Category: Leggende


Montagna – Leggende

Una leggenda narra perchè il Monte Disgrazia si chiama così

monte disgrazia
monte disgrazia

Lo chiamavano Pizzo Bello perché pascoli lussureggianti lo coprivano in perpetuo. I pastori non si stancavano mai di guardare la bella montagna e di ammirarla.
Un giorno un mendicante stanco ed affamato chiese loro un po’ d’ospitalità ma essi lo cacciarono: intenti a rimirare lo splendore del monte non avevano altri occhi che per lui.
Quel mendicante alzò allora una mano, una mano terribile, e maledisse la montagna tanto più cara al loro cuore che l’amore di Dio: le fiamme l’avvolsero bruciandola fino alla vetta e il grande bagliore accecò i pastori.
Da allora è chiamato Disgrazia e le sue rocce sono rosse e l’erba più non vi cresce; i pastori però hanno dato l’antico nome ad una cima più modesta per consolarsene e per potere venerare di più la gloria del Signore.

Il Gigiat, simbolo di vita ed eterna giovinezza, vive in Val Masino … ecco per voi la leggenda che narra di questo personaggio

gigiat
gigiat

In val Masino vive il Gigiat. Selvaggio ed inquieto passa da un alpeggio all’altro lottando con i torelli, balza sulle giogaie con i camosci e si sente anche lui un camoscio, irrompe nelle danze delle marmotte e le afferra costringendole a ballare con lui, salta nelle fratte fra i caprioli, s’arrampica con gli scoiattoli sui pini ed appeso ai rami dondola nell’aria. Qualcuno gli ha scorto le corna ritorte del capro nascoste tra i lunghi capelli, qualcuno ha veduto impronte di zoccoli dove è passato. Se apre la porta della baita e mette dentro il capo, la sua risata rischiara l’aria; se beve alla fonte, l’acqua diventa più copiosa. Uomo o bestia, il Gigiat è incontrastato signore tra il Badile ed il Cengalo, il Torrone ed il Disgrazia.  D’autunno passa tra i castagneti e urlando divalla a piroette: ricci e foglie diventati di bronzo gli s’attaccano al petto ed alla schiena. Di primavera sceglie un alpeggio per farsi tosare il lungo vello ricciuto prima di risalire sulle cime. Per il Gigiat si lascia sulla lista di prato segato un po’ d’erba e prima di scaricare i monti si deposita del fieno sulla porta delle baite perché quando la neve tutto copre egli lo trovi. Per lui le donne nascondono nei boschi cacio, castagne, noci. C’è chi l’ha visto metà uomo e metà capro sfrecciare fra gli alberi e scomparire come se inghiottito dalla scagliosa. corteccia di un cembro; c’è chi l’ha udito fra i vigneti d’Ardenno, quando i grappoli si tingono, suonare con lo zufolo ed il crosciare della cascata si intonava a quella melodia come il fremito delle selve ed il battere del cuore. Perché il Gigiat è simbolo della vita che si rinnova e dell’eterna giovinezza che sta sui monti e dai monti scende con i fiumi ad allietare il mondo.