Category: DOLORI MUSCOLARI


Lesione muscolare | Una guida completa alla gestione

La Lesione muscolare è per definizione un infortunio che può colpire qualunque muscolo del nostro corpo, andando di fatto a creare un danno alla struttura della fibra muscolare che sarà oggetto di indagine sia clinica, che mediante l’utilizzo di strumenti diagnostici specifici.

Il meccanismo traumatico che provoca una lesione muscolare è generalmente una improvvisa e veloce contrazione muscolare, in maniera “Esplosiva” che generalmente avviene in quegli sport in cui sopratutto gli arti vengono sollecitati improvvisamente come il bodybuilding, il calcio (sopratutto le ripartenze o le imporvvise decelerazioni), la corsa (running..), la pallavolo… Certamente ad essere colpiti da questo tipo di infortunio possono essere anche persone normali che magari corrono verso l’autobus, oppure chi non allenato si accinge a movimentare carichi pesanti provocandosi lesioni muscolari o un strappo muscolare.

Durante l’attività sportiva, i fattori predisponenti una lesione muscolare sono certamente la stanchezza (quasi al termine dell’allenamento o gara, quando le energie si stanno esaurendo), oppure nei soggetti con poco allenamento che richiedono al proprio fisico un gesto atletico eccessivo, sia come contrazione che come allungamento.

In questo articolo parleremo di:

Cosa è una lesione muscolare

Come diagnosticare una lesione al muscolo

Gradi di lesione

Perchè i trigger point possono contribuire ad una lesione

Complicazioni

Fibrosi muscolare

Cura di una lesione

Cure naturali

Fisioterapia

Conclusioni

Il mio primo professore di Ortopedia, ricordo mi disse “Non esiste limite alla fantasia traumatologica”, riferendosi al fatto che chiaramente una frattura o una lesione può colpire qualunque muscolo del nostro corpo in base al movimento richiesto. Certamente i muscoli lunghi degli arti come Bicipite brachiale, tricipite, flessori della gamba, quadricipite, adduttore, muscoli del polpaccio, sono i più frequentemente colpiti da lesioni muscolari, anche se talvolta si possono trovare anche strappi muscolari sull’addominale, sul trasverso dell’addome, o sui muscoli della colonna.

In cosa consiste una Lesione Muscolare

Per analizzare al meglio questo tipo di infortunio, è molto importante studiare l’anatomia di un muscolo, che ha una struttura fibrillarestruttura di un muscolo

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Dal punto di Vista anatomico la lesione muscolare può coinvolgere da poche fibre muscolari a molte fibre muscolari fino all’interruzione totale del muscolo (per fare un esempio basterebbe pensare ad una corda e alla possibilità che si rompa una sola fibra o tutta intera)

corda strappata muscolo

Come si fa diagnosi di lesione muscolare

Quando si sospetta un danno a livello muscolare è fondamentale indagare la natura del danno, l’estensione, la sede precisa, e la quantità delle fibre. L’esame più utilizzato è certamente l’ecografia, un esame veloce, economico e molto preciso, in grado di fornire immediatamente un quadro completo dello stato muscolare.

Siccome è un esame soggettivo, ovvero risente della bravura dell’esecutore, della sua sensibilità e della qualità del macchinario, è chiaro che i risultati non sono precisi al massimo, e spesso non riproducibili, ma riesce a fornire un quadro della situazione molto chiaro.

Nel caso in cui non fosse sufficiente l’ecografia, il medico potrà prescrivere una Risonanza magnetica, in grado di studiare più a fondo il muscolo, e avere delle immagine più oggettive .lesione muscolare risonanza

Scopo di questi esami è quello di Fotografare una situazione e dare una stadiazione al danno. Tali informazioni saranno fondamentali per conoscere i tempi di recupero e attuare le necessarie considerazioni per curare la lesione o lo strappo muscolare.

Nel caso si esegue una ecografia,che fornisce un esito positivo per lo strappo, sarà importante documentare tale condizione non solo all’inizio, ma sopratutto anche alla fine dei trattamenti, per accertarsi che il muscolo è guarito completamente.

Gradi di lesione muscolare

Generalmente una lesione viene misurata in gradi in base alla quantità di fibre coinvolte, e all’estensione del danno riscontrato

  • Primo grado: in questo stadio assistiamo ad una lesione muscolare di alcune fibre, di solito meno del 5% del totale. Come sintomi si avverte dolore nella zona vittima, ma non vi è impotenza funzionale ne tantomeno ematoma, il soggetto avverte un dolore solo durante la contrazione o nel reclutamento di quelle fibre muscolari interessate..Generalmente  questo genere di lesione passa da sola, nel giro di una settimana circa, senza necessità di ulteriori terapie. Non necessita di ulteriori controlli al temrine del periodo di riposo che va però rispettato per evitare di incorrere in infortuni più seri.
  • Secondo Grado: In questo stadio si assiste ad una Distrazione muscolare di molte fibre muscolari, con dolore elevato durante la contrazione, ma ancora senza impotenza funzionale nel reclutamento del muscolo interessato. Questa condizione è molto pericolosa in quanto il Dolore se sopportato durante la gara porta l’atleta a terminare la partita o l’allenamento, rischiando  di fatto un aggravamento della problematica in quanto non è esclusa una lesione più grave. In questa condizione il dolore aumenta nei giorni successivi, e caratteristica è la comparsa di un ematoma, sintomo anche dello stravaso vascolare. Questo grado necessita di approfondimenti diagnostici approfondire per stabilire la reale entità e fornire i tempi di recupero.
  • Terzo grado: È lo stadio peggiore, in quanto lo strappo muscolare ha coinvolto definitivamente tutte le fibre muscolari, determinando come sintomo una impotenza funzionale, ematoma, e fortissimo dolore. In questa condizione spesso si nota un avvallamento nella sede dello strappo (lesione ad ascia) sopratutto sui muscoli lunghi come il quadricipite o il bicipite brachiale. Va posta attenzione in quanto necessita di trattamenti specifici e di un attento iter medico al fine di limitare al massimo i danni funzionali che quasi sempre sono presenti a distanza, e che non possono essere recuperati completamente.

I trigger point e le lesioni muscolari : binomio sempre presente?

Molto spesso prima di un infortunio muscolare si avvertono dei sintomi che non sempre vengono presi in considerazione dal paziente che tende a minimizzare i segnali che il proprio corpo invia. Quando poi, a subire questo tipo di infortunio sono persone che praticano in maniera amatoriale lo sport, ecco che un fastidio, una contrattura muscolare non risolta, diventa un fattore di rischio molto elevato.

trigger point sono per definizione delle porzioni, o bande tese, di un muscolo in una serie di fibre, che possono essere percepite anche dall’esterno mediante palpazione. Caratteristica dei trigger point è che possono dare un dolore locale, o in una zona anche a distanza.
L’aspetto che però può influenzare e creare i presupposti per una lesione, è il fatto che la banda tesa lunga la fibra può determinare una minore contrattilità, ma sopratutto un allungamento non omogeneo e se allungandolo in maniera eccessiva, si possono creare i presupposti per uno strappo, che come abbiamo visto potrà essere di varia entità.

In questo video dell’amico Francesco Ticchi , fisioterapista esperto nel trattamento dei trigger point, possiamo apprezzare la spiegazione di questa connesione:

 

Complicazioni di uno strappo muscolare

Esistono sostanzialmente 2 tipi di complicazioni che devono essere prese in considerazione dal fisioterapista per cercare di far guarire completamente il danno al muscolo:

Stravaso ematico : in caso di una lesione si apprezzano ematomi generalmente a “Valle” dello strappo muscolare. L’ematoma potrà essere superficiale oppure profondo conseguenza più rara che può portare ad una organizzazione dell’ematoma, ovvero un agglomerato piastrinico, che oltre al gonfiore determina lui stesso dolore.

Altra complicanza è generalmente la contrattura muscolare che si verifica nella zona in quanto il corpo cerca di riparare il danno subito tentando di “immobilizzare” l’area generando quindi la contrattura muscolare.

Fibrosi muscolare

La lesione deve essere considerata sempre come una cicatrice,  che in base al grado di lesione, sarà più o meno grande ed estesa. La cicatrice prende il nome di fibrosi muscolare , ovvero un neo tessuto connettivo, di riparazione che non ha le stesse caratteristiche elastiche del tessuto muscolare. Questa condizione di poca elasticità porta ad un dolore locale molto frequente, e sopratutto espone le fibre a valle della cicatrice fibrotica, ad una nuova rottura.

La fibrosi muscolare è quasi sempre presente nelle lesioni di secondo e terzo grado, ma un corretto inquadramento e allungamento delle fibre nella porzione prossimale e distale, sono la corretta prevenzione.

Molte sono le persone che non si curano di tale complicazione e riprendono a correre non appena sentono meno male, non curandosi di allungare la cicatrice.

La fibrosi muscolare è una evenienza molto frequente, ed è apprezzabile anche ecograficamente.fibrosi muscolare

 

Il trattamento sarà quindi diretto sulla placca fibrotica  mediante la Miofibrolisi diacutanea una tecnica che prevede l’uso di speciali ganci e strumenti che hanno lo scopo di rompere ed elasticizzare il muscolo lesionato, disimbrigliando le fibre bloccate.
Esistono molte tecniche, che noi utilizziamo mediante alcuni fibrolisori, ma tutte hanno la caratteristica di essere un pò dolorosa.
In questo video Vediamo un esempio di Giancarlo Russo di trattamento che eseguiamo nel nostro studio

Cura di una lesione muscolare

La cura di uno lesione muscolare dipende dalla sede della lesione (il muscolo interessato) dall’entità del danno (grado dello strappo muscolare).

Prima cura è certamente l’interruzione di ogni attività non appena si avverte il primo fastidio. Infatti capita spesso che lo sportivo, spinto dall’emozione, dalla foga agonistica, o semplicemente dalla presenza nel sangue di endorfine e adrenalina non si limiti e continui nell’attività provocandosi un danno maggiore.

Rimane quindi importante fermarsi immediatamente, e applicare del ghiaccio sulla zona interessata. Se l’area coinvolge l’arto inferiore, si mette l’arto in scarico, per le prime 24-36 ore, per limitare al massimo il danno ematico.

Il seocondo passaggio è il bendaggio compressivo, Successivamente si procede con un controllo ecografico per valutare l’entità della lesione e determinare lo stadio della lesione.

  1. Lesione di primo grado: necessita di uno stop di 2 settimane, anche se il dolore migliora dopo una settimana
  2. Lesione di secondo grado:  lo stop da ogni tipo di attività sportiva non è inferiore a 4 settimane e va rivalutato con esame ecografico prima di dare l’ok al ritorno all’ attività sportiva.
  3. Lesione di terzo grado: va valutato il caso di intervenire chirurgicamente, ed i tempi non sono mai inferiori ai 3-6 mesi

Cure naturali

Il trattamento di questo genere di patologie, necessiterebbe sempre di un trattamento completo di natura medico-fisioterapica. Tuttavia esistono delle cure naturali che possono essere usate per migliorare, e aiutare la guarigione. Sostanzialmente possono essere usati degli unguenti a base naturale come Crema all’arnica e gel di aloe vera.

Questo genere di unguenti possono essere applicati 2-3 volte al giorno ed essere coperti con un normale strato di carta trasparente per cibi, per facilitarne l’assorbimento, esclusivamente per lesioni di muscoli superficiali, in quanto profondamente, sarebbe impossibile raggiungere direttamente gli strati profondi.

Questa crema può essere facilmente acquistata ed essere di aiuto per l’alta concentrazione di principio attivo

Fisioterapia

La fisioterapia ha lo scopo di velocizzare il processo riparativo, limitare il dolore e ridurre l’infiammazione mediante uso della  Tecarterapiaipertermiaonde d’urto, kinesio taping.

Utile è il massaggio decontratturante che se eseguito da un fisioterapista professionista riuscirà ad ottenere un effetto trofico sul muscolo favorendo l’ossigenazione, aiuterà a diminuire la contrattura muscolare legata al dolore, e sopratutto migliorerà l’elasticità della cicatrice.

Il fisioterapista si prenderà cura di cercare di rendere la cicatrice morbida, elastica e non fibrotica mediante terapia manuale. E’ molto importante che il fisioterapita abbia una certa competenza, in quanto la fase della cicatrizzazione è forse la più importante e influisce positivamente o negativamente nella prognosi di ogni lesione al muscolo.

Grazie all’utilizzo di terapie fisiche avanzate, già dopo poche sedute il dolore potrebbe essere dimezzato, ma la lesione purtroppo no! Non rispetttare il proprio corpo potrebbe rivelarsi un serio problema, allungare i tempi di guarigione ed esporsi al rischio di una fibrosi muscolare con tutti i problemi che ne possono derivare.Rieducazione posturale

Al termine dei trattamenti e prima di ricominciare con l’allenamento, risulta molto importante la cura delle recidive, con stretching settoriale e inserendo nel contesto delle sedute di rieducazione posturale .

Una attenzione molto importante sarà certamente anche il recupero del tono muscolare perduto durante il periodo in cui era presente il dolore, e un attenzione particolare da parte del fisioterapista dovrà essere dedicata alla propriocettività, un aspetto che tante volte viene sottovalutato, ma che rimane probabilmente una di quelle basi a cui non si può prescindere.

Ecco degli esempi di esercizi propriocettivi che possono essere proposti da un fisioterapista:

Conclusioni

Chiunque può essere colpito da uno strappo, una lesione o una distrazione muscolare, e tale evenienza può rappresentare un momento molto delicato, che deve mettere il soggetto nella condizione di tornare a svolgere le sue attività, a patto che vengano rispettati i tempi, e vengano eseguite le terapie del caso, senza cercare di accorciare inutilmente i tempi di recupero.

 

E’ un muscolo che unendosi con muscolo gastrocnemio formando il tendine calcareo (Tendiune di Achille) Interessante per i podisti che soffrono di tendinite

 Soleo

Il muscolo soleo è posto profondamente rispetto ai due gemelli. Origina dalla testa e dal terzo superiore della faccia posteriore della fibula, dalla linea del muscolo soleo della tibia e dall’arco tendineo tra testa fibulare e tibia (arco tendineo del muscolo soleo) distalmente al muscolo politeo.

Il suo imponente tendine si unisce a quello del muscolo gastrocnemio formando il tendine calcaneare (o d’Achille) che va ad inserirsi alla tuberosità calcaneare, nel terzo medio della faccia posteriore del calcagno.

Unico dei muscoli che formano il tricipite della sura ad essere monoarticolare con la sua azione flette plantarmente la caviglia e partecipa alla flessione del ginocchio. Sviluppa la sua massima potenza quando, partendo dalla posizione caviglia flessa e ginocchio esteso si contrae per estendere il piede. Il soleo è particolarmente importante nelle discipline di resistenza (alta percentuale di fibre rosse) mentre il gastrocnemio è più un muscolo di potenza.

E’ innervato dal nervo tibiale (L4-S1).

 

ORIGINE
Testa, faccia dorsale e margine laterale della fibula; linea obliqua e arcata del muscolo soleo sulla tibia
anatomia soleo
INSERZIONE
Nel tendine calcaneare (o d’Achille) sul terzo medio della faccia posteriore del calcagno
AZIONE
Estende il piede (lo flette plantarmente) e contribuisce alla flessione della gamba
INNERVAZIONE
NERVO TIBIALE (L4-S1)

Tendinopatie del podista: addio

Che cosa fare nella riabilitazione delle tendiniti dell’Achille?

Certo va capita la gravità della tendinopatia, ma in molti casi vale la regola: l’esercizio è il miglior farmaco. Ci si può insomma curare con il rinforzo muscolare e il principale esercizio è rappresentato dal sollevamento sull’avampiede: si comincia in appoggio su entrambi i piedi, ci si solleva e si ritorna alla posizione di partenza con un solo piede. Questo permette di sollecitare il muscolo, e quindi il tendine, con una contrazione eccentrica (abbassamento) in cui il carico è maggiore rispetto a quello esercitato nella fase di contrazione concentrica (sollevamento). L’ampiezza del movimento sarà dettata dal dolore in quanto ci si dovrà fermare nella discesa pochi gradi dopo la sua insorgenza. La velocità di esecuzione deve essere sempre lenta e controllata, evitando i rimbalzi.

Sarà opportuno svolgere l’esercizio sia a ginocchia distese che a ginocchia semiflesse. In tal modo si solleciteranno le fibre del gastrocnemio (ginocchia estese) e del soleo (ginocchia semiflesse).

Gli esercizi illustrati fanno parte del protocollo riabilitativo di Alfredson che è al momento quello con maggiori evidenze mediche.

 

 

 

 

 

Al variare del dolore (diminuzione o scomparsa) si assoceranno lavori di propriocettività e reattività muscolare del piede con andature in rullata (tallone-punta) ed esercizi in spinta sull’avampiede.

Buon allenamento! E non dimenticatevi i fondamentali: mettete sempre il ghiaccio e verificate di aver scelto le scarpe giuste!

 

 

 

Cos’è la Sindrome del Piriforme

 
La Sindrome del Piriforme è causata da una eccessiva contrazione del muscolo piriforme che comprime il nervo sciatico, nel punto in cui quest’ultimo passa in profondità sotto il gluteo prima di proseguire il suo percorso verso la gamba.
Muscolo piriforme

Una sofferenza comune tra i podisti è il dolore alla parte posteriore della coscia. Il fastidio-dolore inizia dal gluteo, scende nella parte posteriore della coscia e può arrivare fino al piede. Questo problema spesso è dovuto ad un’infiammazione causata dalla compressione del nervo sciatico da parte del muscolo piriforme, il quale ha origine nell’osso sacro, si inserisce nel femore e ha la funzione di far ruotare la coscia.

La patologia in questione è chiamata Sindrome del Piriforme ed è causata da una eccessiva contrazione del muscolo piriforme che comprime il nervo sciatico, nel punto in cui quest’ultimo passa in profondità sotto il gluteo prima di proseguire il suo percorso verso la gamba. Questa sindrome è conosciuta anche con il termine “falsa sciatica”, in quanto il dolore provocato è spesso confuso con quello causato dall’irritazione del nervo sciatico da parte di una protrusione o di un’ernia a livello lombare.

Sindrome del Piriforme

La Sindrome del Piriforme può essere causata da varie anomalie come una disfunzione dell’articolazione dell’anca, instabilità del bacino oppure un’eccessiva pronazione del piede.

La diagnosi può essere fatta tramite un semplice esame posturologico o osteopatico e la cura si risolve, a secondo della gravità, con manipolazioni articolari per allineare il bacino.

Al fine della guarigione sono utili:

– esercizi di stretching mirati al muscolo piriforme, per allungare e rilassare la rigidità presente;

– esercizi di mobilità articolare, per migliorare l’efficienza dell’articolazione dell’anca e del piede;

– esercizi funzionali per ristabilire la core stability e l’equilibrio tra muscoli agonisti ed antagonisti.

In caso di infiammazione acuta, la tecarterapia e la massoterapia possono essere d’aiuto .Nei casi acuti il dolore si risolve in pochi giorni, mentre se il problema è diventato cronico il trattamento potrebbe durare qualche settimana. Solo in alcuni casi è necessario intervenire chirurgicamente per allungare il muscolo piriforme.

 

Laureato in scienze motorie, è allenatore di mezzofondo di fama nazionale

E’ diffusa la convinzione che questa patologia non possa convivere con il running. Ma una muscolatura addomino-lombale tonica e preparata puà fare un eccellente lavoro nello stabilizzare le vertebre evitando situazioni dolorose.

SERIE DI ESERCIZI PER PREVENIRE DOLORI ALLA SCHIENA

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Dolore cervicale e vertigini.

Le vertigini sono un sintomo, non una malattia. Possono essere definite come una sensazione di instabilità in relazione all’ambiente circostante. La sintomatologia vertiginosa può variare da una leggera sensazione di instabilità sino ad un’intensa sensazione di capogiro. La sensazione di vertigine potrebbe essere causata da patologie muscolo-scheletriche correlate alla artrosi cervicale.

Il problema per le persone che sviluppano delle vertigini croniche è l’abbassamento della qualità della vita e un senso di insicurezza dovuto a un non pieno controllo delle proprie capacità percettive. Artrosi cervicale e vertigini possono divenire per taluni le due facce della medesima medaglia. Attraverso esercizi preventivi siamo in grado di limitare gli effetti dell’una che diminuiranno le conseguenze dell’altra.

ginnastica per la cervicale

Le vertigini rientrano nella sintomatologia spesso associata al dolore cervicale o cervicalgia: queste manifestazioni sono a volte accompagnate da un senso di nausea e vomito. Artrosi cervicale ed ernia del disco sono due patologie spesso associate alla comparsa di sintomi quali le vertigini.

Il motivo per cui compaiono le vertigini è spesso un ridotto flusso di sangue diretto al cervello. L’ostruzione può avvenire a livello del tratto cervicale della colonna vertebrale. La colonna cervicale ha infatti, tra i suoi compiti, quello di proteggere i vasi sanguigni che portano ossigeno al cervello, in alcuni casi può capitare che problemi alla cervicale riducano la portata delle arterie vertebrali, con conseguente comparsa di vertigini.

Piccoli accorgimenti per prevenire il dolore al collo.

La prevenzione dei disturbi da artrosi cervicale, comprese le vertigini, è possibile anche attraverso tanti piccoli accorgimenti in molte delle azioni che si compiono quotidianamente.

  • Se si svolgono attività lavorative sedentarie è consigliabile cambiare posizione spesso o alternativamente alzarsi e fare anche pochi passi prima di rimettersi in posizione.
  • Quando si utilizza un computer, notebook o desktop, regolare la distanza del monitor ad almeno mezzo metro dagli occhi e più in basso del nostro sguardo. Quando si utilizza il mouse è meglio distendere l’intero avambraccio sulla scrivania, e non la sola mano.
  • Sempre quando si è seduti alla scrivania si possono utilizzare sedie dalla forma ergonomica: queste permettono di mantenere le angolazioni delle ginocchia e della schiena equilibrate.
  • Quando si è seduti mantenere un’altezza della sedia che permetta di poggiare bene le piante dei piedi sul pavimento.
  • Infine, i dolori al collo si possono prevenire attraverso l’utilizzo di specifici cuscini anatomici progettati per la salute della cervicale. Questi evitano che si assumano posizioni del collo sbagliate e, se usati con costanza, sono tra gli strumenti di prevenzione più efficaci.

Gli sport e gli esercizi indicati.

Tra gli sport più indicati per la prevenzione dei dolori alla cervicale c’è il nuoto, che rinforza le strutture muscolari senza causare traumi particolari, in quanto il corpo si trova immerso in un liquido che attutisce i movimenti e i traumi più bruschi.

Anche Yoga e Pilates, tra le diverse discipline, sono utili per la prevenzione della cervicale. Esercizi fisici mirati sull’area del collo servono a sciogliere la muscolatura e le articolazioni. Si tratta di una semplice ginnastica ripetibile tutti i giorni anche a casa o in ufficio. Questi esercizi si fanno compiendo movimenti rotatori ed oscillatori della testa, lentamente e coadiuvandosi con le mani.

Crampi alle gambe: con esercizi e prevenzione se ne limitano gli effetti.

I crampi alle gambe colpiscono molte persone, sportivi e non. Le parti più soggette a queste contratture involontarie sono i muscoli della coscia, i polpacci e i piedi. I crampi notturni, invece, impediscono a molte persone di avere un sonno tranquillo e riposante. Esistono delle buone pratiche ed esercizi preventivi però che aiutano a evitare questi dolori.

crampo

I crampi sono contratture involontarie dei muscoli volontari. Quando si è colpiti, quello che si avverte è una sensazione di dolore e rigidità della parte interessata. Tra le principali cause dell’insorgenza di crampi alle gambe ci sono:

  • Eccessivo sforzo del sistema muscolare;
  • Mancanza di sali minerali;
  • Basse temperature.

Prevenire i crampi da sforzo.

Quando un muscolo viene affaticato a un livello molto superiore a quello della norma, tende ad irrigidirsi provocando dolore e rallentando lo svolgimento del suo lavoro. Per prevenire i crampi da sforzo è necessario innanzitutto conoscere i propri limiti, non eccedere in sforzi fisici che il nostro corpo difficilmente riuscirà a sostenere. Prima di iniziare qualsiasi attività sportiva è sempre bene svolgere specifici esercizi di riscaldamento, come lo stretching, che preparano e riscaldano la struttura muscolare, predisponendola allo sforzo fisico che ci si appresta a compiere. È bene ricordarsi infine che anche il sovrappeso può essere causa di crampi: mantenere il proprio peso entro valori normali riduce l’insorgenza dei dolori alle gambe. Per questa ragione una buona pratica di prevenzione dovrà necessariamente passare anche attraverso una dieta sana.

Prevenire i crampi da mancanza di sali minerali.

Potassio e magnesio sono sali minerali che contribuiscono al rilassamento dei muscoli, mentre il calcio serve a regolare l’intensità delle contrazioni muscolari. Prevenire i crampi è possibile prestando attenzione a un equilibrio di questi elementi nel nostro organismo: ciò permette di mantenere il corretto funzionamento del sistema muscolare. Situazioni di carenza di sali minerali possono comparire a causa di un’eccessiva sudorazione oppure a seguito dell’assunzione di alcuni medicinali, come i diuretici ad esempio. Durante o dopo le attività sportive è buona regola reintegrare i sali nell’organismo, sia attraverso l’assunzione di specifici integratori, reperibili facilmente presso farmacie e supermercati, sia con l’assunzione di frutta: le banane ad esempio sono una ricca fonte di potassio.

Prevenire i crampi da basse temperature.

Il freddo può essere la causa del manifestarsi di dolori alle gambe e del loro irrigidimento dovuto a crampi. Le basse temperature rallentano la circolazione sanguigna, diminuendo l’apporto di ossigeno e altre sostanze utili al funzionamento del muscolo e questo comporta di solito una vasocostrizione con accumulo di acido lattico e irrigidimento del muscolo. I crampi da freddo si prevengono con esercizi preparativi, come lo stretching e il riscaldamento. Se, nonostante gli esercizi preventivi di riscaldamento, si è colpiti da crampi si deve distendere il muscolo e massaggiarlo per alzare la temperatura della zona interessata per far tornare la circolazione sanguigna a dei valori normali.

DOLORI MUSCOLARI

Stiramento muscolare: perché succede e quali sono i rimedi.

Lo stiramento del muscolo è molto frequente in coloro che praticano attività sportiva. È una lesione che può essere più o meno estesa e di entità meno grave rispetto allo strappo muscolare. Le fibre muscolari colpite da stiramento subiscono un allungamento abnorme, provocando dolore e piccoli versamenti di sangue che possono generare lividi ed ecchimosi. Subito dopo lo stiramento è necessario un periodo di riposo, terapie riabilitative aiutano a tornare più velocemente alle proprie attività e terapie farmacologiche possono aiutare a contrastare sia il dolore che l’infiammazione.

rimedi dolori muscolari alle gambe

Lo stiramento muscolare si presenta con un dolore forte e localizzato, dovuto ad una estensione improvvisa ed anomala delle fasce muscolari dell’area interessata, che provoca stati di alterazione della tonicità muscolare.

Oltre allo stiramento, la sollecitazione eccessiva di un muscolo può causare una contrazione involontaria e dolorosa che va sotto il nome di contrattura muscolare. In questo caso l’eccessivo carico attiva un meccanismo di difesa che induce il muscolo a contrarsi.

Tra le principali cause dello stiramento ci sono una cattiva preparazione fisica e lo svolgimento di azioni fisiche a freddo. In entrambi i casi, l’elasticità del muscolo è compromessa dalla mancanza della fase di riscaldamento e uno sforzo improvviso e più acuto, insieme con un allungamento eccessivo del muscolo, portano le fibre a tendersi e strapparsi.

 

Cure e rimedi.

stiramento muscolate sport

La cura migliore, per molte delle lesioni muscolari, compreso lo stiramento, è il riposo assoluto. In questo caso la guarigione avviene in tempi relativamente brevi, nell’arco di circa due tre settimane si ha il ritorno alle normali attività. La ripresa delle attività sportive dovrà comunque essere graduale e non immediata, per evitare qualsiasi rischio di una ricaduta ed effettuata solo a seguito di un’attenta ed oculata fase di riscaldamento.

Subito dopo aver subito uno stiramento è necessario apporre del ghiaccio sull’area interessata. Anche il ghiaccio spray funziona in questo senso, oppure il ghiaccio secco venduto nelle apposite buste e spesso riutilizzabile più di una volta. Le basse temperature riducono gli ematomi ed il gonfiore, oltre a dare un senso di sollievo ed alleviare il dolore.

Per combattere il dolore si può ricorrere all’utilizzo di farmaci antinfiammatori che possono essere assunti sia per via orale che attraverso pomate e gel. Questi ultimi sono i più consigliati in quanto non devono essere ingeriti e quindi passare attraverso lo stomaco. Allo stesso tempo hanno una doppia azione che agisce sia sul dolore che sull’infiammazione, accelerando il processo di guarigione e conseguente ritorno alla normalità.

Il ricorso ad esercizi di stretching può essere una valida cura. Questi vanno comunque eseguiti sotto prescrizione e supervisione di personale specializzato: tale pratica può essere infatti pericolosa, a seconda dell’entità e localizzazione dello stiramento, rivolgersi sempre a personale qualificato ed evitare gli esercizi “Fai da te”.