo in qualche ora.
Ci sono anche casi di aggravamento del mal di montagna con edemi periferici o, nei casi più gravi, con edema polmonare d’alta quota e con edema cerebrale.

Per il trattamento del mal di montagna è necessario il riposo, assumere blandi analgesici, ma se i sintomi non diminuiscono la miglior soluzione è la discesa. In caso di problemi più gravi, se la discesa non può essere immediata, l’ossigeno e la sacca iperbarica sono il miglior trattamento. L’ossigeno richiede esperienza per la somministrazione, mentre la sacca iperbarica portatile permette di portare la persona contenuta ad una pressione pari a quella che c’è a 1500/2000 mt in 2 o più ore.

Dopo i 2500 mt è consigliabile salire di quota lentamente per potersi acclimatare meglio; fare sforzi moderati e non prolungati; bere molto e mangiare leggero; evitare alcolici, fumo e farmaci ed un’alimentazione ricca di carboidrati può alleviare i sintomi da AMS, in quanto garantiscono un maggior apporto di energia e di ossigeno.

Bisogna sempre ricordare che la velocità di salita, l’altitudine raggiunta, l’entità dello sforzo in quota e la predisposizione individuale sono fattori che concorrono all’incidenza del mal di montagna e soprattutto … non sottovalutare mai i sintomi dell’AMS e se aumentano, è fondamentale abbassarsi subito di quota

In montagna può capitare di trovarsi fuori percorso o dover abbandonare il sentiero per un certo tratto, in questi casi conoscere delle basi elementari di orientamento è utile per poter ritrovare agevolmente la traccia originale.

orientarsi
orientarsi

Orientarsi significa sapere in che direzione si va e da che direzione si proviene,oggi i navigatori satellitari sono un utilissimo supporto e danno molta sicurezza agli escursionisti ma come tutto cio che è tecnologico sono soggetti a malfunzionamenti, rotture o semplicemente a mancanze di energia quindi che fare? Potrebbe essere utile conoscere dei metodi a “bassa tecnologia” che, senza avere la pretesa delle precisione matematica, ci riportano a casa, ecco alcuni suggerimenti che potrete sperimentare in condizioni normali per capire come funzionano e fare addestramento sul loro uso.

Di giorno il sole con il suo moto costante da est a ovest ci fornisce un punto di riferimento essenziale per conoscere i punti cardinali, un metodo è quello del bastoncino, si prende un ramo di circa 50 cm e lo si conficca saldamente nel terreno in una zona senza erba e alquanto piana, nel punto in cui l’ombra finisce si pone un sasso si attendono 15/20 minuti e si pone un altro sasso nel punto ove si trova la nuova ombra da qui possiamo gia trovare che il primo sasso è orientato vero l’ovest mentre il secondo individua l’est, quindi ponendosi allineati con il braccio destro a est avremo il nord di fronte a noi ed il sud alle nostre spalle.

Questo metodo lo possiamo usare durante le soste per “fare il punto” del nostro  percorso, in marcia verrà più utile il metodo dell’orologio, nel nostro emisfero con un oroligio analogico punteremo la lancetta delle ore verso il sole il sud sarà individuato dalla bisettrice dell’angolo formato dalla lancetta delle ore e dal 12 dell’orologio.

Fin’ora abbiamo parlato di metodi utilizzabili con bel tempo, ma se piove o c’è nuvolo? Come si può fare?
Effettivamente le cose si complicano  e  soprattutto  cala la precisione dei metodi, più che altro in questi casi si devono cercare delle conferme alle proprie  deduzioni cercando di leggere i segni della natura. Tutti conosciamo il detto che il muschio cresce orientato a nord, è vero ma solo se ci troviamo in un luogo aperto sarebbe sconfortante vedere il muschio e non riflettere che quella parete rocciosa lì a 20 metri dalle piante produce l’umidità che fa proliferare la muffa! Quindi attenzione e riflessione.  Le piante ad esempio vengono piegate nelle zone ventose dai venti prevalenti, sapendo da dove spirano i venti più forti nella zone dove siamo possiamo avere un indizio utile (libeccio in liguria spira da sud/ovest, la bora nel triestino da Nord-Est). I fiori se sbocciano in una zona con alberi alti e folti avranno la tendenza a piegarsi verso la provenienza del sole quindi verso sud, se poi troviamo una baita con la parabola abbiamo fatto bingo! Abbiamo di sicuro trovato il sud … indicato dalla parabola.