Category: 6)CIBO E BEVANDE


Un bicchiere di rosso in riva al mare: ecco le bottiglie da abbinare al pesce

Un bicchiere di rosso in riva al mare: ecco le bottiglie da abbinare al pesce
Con le giuste attenzioni il vino rosso può essere un ottimo abbinamento per il pesce (sullo sfondo il Castello di Meleto) 

L’abbinamento, una volta considerato tabù, è stato sdoganato da tempo. Dal Trentino-Alto Adige alla Valle dell’Acate in Sicilia, una selezione delle etichette più adatte.

Giovane, fresco e poco tannico. È questo l’identikit del vino rosso ideale per accompagnare molti piatti a base di pesce. Un accostamento non più insolito (anche se di recente, nel corso del G7 di Taormina, l’abbinamento tra Nerello Mascalese e ricciola ha stupito non poco il marito di Angela Merkel durante la cena ufficiale), che spinge numerose cantine italiane a insistere sulla produzione di vini dotati di caratteristiche che li rendono vincenti nel gioco dell’accoppiamento tra cibo e vino. Se le preparazioni dalla lunga cottura sono quelle che per prime hanno sdoganato l’abbinamento del pesce con il vino rosso, le barriere sono definitivamente crollate con il dilagare delle ricette e dei sapori orientali, il cui bagaglio di spezie giustifica l’accostamento anche a vini rossi di buona struttura. Considerata la ricchezza del patrimonio vitivinicolo italiano, c’è di che sbizzarrirsi. Importante è seguire alcuni suggerimenti che “correggano la postura” consentendo al vino una performance ottimale.

Un bicchiere di rosso in riva al mare: ecco le bottiglie da abbinare al pesce

Valle dell’Acate

“Il segreto è nella temperatura di servizio, che deve essere la stessa dei vini bianchi, soprattutto in estate – rivela Luca Martini, miglior sommelier del mondo 2013 -. Il vino versato in un calice ampio, raggiunge la giusta temperatura in 4/5 minuti. Questo vale sia per i rossi strutturati, sia per quelli giovani con tannini morbidi, da servire a 8/10 °C per far sì che si scaldino nel bicchiere. Nel patrimonio viticolo italiano sono presenti numerosi varietali indicati per il periodo estivo, come la Schiava, il Pinot Nero, il Sangiovese, le Barbera, il Grignolino, il Lagrein, alcuni Nebbioli scarichi e semplici. Poi il Nerello Mascalese, il Nerello Cappuccio, il Nerello Calabrese.

Per un guazzetto di gamberi rossi della Sicilia – spiega – è perfetto il Nerello Mascalese servito fresco, mentre il baccalà fritto con pomodoro e cipolle, sta benissimo con un Sangiovese della Toscana. Ancora, il tonno leggermente scottato con il sesamo, è da abbinare ai grandissimi Pinot Nero dell’Italia che si sposano anche con sushi e sashimi. L’importante è che sia un vino leggiadro, e dai tannini smussati. I vini rossi da pesce devono essere giovani, poco tannici e con un bagaglio di freschezza importante. Bisogna sapersi divertire – continua – e non fermarsi ad abbinamenti classici come quello del vino bianco con il pesce. Preparazioni come il tataki di tonno, il baccalà alla livornese e il cacciucco, sono difficilmente accostabili a vini bianchi. Bisogna capire quanto un piatto sia profumato, e scegliere un vino che lo sia altrettanto, oppure valutare quanta struttura sia presente nella ricetta. Le cotture lunghe, come brodetti, guazzetti e cacciucchi, sicuramente hanno bisogno di vini con tannini più strutturati. I piatti con una verticalità a livello olfattivo, quindi profumatissimi, o quelli di impronta asiatica, dove per intenderci c’è molto zenzero, devono essere accompagnati da vini in cui il frutto sia ben presente, e che ricordino gli ingredienti della ricetta. In Piemonte ad esempio –conclude Luca Martini- la bagnacauda in estate ‘chiama’ un Nebbiolo, o una Barbera dal tannino scarico”.

Un bicchiere di rosso in riva al mare: ecco le bottiglie da abbinare al pesce

Vigneto Manincor

Il Pinot Nero, raffinato vitigno internazionale allevato con successo in Italia, soprattutto in Alto Adige, si rivela una scelta indovinata in numerose occasioni. Elegante e fruttato, è generalmente dotato di buona freschezza e tannini discreti, caratteristiche queste che lo rendono un vero passepartout. “L’abbinamento del Pinot Nero Mason a una bouillabaisse, soprattutto se piccante e ricca, mi piace molto – spiega Helmuth Zozin della cantina Manincor -. Ma sta bene anche con un trancio di tonno appena rosolato, quasi crudo. Trovo infatti che i tannini garbati del vino ben si sposino con la componente grassa del tonno, esaltandone le caratteristiche e il sapore”. In particolare, l’annata 2015 è di grande impatto olfattivo, l’affinamento in legno non ha condizionato troppo gli aromi, e non attutisce i varietali classici, che si spingono fino al retrolfatto regalando un sorso di bella fattura e persistenza.

Di grande freschezza, perciò adatto anche ad alcuni pesci d’acqua dolce, il Blauburgunder Riserva Passion 2014 della Cantina St. Pauls: “L’elegante ricchezza dei profumi – rivela Daniela Überbacher – la delicata acidità e la morbida trama tannica lo rendono un’ottima scelta con un trancio di trota salmonata alla griglia, tenace nella consistenza e di ottima personalità aromatica”. Riuscito anche il matrimonio con molluschi e crostacei, come suggerisce Martin Foradori di Hofstätter: “Il Pinot Nero Riserva Mazon, prodotto dalle uve cresciute sull’omonimo altopiano, si distingue per il suo aroma intenso, dove si riconoscono i profumi tipici di sottobosco e piccoli frutti uniti alle note dolci delle marasche. Due anni di affinamento, in botte e in bottiglia, lo rendono un vino corposo ma al tempo stesso estremamente raffinato, ottimo per essere abbinato a un piatto di crudo di crostacei, come scampi, ostriche e tartufi”.

Un bicchiere di rosso in riva al mare: ecco le bottiglie da abbinare al pesce

Vitigno dell’azienda Castal Sallegg

Restando in Alto Adige, un rosso leggiadro adatto a piatti a base di pesce è la Schiava, vitigno autoctono vigoroso e dalla resa abbondante, tenue nei sentori caratteristici di lampone, da consumare giovane e fresco. “Rosso e pesce: un tabù da sfatare – commenta Elena Francia di Castel Sallegg -. Per rendersene conto, basta abbinare il cacciucco alla livornese con il Bischofsleiten 2015. Il caciucco, un piatto a cottura abbastanza lunga con ingredienti quali il pomodoro, il pane all’aglio e varietà di pesce dal sapore forte, si sposa perfettamente con questo vino di corpo medio, che si contraddistingue per la sua morbidezza”.

A maggior ragione, il vino Schiava si esprime al meglio se servito fresco, ed è estremamente godibile in estate, poco alcolico e indicato anche come aperitivo. Più raffinata la Schiava Grigia, come la Grauvernatsch di Cantina Cortaccia, caratterizzata da tannini particolarmente setosi che la rendono abile a bilanciare i sentori tostati tipici del pesce alla griglia, come suggerisce Othmar Donà: “Provatela con pesce spada marinato, scampi, trancio di ricciola, o anche trota, il tutto alla griglia”. Dello stesso avviso Franz Gojer, dell’omonima cantina produttrice del Santa Maddalena Classico, affinato in grandi botti di legno e particolarmente persistente: “Io stesso lo bevo quasi tutti i giorni durante i pasti, e sempre rimango sorpreso di come questo vino si adatti bene a ogni tipo di pietanza. Moderno, pieno di gioia di vivere, perfetto da portare in tavola in abbinamento a un pesce alla brace”.

Dal Piemonte, altro autoctono che si presta all’abbinamento con il pesce è il Ruchè, originario di Castagnole Monferrato. “Il Ruchè nasce nella stessa zona del Grignolino – dice Luca Ferraris dell’omonima azienda – ed è un vino che può essere più o meno di pronta beva, a seconda della condotta in vigna e in cantina. Delle quattro tipologie da noi prodotte, il Bric d’Bianc matura in acciaio e proviene da vigneti esposti a sud est, dove il sole cuoce meno il grappolo, che in vendemmia sarà particolarmente pieno e fresco”. Un vino inizialmente scontroso, e dai tannini imberbi che però aiutano a sgrassare la bocca. “Le acciughe, con il loro sapore deciso, sono dotate di quella forza che rende l’idea di un abbinamento azzeccato con il Ruchè – aggiunge Ferraris -. Così come i piatti orientali, molto speziati. Anni fa Paolo Massobrio citava un Ruchè per il sushi, e ancora oggi dobbiamo dargli ragione, soprattutto se è presente il wasabi”.

Anche il Lambrusco di Sorbara può regalare belle gratificazioni, accompagnando fritture di pesce e verdure, bilanciandone l’apporto grasso. È il caso dell’Omaggio a Gino Friedmann, dal naso intensamente floreale, e spuma persistente. “La grande freschezza, accentuata da bollicine di bella finezza, nonché il tocco finale sapido e asciutto, sono tutte caratteristiche che lo rendono non solo uno dei lambruschi più rappresentativi del comprensorio di Sorbara, ma anche un vino dalla versatilità sorprendente” afferma Carlo Piccinini della Cantina di Carpi. Un’altra versione del Lambrusco di Sorbara, dall’attacco più secco e acidità spiccata, può ben sostenere piatti impegnativi a base di anguilla. “L’anguilla ‘arost in umad’ è un piatto del territorio che si abbina molto bene al nostro Rimosso – commenta Angela Sini di Cantina della Volta –. Le caratteristiche del vino stimolano la salivazione, lasciando il palato fresco e pronto al boccone successivo. Il tocco finale è servire l’anguilla su una base di polenta di mais bianco, tipica del delta del Po, e irrorare con il fondo di cottura”.

Un bicchiere di rosso in riva al mare: ecco le bottiglie da abbinare al pesce

In Toscana, il richiamo della tradizione è forte. Il cacciucco e il baccalà alla livornese sono le ricette più consigliate per l’abbinamento con un rosso classico, come suggerisce Gabriele Farolfi di Conte Guicciardini. “Il carattere sanguigno e focoso dei vecchi marinai livornesi si ritrova nel cacciucco, antica zuppa dai sapori forti e autentici tipica della costa toscana. La freschezza e i profumi fruttati caratteristici del Chianti Colli Fiorentini si sposano perfettamente con i marcati sapori di pesce, sugo di pomodoro, e note leggermente piccanti. Il tannino presente ma delicato, aiuta a ripulire il palato e sostiene la struttura di un piatto rustico, dalla grande personalità”. Non è da meno il Piano 2015 della cantina Poggio Grande, ancora giovane e campione di freschezza, mediamente strutturato. “Si tratta del nostro vino più semplice – dice Giulitta Zamperini – un Sangiovese in purezza che non fa passaggi in legno. Le uve vengono raccolte circa due settimane prima della completa maturazione, per dare meno alcol e avere un vino leggero e dall’acidità spinta. Queste caratteristiche, compensate da percezioni di frutto croccante, lo rendono un vino piacevole e facilmente abbinabile a piatti di pesce saporiti ed elaborati, come zuppe, ma anche risotti”.

In favore del connubio tra Sangiovese e ricette marinare anche Federico Terenzi, dell’omonima azienda toscana. “Abbinare il vino rosso al pesce è un fenomeno che sta prendendo piede. Noi produciamo Morellino di Scansano, quindi siamo legati al Sangiovese. Tra le nostre referenze, la più indicata è senz’altro il Morellino di Scansano Classico, che non affina in legno. Nello stile di produzione ricerchiamo molto l’estrazione dei profumi, che donano pulizia ed eleganza al vino. L’enologo Beppe Caviola ha inoltre specificato che non facendo macerazioni troppo lunghe, che conferiscono tanta struttura al vino, il prodotto è equilibrato, profumato, con note floreali molto piacevoli. I piatti a base di pesce da abbinare al Morellino devono possedere sapori decisi. Escluderei ad esempio un branzino al sale, mentre il baccalà alla livornese è perfetto, così come il pesce cotto al forno con olive e pomodorini”. Una scoperta recente è la Malvasia Nera, ieri utilizzata come uva da taglio del Chianti Classico, oggi nobilitata e vinificata in purezza da Castello di Meleto.

“Siamo una delle aziende storiche produttrici di Chianti Classico – spiega Michele Contartese –  le nostre vigne sono al 95% di uve Sangiovese, ma abbiamo ereditato alcune piante – tra cui Malvasia – che negli ultimi anni stiamo cercando di valorizzare. Ci siamo subito resi conto che il prodotto era interessante, all’apparenza sembra un toscano al 100%, con acidità e tannini meno evidenti rispetto al Sangiovese. Nel 2014, annata non particolarmente buona, abbiamo separato la produzione di Sangiovese da quella della Malvasia, che ha registrato un’ottima performance con un prodotto più delicato, dai tannini soffici, interessante anche dal punto di vista dell’abbinamento gastronomico. Abbiamo fatto delle prove con piatti a base di pesce come il baccalà alla livornese e il cacciucco, entrambe preparazioni dai sapori evidenti, e il risultato è stato eccellente”. Un anno in barrique di terzo e quarto passaggio per maturazione e affinamento donano spessore a un vino dalla sottile trama speziata che ne prolunga la persistenza mantenendo un frutto integro e croccante.

Un bicchiere di rosso in riva al mare: ecco le bottiglie da abbinare al pesce

Cantina Roccafiore, Umbria

Anche in Umbria il Sangiovese è versatile, specialmente nella versione della cantina Roccafiore. Fresco e sapido, leggero, perfetto per zuppe di pesce e tonno appena scottato. “Tra le etichette Roccafiore, il vino rosso in assoluto più adatto a un abbinamento con piatti di pesce è il Rosso Melograno – dice Luca Baccarelli -. Si tratta di un blend di Sangiovese e Montepulciano vinificati solo in acciaio, con brevi permanenze sulle bucce. Proprio questa accortezza ci permette di ottenere un rosso leggero, dal frutto croccante e netto, poco concentrato, con tannini vellutati e dotato di ottima freschezza. Per queste caratteristiche, consigliamo di berlo fresco, soprattutto in estate”.

Un bicchiere di rosso in riva al mare: ecco le bottiglie da abbinare al pesce

Castello di Meleto

Il sud dell’Italia non è da meno quanto a vini rossi da accompagnare al pesce. In Basilicataa, Cantine del Notaio ripropone Il Protesto, un Aglianico del Vulture frizzante lievemente abboccato, molto popolare tra i contadini di un tempo “che si abbina benissimo con ricette a base di baccalà, sia in salsa di pomodoro che con peperoni cruschi fritti in padella” come specificato da Gerardo Giuratrabocchetti. Il volto raffinato e femminile della Sicilia, è rappresentato dall’autoctono Frappato, così come interpretato da Valle dell’Acate. “Sono siciliana, e l’abbinamento tra vino rosso e pesce non è certo una novità – dice Gaetana Jacono -. Un rosso leggero, con pochi tannini, si accompagna perfettamente al pesce azzurro del nostro mare. È proprio sull’arte di abbinare cibo e vino che si basa il format ‘The House of Pairing’ creato l’anno scorso presso la Casa del Gelso, nella nostra cantina. Certo è che noi nel ragusano, anzi nel vittoriese siamo fortunati, questa è la terra del Frappato doc di Vittoria, un rosso che la mia famiglia produce da sei generazioni e che per noi non ha più segreti. È fresco e prorompente, al naso è un’esplosione di lamponi, more e fiori di viola, in bocca è morbido e vellutato. Il Frappato non fa passaggi in legno, ma solo in acciaio, da qui la sua naturale freschezza. Noi lo serviamo ad una temperatura di 13/14 °C e lo abbiniamo a tonno, baccalà, salmone, sushi e sashimi”. E la sua spiccata aromaticità lo rende perfetto anche in compagnia di un profumatissimo cous cous.

Che cos’è la fermentazione del vino?

La fermentazione del vino è quel processo che trasforma lo zucchero in alcol ed è uno di quei momenti magici dove si determina il futuro del nostro vino. I meno esperti forse hanno sentito parlare di fermentazione in rosso, in rosato, in bianco e malolattica magari, rimanendo un po’ confusi sul significato delle stesse. Non vogliamo entrare in una disamina tecnica sui diversi sistemi di vinificazione, non è il nostro ruolo, ma ci piace sempre l’idea di rispondere a tutti i wine lovers che ci chiedono qualche informazione in più. Semplificando, quindi, proviamo a spiegare alcuni concetti base dei diversi metodi di vinificazione.

LA VINIFICAZIONE IN ROSSO

La vinificazione in rosso è quella che dà origine al vino rosso. Qualcuno di voi potrà definire quest’affermazione scontata, ma non è così, se pensate che esistono vinificazioni in bianco da uve rosse. Siete confusi? Tranquilli, cominciamo a semplificare. La vinificazione (o “fermentazione”) in rosso si utilizza per ottenere vini rossi attraverso una macerazione prolungata delle bucce nel mosto. Significa che per più tempo possibile si lasciano le bucce a contatto con la massa vinosa per estrarre colore, profumi e tutta una serie di sostanze che ci faranno tirare un sospiro di sollievo, quando avremo il vino nel calice. Solitamente, il tempo di macerazione delle bucce con il mosto è di 15/25 giorni, ma possiamo affermare che dipende dal tipo di vino che si vuole ottenere, dalle uve in uso e dall’annata.

LA VINIFICAZIONE IN ROSA

Se passiamo da una macerazione di 25 giorni a una di sole 6 ore o di 1 giorno, allora si parla di vinificazione in rosa. Il contatto breve con le bucce delle uve permette di estrarre profumi e mantenere un delicato colore rosa caratteristico, appunto, di questa tipologia. Anche in questo caso con tutte le varianti secondo le uve e gli scopi dell’azienda che produce.

Altra tecnica utilizzata per ottenere il vino rosato è quella detta del “salasso”. Semplice a dirsi, meno ad eseguirla, per via delle tempistiche. Si estrae una parte di liquido dal mosto che sta eseguendo una macerazione in rosso. Si fa appena iniziata in modo da ottenere un vino rosato e concentrare il rosso che sarà. Tecnica, secondo molti, che si usa sempre meno.

LA VINIFICAZIONE IN BIANCO

La vinificazione in bianco è quella che si utilizza per ottenere vini bianchi. Il sistema è sempre lo stesso della vinificazione in rosso, con la differenza che servono accortezze diverse:

  • meno macerazione e contatto con le bucce
  • eliminazione di tutte le parte verdi del grappolo
  • pressature particolarmente soffici

Il mondo del vino bianco è, spesso, complicato più del rosso. Alle volte si evita anche la macerazione stessa, separando così il mosto dalla frazione contenente le bucce. È giusto dire che oggi, rispetto al passato, ci sono produttori che nei bianchi fanno macerazioni particolarmente spinte, alla stregua di un rosso, per ottenere vini bianchi con particolare carattere. Un esempio per tutti sono i famosi “orange wines”. Dai bianchi si cerca delicatezza e profumi fini. Per questo si eseguono anche macerazioni a basse temperature, dette “criomacerazioni”, per estrarre i profumi prima di far partire la fermentazione vera è propria.

Si possono ottenere vini bianchi da uve rosse?

Certo! L’importante è evitare il contatto delle bucce con il mosto. Le bucce, spesso separate quasi immediatamente, hanno poco contatto con il mosto e servono poi una serie di attenzioni successive per avere un vino bianco.

FERMENTAZIONE MALOLATTICA

La fermentazione malolattica altro non è che una fermentazione dove l’acido malico si trasforma in acido lattico. Una particolare e selezionata specie di batteri lattici, una volta inoculati nel vino, lo trasformano facendolo diventare più morbido e piacevole. In sostanza, un vino, prima di questa fermentazione, all’assaggio avrà un’acidità dura e poco piacevole dovuta appunto all’acido malico presente nel vino. L’acido lattico, invece, rende il vino piacevole in freschezza acida, ma senza essere fastidiosa.
Vi sono produttori che non eseguono questo tipo di fermentazione, in quanto hanno bisogno di maggiore acidità per raggiungere determinate caratteristiche nel vino. Un esempio per tutti è il vino spumante. Difficilmente andrà incontro ad una malolattica, poichè è l’acidità che gli permetterà di evolversi nel tempo.

Esistono tanti altri sistemi di vinificazione ma qui abbiamo voluto citare i più comuni e soprattutto li abbiamo voluti spiegare e semplificare il più possibile. Non ce ne vogliano i più esperti di voi. Salute!

 
 

Depurarsi e disintossicarsi con il limone con associata acqua calda risponde a numerosi benefici. Ecco quali

Il limone (Citrus limon) è un frutto originario della Cina. Contraddistinto per il suo colore giallo intenso, si presta ad innumerevoli usi non solo in ambito culinario, ma soprattutto in ambito cosmetico. Già conosciuto ed usato dagli antichi Greci e Romani, specie per le sue virtù curative, risulta essere un vero e proprio elisir di giovinezza.

Tra i costituenti del limone vi sono l’acido citrico ed altri sali, che hanno la capacità di regolare l’acidità (ecco perché si consiglia si bere limone in caso di mal digestione); vitamine del gruppo B regolatrici del sistema nervoso; vitamina A che mantiene i tessuti giovani e tonici; vitamina C che svolge funzioni antiossidanti e la vitamina PP che protegge i vasi sanguigni.

Uno dei modi che ci permette di assumere tutti i benefici del limone, è consumare quest’ultimo diluito con dell’acqua. Si consiglia di assumere questa bibita specie al mattino a stomaco vuoto. È preferibile utilizzare dell’acqua di rubinetto bevuta a temperatura ambiente o appena scaldata in cui andrà spremuto mezzo limone.

Uno dei primi benefici che incontreremo sarà un aumento della diuresi (essendo il frutto fortemente diuretico). Ne conseguirà una rapida espulsione delle tossine proprio perché l’acido citrico aiuta gli enzimi, che stimolando il fegato comportano una disintossicazione dell’organismo. Un’altra importantissima funzione del limone riguarda la stimolazione del sistema immunitario.

La presenza di potassio abbassa la pressione sanguigna, mentre la vitamina C oltre a ridurre il rischio di contrarre l’influenza, viene utilizzata per chi presenta difficoltà respiratorie in caso di asma o allergie. Il limone inoltre riesce a ridurre la quantità di muco presente; insomma questo frutto sembra essere meglio di un antinfiammatorio.

Bere acqua e limone inoltre può aiutare quanti di noi presentano imperfezioni della pelle. Sempre la presenza di vitamina C riesce infatti ad uccidere alcuni batteri responsabili dell’acne. Il limone contiene inoltre ioni negativi che riescono a donare energia all’organismo durante la digestione. Bere acqua e limone inoltre contrasta stanchezza e stress, ecco perchè si consiglia di assumerla nella mattinata, per incominciare con la giusta energia la nostra giornata!

Ma il beneficio che forse più interessa, se si consuma acqua e limone, concerne il suo potere dimagrante. La presenza della fibra pectina, aiuta infatti a contrastare la fame improvvisa. Studi mostrano che se si segue una dieta alcalina, si riesce a pedere più facilmente peso. Cosa aspettiamo allora? Via libera al consumo di acqua e limone.

 

 

{}

Fare movimento

E’ fondamentale svolgere una regolare attività fisica. Scegliere attività fattibili in qualsiasi momento e che non richiedano attrezzature particolari: camminare a passo spedito per 3 volte a settimana, per almeno 45 minuti di seguito e/o salire e scendere un solo piano di scale, di seguito, per 15 minuti, un paio di volte al giorno è più semplice che prenotare campi da tennis o dover trovare una piscina in cui si possa nuotare. Non bisogna strafare e sudare eccessivamente; la chiave di lettura di un buon uso dei propri muscoli è costituita, durante l’attività fisica, da un ritmo cardiaco accettabile e dalla sensazione di piacere, con respirazione appena più frequente e profonda.

{}

Misurare i condimenti

Se siete abituati a condire ad occhio usate il cucchiaio come unità di misura dell’olio. Lo stesso cucchiaio servirà per misurare sughi o intingoli particolarmente ricchi in grassi: non più di uno per pasto. Misurare i grassi solidi con un sistema di misura a volume: un cubetto di burro grande quanto una zolletta di zucchero per persona, può essere utilizzato saltuariamente per condire (per 4 persone sarà un pezzetto grande quanto una scatola di fiammiferi), quando non si esageri con dolciumi, salumi o formaggi grassi.

Cotture light

Utilizzate tecniche di cottura semplici, con pochi grassi (non più di un cucchiaino a persona) insaporendo con erbe o aromi: imparate ricette di cucina semplici e gustose. Ricordate che, a parità di quantità e qualità, i grassi cotti sono sempre meno sani di quelli utilizzati a crudo.

Masticare con calma

Mai mangiare di fretta ma anzi meglio mettere in bocca pezzi piccoli di alimenti. Si digerisce meglio, e soprattutto, resterete sazi più a lungo. La “dimensione” del vostro boccone non dovrebbe superare il volume del vostro pollice.

 

 {}

Bere acquaL’importanza dell’idratazione per tenere attivo il metabolismo

L’acqua è un alimento funzionale determinante per il risveglio del nostro metabolismo. La dinamicità metabolica del nostro organismo infatti non si basa soltanto su un’alimentazione equilibrata. Ma dipende ed è strettamente correlata anche a un’abbondante idratazione.

L’acqua infatti, oltre ad aumentare il senso di sazietà, consente di eliminare le calorie “vuote” assunte, ad esempio, con le bevande zuccherate. Ma soprattutto, bevendo si aumenta la termogenesi che ci consente di bruciare un numero maggiore di calorie. Perché questo accade? Perché più il tessuto muscolare è idratato, più è attivo. E diventa così attivo, tanto da aumentare anche del 30% il tasso metabolico. Un incremento che inizia proprio 15 minuti dopo aver bevuto un bicchiere d’acqua, per continuare fino all’ora successiva.

Ecco perché per mantenere costantemente attivo il nostro metabolismo è necessario poter contare su una idratazione altrettanto costante bevendo, a intervalli regolari, circa due litri di acqua al giorno. In altre parole, otto bicchieri da distribuire su tutto l’arco della giornata: due al mattino, due prima di pranzo, due prima di cena e altri due da godersi durante il resto della giornata. Con un’attenzione particolare al tipo di acqua e, perché no, al gusto.

Le acque infatti non sono tutte uguali. A seconda delle loro caratteristiche e proprietà realizzano, di volta in volta, l’abbinamento più adeguato con determinati piatti e cibi. L’acqua frizzante, ad esempio, è perfetta per i piatti più corposi. Mentre l’acqua “piatta”, o liscia, è più adatta ai cibi delicati e ai dolci. E ancora, l’acqua mineralizzata si sposa perfettamente con il pesce, l’oligominerale con i primi piatti, mentre le acque ricche di bicarbonati e calcio sono le più adatte ad esaltare i secondi più sostanziosi.

Ad ogni cibo, dunque, la sua acqua. E a tutti, la corretta idratazione, per prenderci cura del nostro benessere e scrollarci di dosso i chili di troppo.


POTERE DELLE NOCI. 4 AL GIORNO SONO UN TOCCASANA

POTERE DELLE NOCI. 4 AL GIORNO SONO UN TOCCASANA
C’è chi lo definisce addirittura uno degli elisir di lunga vita e uno studio dell’Università spagnola di Tarragona (eseguito su un campione di 7.000 persone di entrambi i sessi) ha decretato che chi introduce questo frutto nella propria dieta riduce il rischio di contrarre tumori e malattie cardiovascolari. È  un frutto senza dubbio piuttosto calorico (650 kal per 100 g), ma anche ricco di moltissime vitamine e proprietà antiossidanti. Infatti, contiene elementi preziosi come proteine, fosforo, calcio, ferro, potassio, zinco. In fatto di vitamine, non mancano la B1, la B6, la E, oltre ai grassi monoinsaturi (gli omega 3 e gli omega 6), ideali per combattere il colesterolo cattivo. Ecco perché 4 al giorno sono un toccasana. Insomma, non sarà la panacea di tutti i mali ma è proprio un alimento da prendere in seria considerazione nella nostra alimentazione ed è persino quasi obbligatorio per i vegetariani (come tutta la frutta secca)! Inoltre, le noci hanno proprietà curative per l’acne (magari qualche vostro figlio ancora ne soffre!), per la pressione alta, aiutano in caso di stress fisico e mentale. In tema di beauty, l’olio di noce favorisce il rinnovamento delle cellule dell’epidermide e un decotto delle sue foglie, applicato sui capelli, li fortifica e ne previene la caduta. E per quanto riguarda il food? Se amate il pane “con”, quello alle noci è strepitoso (potete farlo anche voi in casa), per non parlare delle varie torte di cui questo frutto è un indiscusso protagonista: noci e cioccolato, frolla e noci, noci caffè e miele… (se scorrazzate un po’ sul web ne trovate a bizzeffe!). E poi, è “semplicemente” buono! Avete mai provato il gorgonzola con le noci? E quanto sia più gustoso al palato un formaggio fresco gustato insieme a un gheriglio?

Un bicchiere di vino prima di dormire fa dimagrire più in fretta!

La cena è finita, è ora di andare a letto, ma avete ancora un qual certo languorino? Sembrerebbe che alcuni abbiano trovato la soluzione: un bicchiere di vino! Questa insolita notizia viene dal Daily Mail, che cita una certa Linda Monk, 47 anni, che ha perso 3 chili in 3 settimane grazie ad un bicchiere di vino bevuto al posto di uno snack prima di andare a dormire. Sembra un paradosso, ma nel suo caso un bicchiere di vino a fine serata ha eliminato qualsiasi altra voglia di fare degli spuntini notturni (caramelle, biscotti, cioccolato..) come era sua abitudine.

Seconda testimonianza, quella di Samantha Merrit, 40 anni, che spiega che “le calorie non sembrano evere un impatto sulla bilancia. Io posso rinunciare ad un dessert senza problemi e godermi 1 o 2 bicchieri di vino 4 sere a settimana”. Il vino ha un altro vantaggio: aiuta ad addormentarsi e riduce lo stress.

Si tratta di consigli che non sono una novità e sono stati ripresi nel 2010 da Tim Ferriss nel libro “4 ore alla settimana per un corpo d’inferno”. Ferriss consiglia un bicchiere di vino per eliminare i desideri di spuntini notturni, e dunque per evitare di abbandonare la dieta e vanificare le rinunce a cui ci è sottoposti per dimagrire.

Prima di questo, uno studio condotto dall’Università di Harvard su un gruppo di 20.000 donne: era stato notato che quelle che bevevano  mezza bottiglia di vino al giorno avevano un minor rischio di sviluppare l’obesità rispetto alle altre.

Detto cio’, è sempre giusto ricordare le buone norme essenziali di moderazione: se l’abuso di cioccolato e di snacks notturni è pericoloso per la linea, l’abuso di alcol è pericoloso per la salute!

Vino, anche il bianco fa bene: un bicchiere al giorno protegge cuore e reni

Uno studio coordinato dall’Università di Milano e pubblicato sulla rivista Plos One dimostra che gli effetti positivi sulla salute non sono un’esclusiva del rosso. Anche assunto in minime dosi, il bianco grazie all’acido caffeico rafforza la protezione del sistema cardiovascolare

IL VINO rosso perde l’esclusiva: ora si sa che anche un bicchiere di vino bianco al giorno protegge cuore e reni. A dimostrarlo è un recente studio pubblicato sulla rivista Plos One e coordinato dall’Università di Milano in collaborazione con l’Università di Torino, di Pisa e l’Ospedale Versilia di Viareggio. Lo studio dimostra che l’acido caffeico contenuto nel vino bianco – assunto anche in minime dosi – rafforza la protezione del sistema cardiovascolare, aumentando la biodisponibilità di ossido nitrico.

Non solo rosso. La dieta mediterranea è universalmente considerata un valido modello di alimentazione sana utile alla riduzione dei problemi cardiovascolari che insorgono con l’aumentare dell’età e delle condizioni di stress. Tradizionalmente viene associato a questa dieta il vino rosso i cui effetti benefici sono dovuti soprattutto ad una molecola chiamata resveratrolo capace di stimolare un antico meccanismo di difesa selezionato dall’evoluzione che protegge le cellule umane dai danni genetici. Un paio di bicchieri di vino rosso, in sostanza, hanno un effetto protettivo contro lo stress e producono effetti benefici sulla salute. L’ultimo studio a rivelare qualità e meccanismi del resveratrolo è stato condotto presso lo Scripp Institute e pubblicato sulla rivista Nature. Ma ora questa nuova ricerca italiana fa spazio anche al vino bianco. Già in passato alcuni studi coordinati da Alberto Bertelli dell’Università degli Studi di Milano (Dipartimento Scienze Biomediche per la Salute) avevano suggerito come alcuni composti (Tirosolo ed Idrossitirosolo) presenti nel vino bianco e comuni all’olio extra-vergine di oliva potessero avere un effetto benefico sul sistema cardiovascolare, che comprende non solo il cuore e i vasi sanguigni, ma anche il rene.

La protezione dell’acido caffeico. Il nuovo studio si focalizza su altri componenti del vino bianco ed in particolare sull’acido caffeico. I ricercatori hanno dimostrato come questa sostanza contribuisca in maniera importante alla protezione del sistema cardiovascolare attraverso un meccanismo di azione che coinvolge l’ossido nitrico. Gli autori hanno, infatti, dimostrato, in vitro ed in vivo, come bassissime dosi di questo acido fenolico possano aumentare la biodisponibilità di questa molecola con importanti effetti cardioprotettivi e nefroprotettivi. E’ stato, inoltre, dimostrato che a livello genico l’acido caffeico modula l’espressione di geni coinvolti nella protezione del sistema cardiovascolare e nell’inibizione della morte cellulare programmata. Questi dati forniscono una spiegazione ulteriore agli effetti positivi del consumo moderato di vino bianco che erano già stati riscontrati in clinica su pazienti nefropatici e rappresentano un’alternativa per i soggetti che per gusti personali o per intolleranze non hanno la possibilità di consumare vino rosso.

Il Nobel per l’ossido nitrico. L’ossido nitrico è salito alla ribalta nel 1998 quando venne attribuito il Premio Nobel a Louis Ignarro proprio per la scoperta del ruolo dell’ossido nitrico come molecola essenziale nel funzionamento del sistema cardiovascolare. Si tratta di una molecola minuscola, appena un atomo di ossigeno e uno di azoto, che però ha numerosi e importantissimi ruoli nel nostro organismo ed è quindi diventata protagonista della ricerca cardiovascolare (e non solo). Negli anni i ricercatori hanno verificato che un deficit di ossido nitrico, oltre ad aumentare il rischio cardiovascolare, è associato a disturbi della memoria, Alzheimer, problemi alla vescica. E si è visto anche che l’ossido nitrico può ridurre la crescita dei tumori.
Quanti bicchieri? I risultati dello studio sono stati ottenuti utilizzando dosi estremamente basse tali da poter essere raggiunte con il consumo di uno/due bicchieri di vino bianco al giorno. Gli esperti consigliano, quindi, così come per il vino rosso, di consumare due bicchieri al giorno di vino bianco, sempre durante i pasti e mai a stomaco vuoto.

 

Cuore

 

 

 

 

 

 

 

BICCHIERE SUPERSTAR

Per il bene del cuore, quindi, occorre considerare che una dose quotidiana “moderata” (e quindi con effetti protettivi), è stimabile intorno ai 24-36 grammi di etanolo per gli uomini (2-3 bicchieri) e 12-24 per le donne (1-2 bicchieri). Ed è bene anche bere regolarmente: il bicchiere “una tantum” non serve a nulla in questo senso. «Un consumo moderato di bevande alcoliche riduce significativamente la mortalità per aritmie, il rischio di infarti e di ictus», precisa Rizzoni: «Non c’è ragione di scoraggiare l’abitudine a berne modeste quantità, ma non è nemmeno il caso di fissarsi su questa sostanza fino a iniziare ad assumerne a scopo profilattico o terapeutico». 
Il che, fatte le debite distinzioni di gusto e culture, si può dire anche del tè verde, che ha un effetto antiossidante e chi lo sceglie sembra rischiare meno di essere colpito da ictus cerebrale: chi beve regolarmente almeno tre tazze di tè verde al giorno hanno un rischio inferiore del 20 per cento circa di sviluppare ictus.

Latte, frutta arancione, vino o the. La scienza è a caccia del perfetto salvacuore. ma, pur confermando la lista dei cibi buoni e di quelli cattivi, i cardiologi finiscono con ripetere la solita vecchia litania: per proteggere il cuore nella persona sana non serve altro che una dieta equilibrata, che offra tutti i nutrienti e le vitamine necessari. E soprattutto, non bisogna confidare solo sull’alimentazione, come ricorda una ricerca condotta su quasi 21 mila maschi seguiti per 11 anni all’Istituto Karolinska di Stoccolma, pubblicata su “Journal of American College of Cardiology”. Per risparmiare almeno un infarto su cinque nei maschi adulti bisogna puntare sul pokerissimo. I cinque assi? Bere poco, non fumare, fare una dieta sana, muoversi regolarmente e controllare il peso corporeo.

 

Quell’albero del pane più nutriente del pane

di Gianfranco Cucchi

Chiamato anche “pane dei poveri” la castagna è stato per secoli il principale alimento per i contadini abitanti delle terre alte.

timthumb.php

La castagna è il frutto povero del nostro territorio. Da noi non esistono vere coltivazioni e la raccolta delle castagne avviene per lo più per consumo domestico. La castagna, a onor del vero, non è il frutto del castagno, ma il frutto è il riccio e la castagna ne costituisce il seme. Se dalle nostre parti non ha un particolare valore economico tuttavia la castagna ha un alto valore nutritivo e salutare. Basti pensare che sotto la voce “chestnut”, castagna in inglese, in Publimed, principale biblioteca medica scientifica a livello mondiale, sono contenute 5.534 voci bibliografiche.

Il castagno veniva chiamato l’albero del pane , “l’italico albero del pane” come lo definiva il poeta Giovanni Pascoli e la castagna costituiva il pane di montagna in quanto era il principale alimento per i contadini abitanti delle terre alte, chiamato anche pane dei poveri. Ha un valore nutrizionale assimilabile al pane integrale. Anche se non è un cereale e pertanto è privo di glutine quindi può essere consumato anche da chi soffre di celiachia. Ma rispetto al pane ha un più elevato potere nutritivo.

La castagna è costituita per il 50% da acqua, il 45% da carboidrati complessi quali l’amido, ma è in particolare ricca di sali minerali, potassio, fosforo, magnesio ferro, calcio, manganese, rame e zinco. È particolarmente ricca di vitamine del complesso B, B1 , B2, B3 (PP) , B5,B6 , acido folico (B9) vitamina C, acido aspartico, acido glutammico e aminoacidi quali arginina, alanina, glicina e leucina.. Ha un basso contenuto di grassi per cui non è controindicata nei soggetti cardiopatici.

Il potere calorico di 100 grammi di castagna crude equivale a 150 calorie, di caldarroste 190 calorie, di castagne secche 287 calorie e di 343 calorie in un etto di farina. È un alimento particolarmente indicato in gravidanza, per la presenza di notevoli quantità di vitamine, ed essendo energetico e ricostituente può giovare al sistema muscolare e nervoso, negli stati di convalescenza, negli astenici, anemici, in caso di stress in chi fa pratica sportiva regolare e o intensa. Inoltre essendo ricche di fibre è d’aiuto nel combattere la stipsi.

Le foglie di castagno, sono ricche di tannino (9%) e un tempo il loro decotto veniva impiegato come adiuvante nelle bronchite acute, nella pertosse e nei reumatismi. La castagna non è indicata in coloro che soffrono di diabete mellito, di colite, di obesità e di aerofagia.

Può costituire un piatto principale e non è preferibile l’assunzione a fine pasto, insieme al pane o altri cereali cotti, in quanto produce fermentazione con produzione di gas e conseguenti gonfiori intestinali e meteorismo. È importante assumerle ben cotte e masticarle a lungo per favorire l’azione degli enzimi digestivi contenuti nella saliva.

Due bicchieri di vino al giorno levano l’infarto di torno

di Gianfranco Cucchi

Circa 17 mila decessi all’anno vengono imputati all’eccesso di alcool, ma una equilibrata dose quotidiana di buon “nettare d’uva” scongiura un sacco di malanni.

Vino Sforzato Valtellina2

Tutti conoscono i danni che l’alcool produce sulla salute delle persone ed i problemi sociali e sanitari che ne nascono dall’abuso. Questa piaga, purtroppo, che porta spesso ad incidenti stradali e persino ai suicidi, affligge anche le giovani generazioni. Circa 17 mila decessi all’anno vengono imputati all’eccesso di alcool. Ma in medicina da molti anni sono noti i benefici di un consumo moderato di vino al giorno.

Più di cento studi prospettici evidenziano un rapporto inversamente proporzionale tra consumo moderato di vino e rischio di infarto, ictus ischemico, vascolopatia periferiche, arresto cardiaco e decessi dovuti a cause cardiovascolari. La riduzione del rischio, in tutti questi casi, può variare dal 25 al 40 per cento.

Il nesso causale tra consumo moderato di vino e la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari si è osservato sia negli uomini che nelle donne. È positivo non solo per le persone affette da patologie cardiache, ma anche per coloro che sono ad elevato rischio di sviluppare infarto, ictus o morte per problemi cardiovascolari, in particolare nei pazienti affetti da diabete di tipo 2 e ipertensione. I benefici vengono osservati anche nel caso dei pazienti più anziani.

Due recenti studi pubblicati su prestigiose riviste internazionali confermano queste osservazioni. Il primo si può leggere sul “New England Journal of Medicine” a cura dei ricercatori della Harward School of Pubblic Healt che hanno seguito per 12 anni 40.000 uomini che consumavano due bicchieri di vino al giorno ai pasti e hanno osservato una riduzione del 35% del rischio di infarto miocardico. La seconda ricerca è stata pubblicata su “European Heart Journal” dai medici del Brigham and Women’s Hospital di Boston che hanno analizzato 1818 uomini già colpiti da infarto miocardico ed in 20 anni hanno osservato una riduzione di mortalità per malattie cardiovascolari pari al 42% e del 14% per altre cause..

Ma perché un consumo moderato di vino può avere benefici sulla salute. Quali sono i presupposti fisiopatologici? Prima di tutto può aumentare i livelli delle lipoproteine ad alta densità (HDL o colesterolo buono) chiamate anche “spazzini” delle arterie che portano il colesterolo nei depositi “pulendolo” dalle arterie con una maggiore protezione dalla malattia aterosclerotica. Inoltre il consumo moderato di alcool è stato associato ad altri cambiamenti positivi come un aumento della sensibilità all’insulina ed al miglioramento dei fattori che influenzano la coagulazione come l’attivatore tissutale del plasminogeno, il fibrinogeno, il fattore di Von Willebrand e il Fattore VII di coagulazione che sono implicati nella formazione dei trombi.

Il termine consumo moderato potrebbe essere frainteso. In alcune ricerche si passa ad una quantità inferiore al bicchiere al giorno mentre in altre fino a quattro. Anche il concetto di bicchiere può essere arbitrario. Si può parlare di consumo moderato quando i benefici dell’assunzione sono chiaramente maggiori dei rischi. I ricercatori sono attualmente orientati a definire un moderato consumatore chi beve due bicchieri di 150 ml di vino al giorno se uomo e un bicchiere al giorno se donna. È importante anche come si beve perché bere sette bicchieri al sabato sera e poi non bere per il resto della settimana è dannoso per la salute mentre bere due bicchieri di vino al giorno ai pasti può essere benefico.

È importante infine non dimenticare che la lotta alle malattie cardiovascolari passa soprattutto per l’adozione di stili di vita salutari come non fumare, fare attività fisica, una sana alimentazione, la lotta all’obesità, all’ipertensione e al diabete

Frutta secca: fa dimagrire e allunga la vita

La frutta secca non fa male e non fa ingrassare. Non si contano più gli studi scientifici che sfatano uno dei luoghi comuni più diffusi su questi alimenti, amati da molti ma tenuti lontano da chi è a dieta. La conclusione di questa analisi è che il consumo di frutta secca non è associato ad un maggiore rischio di obesità neanche a lungo termine. Tra l’altro, la frutta secca essendo ricca di fibre dà un profondo senso di sazietà e di gratificazione del palato. L’importante è mangiarla nelle giuste quantità e in sostituzione piuttosto che in aggiunta ad altri alimenti. Anche perché fa bene alla salute: un recente studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha dimostrato che inserire nella nostra dieta giornaliera una moderata quantità di nocciole, mandorle, noci, noccioline o pistacchi allunga la vita riducendo del 29% il rischio di malattie cardiovascolari e dell’11% il rischio di tumore. Un altro studio ha dimostrato che il consumo di due porzioni da 30 grammi al giorno di frutta oleosa fa diminuire il colesterolo totale e quello LDL ed aumenta invece l’HDL, il cosiddetto colesterolo buono. Il consumo di frutta secca oleosa è indicato anche nell’alimentazione dei vegetariani perché dà proteine verdi: 50 grammi di noci con insalata e pane sono un piatto completo e leggero. Gli unici che devono starne alla larga sono i soggetti che soffrono di allergie specifiche e chi è obeso. Per scoprire quali sono i benefici della frutta secca e quante calorie fornisce abbiamo intervistato Alessandra Bordoni, docente di scienza dell’alimentazione presso l’Università di Bologna, che si è occupata del progetto di Educazione Nutrizionale “Frutta secca è benessere”

Frutta secca: fa dimagrire e allunga la vita

Il caffè espresso è la bevanda nazionale Italiana. Due tazzine al giorno, una al mattino e una dopo pranzo, sono quasi d’obbligo.C’è chi lo preferisce lungo, chi ristretto, chi amaro, chi zuccherato, comunque sia il sapore amaro e il colore scuro di questa bevanda profumatissima scandiscono la giornata di moltissime persone e non solo nel nostro paese.La qualità più pregiata di caffè è l’Arabica che rappresenta più del 50% della produzione mondiale.

Proviene dall’Etiopia dove cresce nelle regioni più montuose ed è sensibile al caldo e all’umido.Il chicco di caffè è il seme della pianta ed è quindi all’interno del frutto.Negli ultimi due secoli il caffè è stato oggetto di numerosi studi e nessuno ha mai dimostrato che faccia veramente male.Tante ricerche dimostrano invece gli effetti benefici del suo principale composto attivo: la caffeina.

La caffeina, scoperta nei primi dell’800 in Germania dal dott. Ferdinand Runge stimola il sistema nervoso centrale e sviluppa la concentrazione. Gli studi più recenti hanno anche sfatato alcune radicate credenze e tra tutte quella secondo cui il caffè disturba il sonno.In dosi ragionevoli il caffè non fa male al cuore e può anzi concorrere all’azione preventiva di alcune importanti patologie come il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson.Ma la domanda che tutti si pongono è: il caffè fa ingrassare o fa dimagrire?

Quanto a calorie, una tazzina di caffè ne contiene poco più di 2, ma attenzione, solo se non vengono aggiunti latte e e zucchero e se non viene in alcun modo corretto.Molte persone, soprattutto nei paesi stranieri, amano addolcire il caffè non solo con dolcificanti quali zucchero o miele, ma anche con creme di diversi gusti e in genere a base di panna, e per questo un abuso di caffè può portare ad un aumento ponderale.

Chi invece beve il caffè al naturale, può beneficiare dell’effetto eccitante della bevanda che stimola il metabolismo favorendo la perdita di peso, senza pensare troppo alle calorie. C’è anche chi assume caffè sotto forma di pasticche o capsule facilmente reperibili in erboristeria, un vero e proprio concentrato di caffeina che aiuta a bruciare i grassi e secondo alcuni stimola anche la circolazione tanto da essere un ottimo rimedio anti-cellulite.

Le opinioni in fatto di dimagrimento, quindi, sono tutt’ora molto controverse.

Chi parla di potere dimagrante del caffè non può prescindere dal fatto che alla base ci deve essere un regime alimentare equilibrato e ipocalorico. Non è possibile pensare di perdere peso semplicemente bevendo qualche caffè al giorno. lo stesso vale per altre bevande considerate stimolanti e dimagranti come per esempio il matè molto diffuso in Argentina e nei paesi dell’America latina in genere.

Anche in questo caso l’effetto dimagrante di questa bevanda è nullo se non coadiuvato da una sana dieta e da molta attività fisica.

Le creme e le maschere a base di caffè da applicare sulle zone dove maggiormente si formano accumuli adiposi, invece, sono molto efficaci. Dal punto di vista cosmetico il caffè quindi è un vero alleato nella lotta contro gli i estetismi causati dalla cellulite e solo in questo caso è possibile abusarne!

 

Peperoncino, l’elisir di salute e bellezza che combatte anche il dolore

Facilita la digestione, aiuta a prevenire le malattie cardiovascolari e secondo alcuni esperti ha un ruolo importante anche come sostanza anti-cancro e come anti-dolorifico. Da una recente ricerca pubblicata sul Journal of Medicinal Chemistry, infatti, è emerso che è anche in grado di bloccare la percezione del dolore. Non è una medicina, ma il peperoncino che, tra l’altro, si rivela prezioso anche in campo cosmetico aiutando a controllare il peso, a combattere la cellulite e la caduta dei capelli. L’oro rosso della tavola sarà protagonista della quarta edizione di “Rieti Cuore Piccante“, la Fiera Mondiale del peperoncino che si svolgerà dal 28 al 31 agosto a Rieti e nell’ambito della quale sarà presentato anche il libro “La salute e il peperoncino” che raccoglie gli studi scientifici che dimostrano i positivi effetti sulla salute che può avere un’assunzione moderata e intelligente del capsicum annum, nome scientifico del peperoncino. Ecco tutte le virtù di questo super-food da gustare in cucina ogni volta che è possibile

– Antidolorifico

Il peperoncino può togliere il dolore. Lo dimostrano degli studi medici portati avanti e approvati dalla FDA, l’ente americano per i farmaci e l’Emea, agenzia europea del farmaco. Infatti, la capsaicina, ingrediente responsabile dell’effetto piccante, trasferita su un cerotto, è in grado di eliminare per tre mesi il dolore neuropatico (tranne quello diabetico). Il principio attivo contenuto in questo tipo di cerotto è la capsaicina, una sostanza contenuta solitamente nel peperoncino che è un “agonista selettivo” del “recettore vanilloide potenziale transiente 1” (TRPV1). Ciò significa che stimola il recettore TRPV1, riscontrato nei recettori del dolore nella pelle. Il cerotto contiene dosi elevate di capsaicina che sono rilasciate in modo rapido e che inducono un’ultrastimolazione dei recettori TRPV1. Per effetto della stimolazione eccessiva i recettori diventano “desensibilizzati” e non sono più in grado di rispondere agli stimoli che normalmente provocano dolore nei pazienti con dolore neuropatico periferico.

Proprietà nutrizionali
Il peperoncino è un alimento poco calorico essendo composto come tutti i vegetali, prevalentemente di acqua, ma al tempo stesso è ricco di vitamine e di sali minerali. Potassio e fosforo, in particolare, sono tra i sali minerali più abbondanti, mentre le elevate quantità di vitamina C in esso contenute, lo rendono un prezioso alleato per mantenere in efficienza il sistema immunitario. Antiossidanti come carotenoidi e flavonoidi sono presenti in buone quantità e contribuiscono a combattere i radicali liberi nell’organismo contrastando quindi i fisiologici processi di invecchiamento

CARATTERISTICHE NUTRIZIONALI DEL PEPERONCINO
Valori medi per 100 g
Peperoncino rosso, crudo Peperoncino verde, crudo
ENERGIA kcal
(kJ)
40
(167.2)
40
(167.2)
Acqua G 88.02 87.74
Proteine G 1.87 2.00
Carboidrati G 8.81 9.46
Grassi G 0.042 0.20
– Di cui saturi G 0.042 0.021
– Di cui monoinsaturi G 0.024 0.011
– Di cui polinsaturi G 0.239 0.109
Colesterolo mg 0 0
Fibre G 1.15 1.5
Sodio G 9 7
SALI MINERALI E MICROELEMENTI
Potassio mg 322 340
Magnesio mg 23 25
VITAMINE
Vitamina A mg 52 59
Tiamina (Vitamina B1) mg 0.072 0.090
Riboflavina (Vitamina B2) mg 0.086 0.090

 

IL VINO ROSSO COMBATTE LE CARIE

 

polifenoli contenuti nel vino rosso e nell’uva combattono la carie.

Smentiti da un recente studio i risultati benefici sul cuore, il vino rosso mostra però dei promettenti risultati anticarie. Una buona ragione per concedersi un bicchiere di tanto in tanto, con moderazione.
Lo dice una ricerca del Consiglio nazionale di ricerca spagnolo, pubblicata sulla rivista Journal of Agricultural and Food Chemistry.
I problemi dentali sono molto comuni- spiegano gli studiosi- la perdita dei denti e le carie sono diffusi nel 60-90% della popolazione mondiale, ma il vero problema si crea quando i batteri nella bocca costituiscono i cosiddetti biofilm, delle vere e proprie comunità difficili da estirpare. I biofilm producono placca e degli acidi che iniziano a danneggiare i denti, contro i quali acqua, spazzolino e un dentifricio a base di fluoro hanno un effetto limitato.
UN BICCHIERE DI ROSSO MEGLIO DEL COLLUTTORIO
I colluttori antimicrobici, invece, possono cambiare il colore delle gengive e alterare il gusto, per questo si finisce per non usarli quanto si dovrebbe. Ed è qui che entrano in gioco i polifenoli, contenuti nel vino e nei semi dell’uva, che producono l’effetto di rallentare la proliferazione dei batteri.
LA RICERCA
La dottoressa Maria Victoria Moreno-Arribas e il suo team hanno creato dei biofilm costituiti da batteri dannosi per la salute dentale, immergendoli poi in composti di vino rosso, vino rosso senza alcol, vino ed estratto di semi d’uva e acqua con 12% di etanolo. Il risultato è stato che il vino, in tutte le sue declinazioni, si mostrava efficace nel disintegrare i batteri.

Vino rosso in quantità moderate, e poi cioccolato, frutta e verdura, tè verde e caffè. Ma anche il fegato, che non tutti gradiscono ma che sembra essere un vero toccasana. Ecco la dieta anti-glaucoma realizzata dagli studiosi dell’Università di Valencia, in Spagna. I ricercatori specificano che non si tratta di una vera e propria terapia contro questa malattia, una patologia oculare che secondo l’Oms colpisce 55 milioni di persone nel mondo e può portare effetti gravi come ad esempio la cecità.

PEPERONCINO UTILIZZATO COME FARMACO ANTIDOLORIFICO

Tra le tante qualità del peperoncino ce n’è una che promette di farne, in futuro, un efficace farmaco antidolorifico naturale. La spezia rossa utilizzata fin dall’antichità oltre ad essere antibatterico, ricco di vitamina C, antiossidante, digestivo e rimedio naturale contro il raffreddore, è in grado anche di bloccare alcuni ricettori che inviano segnali di dolore. Lo studio, condotto dal PurduePharma, società farmaceutica privata statunitense, è pubblicato sul Journal of Medicinal Chemistry. Questa virtù del peperoncino deriva dal suo principio attivo, la capsaicina, sostanza che provoca il tipico senso di bruciore, perché inganna il recettore TRPV-1 facendo credere al nostro organismo che ci troviamo in presenza di temperature elevate e mettendo in moto una serie di meccanismi per abbassarle. I ricercatori si sono concentrati su una serie di composti simili per trovare quello con minori effetti collaterali e maggior efficacia e sicurezza, e, dopo averne testati oltre due dozzine in laboratorio e su animali, uno è stato scelto per il test clinico.

Consumare una banana al giorno aiuta a prevenire l’ictus, l’infarto e il tumore renale. Specie nelle donne over 50.

L’alleato delle donne? Si trova dal fruttivendolo. Si tratta della banana che, grazie alle alte dosi di potassio in essa contenute, secondo un gruppo di scienziati dell’Albert Einstein college of medicine di New York può scongiurare il rischio di ictus nelle donne nel 27% dei casi.

Lo studio, pubblicato sulla rivista specializzata dell’American heart association, si è basato sul monitoraggio continuo di più di 90 mila donne di età compresa fra 50 e 79 anni, per un periodo di undici anni.

Inizialmente le “cavie” hanno assunto 2,611 milligrammi al giorno di potassio. Poi via via le dosi sono state aumentate, al punto che gli scienziati si sono resi conto delle proprietà benefiche del potassio proprio relativamente al rischio di ictus nelle donne in menopausa.

IL POTASSIO ABBASSA IL RISCHIO INFARTO

Lo studio ha preso in esame solo il minerale assunto con la dieta – quindi attraverso le banane, ma anche le patate e i fagioli – e non quello derivante dagli integratori. Si sono così resi conto che chi assume dosi costanti di potassio – l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda almeno 3,510 mg al giorno – rischia il 12% in meno di avere un infarto e il 16% in meno di avere un’ischemia.

NE BASTA UNA AL GIORNO PER MANTENERSI IN SALUTE

Considerando che, mediamente, una banana contiene 430 mg di potassio, è facile intuire che ne basta una al giorno per costruire un vero e proprio scudo naturale contro queste patologie. E non finisce qui: fra le pazienti analizzate che non avevano la pressione alta, l’assunzione di questo frutto si è dimostrata ancora più preziosa, diminuendo il rischio del 27%, per quanto riguarda l’ictus ischemico, e del 21% per le altre forme di ictus.

Insomma, questo frutto esotico ma così familiare è un vero e proprio alleato della salute, specialmente per chi è un po’ più avanti con gli anni. Anche perché lo stesso studio ha dimostrato che l’assunzione continua di potassio riduce del 10% il rischio di morte prematura

Clipart cuore

Nel 1979 è stato dimostrato per la prima volta che fra i vari fattori alimentari che esplicano un effetto positivo sulle coronarie, la relazione più alta è quella con un moderato consumo di vino, che riduce al 30% il rischio di cardiopatie ed ictus.

L’alcool, in dosi moderate, è in grado di favorire una pulizia delle arterie abbassando il colesterolo cattivo che in eccesso si deposita sulle pareti e favorendo la diuresi, aumentando così la capacità del nostro organismo di espellere le sostanze tossiche. Azione anticolesterolemica è supportata anche dalla vitamina C presente, ovviamente, anche nella composizione chimica del vino.

Anche alcuni elementi minerali presenti nel vino hanno funzione protettiva dei vasi sanguigni e del cuore, soprattutto il magnesio, agendo come anticoagulante per la prevenzione della formazione di trombosi ed il potassio, in grado di conferire tonicità ed elasticità al cuore. Il silicio, invece, contribuisce a dare omogeneità alle pareti delle vene e delle arterie, mentre il cromo svolge una azione di prevenzione contro l’arteriosclerosi evitando l’accumulo di colesterolo.

Influssi positivi sono poi riscontrabili anche nella composizione del sangue, dove il vino diminuisce l’aggregazione delle piastrine favorendo la fluidificazione del sangue prevenendo quindi arteriosclerosi ed infarti.

Non per niente si usa affermare che “il vino fa buon sangue“! Le sue proprietà sembrano infatti garantire anche una maggiore protezione contro il fumo aumentando la vita media di 2-3 anni ai soggetti coinvolti in questo vizio. Gli acidi presenti nella composizione chimica sono inoltre in grado di svolgere un’azione terapeutica e disintossicante, riducendo il tasso di urea nel sangue.

E’ però necessario ricordare che non esiste un vino in particolare in grado di svolgere tutte queste azioni, bensì è necessaria l’assunzione di differenti tipologie di prodotti anche in base agli effetti che si vogliono ottenere.

Tuttavia i farmacologi affermano che il vino di buona qualità è anche quello che ha effetti migliori. Sicuramente, dai vigneti di collina nasce una bevanda più ricca di polifenoli, così come dalle piante che hanno subito uno stress: la vendemmia verde, cioè l’asportazione anticipata di oltre il 50 per cento dei grappoli, provoca, infatti, uno stress alla vite, ma migliora la qualità del vino che è ricavato dai grappoli che rimangono, aumentando anche il tasso di polifenoli e antocianine. La scelta potrà quindi ricadere sui grandi rossi italiani: BrunelloBaroloChianti,AmaroneSagrantino (il vino con il più alto tasso di polifenoli).