Category: Cibo


Mangiare piccante per vivere più a lungo?

Per 13 persone su 100 sì, secondo uno studio scientifico americano

Dottor Emanuele Fanella, Biologo nutrizionista – 26 Febbraio 2020

Mangiare molto cibo piccante riduce, del 13%, la mortalità.
Questo è il risultato di uno studio scientifico americano, condotto su 16.000 persone.

Da decenni la scienza dell’alimentazione sostiene che la regolare attività fisica e l’equilibrata alimentazione donano all’organismo la massima efficienza psico-fisica proteggendolo dall’invecchiamento precoce e riducono il rischio di contrarre malattie importanti (e tutto questo con evidenze scientifiche certe).

I ricercatori del Larner College of Medicine dell’Università del Vermont hanno esaminato un campione con uno stile di vita quotidiano, diciamo, non ottimale (maschio bianco, giovane, di origine messicana, sposato, fumatore e consumatore di alcool, di verdure e carne, con basso livello di colesterolo buono HDL) ed hanno rilevato che vive più a lungo perché nella sua dieta quotidiana è sempre presente il chili, il peperoncino rosso tanto amato nel sud Italia e inserito tra gli alimenti della dieta mediterranea.

Il calo della mortalità è soprattutto dovuto alla diminuzione delle cause cardiovascolari, che ogni anno uccidono più di 4,3 milioni di persone in Europa e sono causa del 48% di tutti i decessi (54% per le donne, 43% per gli uomini).

Peperoncino rosso

I peperoni fanno parte della famiglia delle solanacee che conta un centinaio di generi e oltre 2000 specie, tra le quali i pomodori, le melanzane, i peperoncini, le bacche di goji e anche le patate.
Il colore rosso di alcuni di questi ortaggi, come pomodori e peperoni, identifica la presenza di licopene, un potente antiossidante, che unito alla presenza di altre sostanze importanti, come la vitamina C, ha un effetto benefico e protettivo sull’organismo.
Il chili o habanero (nome spagnolo del peperoncino) contiene capsaicina, un alcaloide artefice del gusto piccante, che resta sia nel frutto fresco che essiccato, sia nella polvere e quindi anche in tutte le preparazioni che lo contengono, come ad esempio il curry.

In caso di Diabete e Obesità

I Transient Receptor Potential (TRPV-1), recettori termici presenti nella nostra bocca, vengono stimolati dalla capsaicina facendoci percepire quella sensazione di calore che in realtà non c’è.
Questo innesca le difese che il nostro organismo di solito utilizza per contrastare il calore: sudorazione, vasodilatazione periferica, rossore e calore quando l’alcaloide è a contatto con la pelle.
Quindi secondo questo studio la stimolazione dei recettori termici è in grado d’incentivare una serie di meccanismi cellulari quali il catabolismo lipidico e la termogenesi, e di conseguenza ci fa metabolizzare meglio i grassi.
Questa funzione è molto importante in caso di obesità e diabete, al punto che il peperoncino potrebbe entrare a far parte della dieta di questi pazienti.

Altri studi scientifici avevano già evidenziato le proprietà antibatteriche della capsaicina, che secondo gli autori americani potrebbero anche contribuire a selezionare il microbiota intestinale che protegge lo stomaco dall’Helicobacter pylori, causa principale di ulcere e gastriti, sfatando così il luogo comune che il peperoncino faccia male allo stomaco.

Peperoncino, Ipertensione e Grana Padano

È anche probabile che la capsaicina (provocando l’aumento del metabolismo dei grassi) combatta l’ipercolesterolemia e l’ipertensione modulando il flusso del sangue nelle coronarie.

Da alcuni anni molti studi clinici hanno dimostrato che alcuni cibi possono aiutare in caso di pressione alta (uno dei fattori che possono scatenare l’infarto cardiaco). Tra questi, un importante studio realizzato dall’Unità Operativa di Ipertensione dell’Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza, guidata dal Dr. Giuseppe Crippa ha dimostrato che in 30 pazienti ipertesi il consumo quotidiano di 30 grammi di Grana Padano DOP stagionato 12 mesi, per un periodo di 60 giorni, riduce significativamente la pressione arteriosa.
L’effetto è da imputare agli enzimi (tripeptidi) che si formano naturalmente durante la lavorazione del formaggio e la stagionatura del Grana Padano. Questi enzimi hanno proprietà ACE-inibitori, proprio come i farmaci più comuni prescritti per i pazienti ipertesi.
Che dire, ogni giorno di più assume un ruolo di verità la frase di Ippocrate:

il cibo sia la tua medicina.

Per approfondimento: 

https://www.educazionenutrizionale.granapadano.it

 

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Fare movimento

E’ fondamentale svolgere una regolare attività fisica. Scegliere attività fattibili in qualsiasi momento e che non richiedano attrezzature particolari: camminare a passo spedito per 3 volte a settimana, per almeno 45 minuti di seguito e/o salire e scendere un solo piano di scale, di seguito, per 15 minuti, un paio di volte al giorno è più semplice che prenotare campi da tennis o dover trovare una piscina in cui si possa nuotare. Non bisogna strafare e sudare eccessivamente; la chiave di lettura di un buon uso dei propri muscoli è costituita, durante l’attività fisica, da un ritmo cardiaco accettabile e dalla sensazione di piacere, con respirazione appena più frequente e profonda.

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Misurare i condimenti

Se siete abituati a condire ad occhio usate il cucchiaio come unità di misura dell’olio. Lo stesso cucchiaio servirà per misurare sughi o intingoli particolarmente ricchi in grassi: non più di uno per pasto. Misurare i grassi solidi con un sistema di misura a volume: un cubetto di burro grande quanto una zolletta di zucchero per persona, può essere utilizzato saltuariamente per condire (per 4 persone sarà un pezzetto grande quanto una scatola di fiammiferi), quando non si esageri con dolciumi, salumi o formaggi grassi.

Cotture light

Utilizzate tecniche di cottura semplici, con pochi grassi (non più di un cucchiaino a persona) insaporendo con erbe o aromi: imparate ricette di cucina semplici e gustose. Ricordate che, a parità di quantità e qualità, i grassi cotti sono sempre meno sani di quelli utilizzati a crudo.

Masticare con calma

Mai mangiare di fretta ma anzi meglio mettere in bocca pezzi piccoli di alimenti. Si digerisce meglio, e soprattutto, resterete sazi più a lungo. La “dimensione” del vostro boccone non dovrebbe superare il volume del vostro pollice.

 

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POTERE DELLE NOCI. 4 AL GIORNO SONO UN TOCCASANA

POTERE DELLE NOCI. 4 AL GIORNO SONO UN TOCCASANA
C’è chi lo definisce addirittura uno degli elisir di lunga vita e uno studio dell’Università spagnola di Tarragona (eseguito su un campione di 7.000 persone di entrambi i sessi) ha decretato che chi introduce questo frutto nella propria dieta riduce il rischio di contrarre tumori e malattie cardiovascolari. È  un frutto senza dubbio piuttosto calorico (650 kal per 100 g), ma anche ricco di moltissime vitamine e proprietà antiossidanti. Infatti, contiene elementi preziosi come proteine, fosforo, calcio, ferro, potassio, zinco. In fatto di vitamine, non mancano la B1, la B6, la E, oltre ai grassi monoinsaturi (gli omega 3 e gli omega 6), ideali per combattere il colesterolo cattivo. Ecco perché 4 al giorno sono un toccasana. Insomma, non sarà la panacea di tutti i mali ma è proprio un alimento da prendere in seria considerazione nella nostra alimentazione ed è persino quasi obbligatorio per i vegetariani (come tutta la frutta secca)! Inoltre, le noci hanno proprietà curative per l’acne (magari qualche vostro figlio ancora ne soffre!), per la pressione alta, aiutano in caso di stress fisico e mentale. In tema di beauty, l’olio di noce favorisce il rinnovamento delle cellule dell’epidermide e un decotto delle sue foglie, applicato sui capelli, li fortifica e ne previene la caduta. E per quanto riguarda il food? Se amate il pane “con”, quello alle noci è strepitoso (potete farlo anche voi in casa), per non parlare delle varie torte di cui questo frutto è un indiscusso protagonista: noci e cioccolato, frolla e noci, noci caffè e miele… (se scorrazzate un po’ sul web ne trovate a bizzeffe!). E poi, è “semplicemente” buono! Avete mai provato il gorgonzola con le noci? E quanto sia più gustoso al palato un formaggio fresco gustato insieme a un gheriglio?

Quell’albero del pane più nutriente del pane

di Gianfranco Cucchi

Chiamato anche “pane dei poveri” la castagna è stato per secoli il principale alimento per i contadini abitanti delle terre alte.

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La castagna è il frutto povero del nostro territorio. Da noi non esistono vere coltivazioni e la raccolta delle castagne avviene per lo più per consumo domestico. La castagna, a onor del vero, non è il frutto del castagno, ma il frutto è il riccio e la castagna ne costituisce il seme. Se dalle nostre parti non ha un particolare valore economico tuttavia la castagna ha un alto valore nutritivo e salutare. Basti pensare che sotto la voce “chestnut”, castagna in inglese, in Publimed, principale biblioteca medica scientifica a livello mondiale, sono contenute 5.534 voci bibliografiche.

Il castagno veniva chiamato l’albero del pane , “l’italico albero del pane” come lo definiva il poeta Giovanni Pascoli e la castagna costituiva il pane di montagna in quanto era il principale alimento per i contadini abitanti delle terre alte, chiamato anche pane dei poveri. Ha un valore nutrizionale assimilabile al pane integrale. Anche se non è un cereale e pertanto è privo di glutine quindi può essere consumato anche da chi soffre di celiachia. Ma rispetto al pane ha un più elevato potere nutritivo.

La castagna è costituita per il 50% da acqua, il 45% da carboidrati complessi quali l’amido, ma è in particolare ricca di sali minerali, potassio, fosforo, magnesio ferro, calcio, manganese, rame e zinco. È particolarmente ricca di vitamine del complesso B, B1 , B2, B3 (PP) , B5,B6 , acido folico (B9) vitamina C, acido aspartico, acido glutammico e aminoacidi quali arginina, alanina, glicina e leucina.. Ha un basso contenuto di grassi per cui non è controindicata nei soggetti cardiopatici.

Il potere calorico di 100 grammi di castagna crude equivale a 150 calorie, di caldarroste 190 calorie, di castagne secche 287 calorie e di 343 calorie in un etto di farina. È un alimento particolarmente indicato in gravidanza, per la presenza di notevoli quantità di vitamine, ed essendo energetico e ricostituente può giovare al sistema muscolare e nervoso, negli stati di convalescenza, negli astenici, anemici, in caso di stress in chi fa pratica sportiva regolare e o intensa. Inoltre essendo ricche di fibre è d’aiuto nel combattere la stipsi.

Le foglie di castagno, sono ricche di tannino (9%) e un tempo il loro decotto veniva impiegato come adiuvante nelle bronchite acute, nella pertosse e nei reumatismi. La castagna non è indicata in coloro che soffrono di diabete mellito, di colite, di obesità e di aerofagia.

Può costituire un piatto principale e non è preferibile l’assunzione a fine pasto, insieme al pane o altri cereali cotti, in quanto produce fermentazione con produzione di gas e conseguenti gonfiori intestinali e meteorismo. È importante assumerle ben cotte e masticarle a lungo per favorire l’azione degli enzimi digestivi contenuti nella saliva.

Frutta secca: fa dimagrire e allunga la vita

La frutta secca non fa male e non fa ingrassare. Non si contano più gli studi scientifici che sfatano uno dei luoghi comuni più diffusi su questi alimenti, amati da molti ma tenuti lontano da chi è a dieta. La conclusione di questa analisi è che il consumo di frutta secca non è associato ad un maggiore rischio di obesità neanche a lungo termine. Tra l’altro, la frutta secca essendo ricca di fibre dà un profondo senso di sazietà e di gratificazione del palato. L’importante è mangiarla nelle giuste quantità e in sostituzione piuttosto che in aggiunta ad altri alimenti. Anche perché fa bene alla salute: un recente studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha dimostrato che inserire nella nostra dieta giornaliera una moderata quantità di nocciole, mandorle, noci, noccioline o pistacchi allunga la vita riducendo del 29% il rischio di malattie cardiovascolari e dell’11% il rischio di tumore. Un altro studio ha dimostrato che il consumo di due porzioni da 30 grammi al giorno di frutta oleosa fa diminuire il colesterolo totale e quello LDL ed aumenta invece l’HDL, il cosiddetto colesterolo buono. Il consumo di frutta secca oleosa è indicato anche nell’alimentazione dei vegetariani perché dà proteine verdi: 50 grammi di noci con insalata e pane sono un piatto completo e leggero. Gli unici che devono starne alla larga sono i soggetti che soffrono di allergie specifiche e chi è obeso. Per scoprire quali sono i benefici della frutta secca e quante calorie fornisce abbiamo intervistato Alessandra Bordoni, docente di scienza dell’alimentazione presso l’Università di Bologna, che si è occupata del progetto di Educazione Nutrizionale “Frutta secca è benessere”

Frutta secca: fa dimagrire e allunga la vita

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