Category: GINNASTICA


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Gli sportivi della Domenica, ovvero coloro che fanno sport solo un giorna a settimana hanno comunque un rischio di morte per tutte le cause ridotto, in particolare per patologie cardiovascolari e cancro.

 

 

L’organizzazione mondiale della sanità raccomanda 150 minuti di attività fisica moderata a settimana.Per molte persone queste dosi di sport possono essere anche logicamente impossibili da praticare, anche solo per motivi di tempo e per impegni di lavoro e famiglia

 

 

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Per problemi di mancanza di tempo durante la settimana lavorativa, sono molte le persone che concentrano l’attività fisica nel week-end

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Anche mezz’ora di allenamento intensivo a casa può dare buon risultato.

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E’ possibile allestire una mini palestra anche a ccasa con cyclette – -vogatore e tapin roulant

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Sconsigliare le attività improvvisate fai da te. Chi decide di dedicarsi al running, se non allenato, dovrebbe sempre consultarsi con uno specialista per evitare controindicazioni.

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Chi decide di deicarsi al running, se non allenato, dovrebbe sempre consultarsi con uno specilista per evitare controindicazioni

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Sono numerose le ricerche scientifiche che sostengono quanto sia importante lo sport per la nostra salute. Anche il moto soft ha effetti positivi

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Lo sport consideraro anche importante per prevenire il tumore.

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Seconfo uno studio pilote dl centro”Curiamo di Perugia” nei casi di diabete l’attività fisica è un vero medicinale ed andrebbe prescritta come terapia.

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Secondo i ricercatori dell’università del Kentuchy .USA – le persone che si mantengono in forma hanno una memoria maggiore ed un pensiero più lucido.

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La fatica: se la conosci la controlli!

Capita a tutti di sentirsi stanchi e affaticati, specie durante e dopo uno sforzo fisico, ma vi siete mai chiesti cos’è la fatica e da cosa dipende? Innanzitutto per gli sportivi la fatica è fondamentale, perché senza creare fatica attraverso l’allenamento il fisico non può mettere in atto quei meccanismi d’adattamento che stanno alla base del miglioramento delle prestazioni. In pratica allenandoci dobbiamo mettere in crisi l’organismo, che dopo un adeguato tempo di recupero risponderà a questa sollecitazione adattandosi, cioè mettendo in atto una serie di modifiche funzionali ai vari apparati, che lo renderanno in grado di ottenere migliori performance specifiche (fenomeno della supercompensazione). Ma quali sono le cause della fatica? Partiamo dalla periferia, quindi dal muscolo. Per prima cosa terminano le riserve energetiche, quindi finisce la benzina, che per il muscolo si chiama glicogeno (zucchero “di riserva”), o, per le attività di brevissima durata ATP (di riserva) e creatin-fosfato. Poi si accumulano gli “scarti” del metabolismo, il più conosciuto dei quali è l’acido lattico che, essendo un acido, abbassa il ph e mette fuori uso parecchi enzimi muscolari, cioè gli operai che ci riforniscono dell’energia necessaria alla contrazione. Di conseguenza si assisterà ad un minor sviluppo di tensione muscolare, ma anche una ridotta capacità di utilizzare sia gli zuccheri di riserva che quelli liberi nel sangue, oltre ad una ridotta affinità per il calcio da parte della troponina, una delle proteine che compongono i muscoli. Dovete infatti sapere che il calcio, oltre ad essere un elemento fondamentale delle ossa, assume un ruolo molto importante nel processo della contrazione, che non potrebbe esistere senza il legame del calcio con le proteine muscolari. In pratica senza calcio non potremmo vivere….Ma il pallone (almeno qui) non c’entra! Tornando allo stato di fatica dobbiamo anche ricordare le alterazioni dell’equilibrio elettrolitico, in particolare un aumento del sodio intracellulare e del potassio extracellulare che portano ad una diminuita efficienza della contrazione, oltre a ridurre la sensibilità al calcio da parte della cellula. Passiamo poi alla fatica centrale, per intenderci quella determinata dal cervello. Diminuisce la frequenza di scarica dei motoneuroni, i “messaggeri” che fanno contrarre il muscolo, ed inoltre è ridotta la sintesi di dopamina, con conseguente aumento della sensazione di dolore. Ma non è tutto qui. La volontà è un fattore importantissimo, perché attraverso di essa noi possiamo “vincere” sui segnali che il nostro organismo ci lancia. Così come sappiamo mantenere il ginocchio flesso quando il dottore ci “prova i riflessi” (bhe forse il dottore si preoccuperà un po’ se non lo avvisiamo…), così possiamo prolungare uno sforzo, se fortemente stimolati ed impegnati. E’ questo che ad alti livelli fa la differenza tra un buon atleta e un campione, che anche nei momenti più difficili sa tirare fuori quel qualcosa di più e, magari, salire su un podio che altri si potrebbero solo sognare, anche se ugualmente dotati dal punto di vista fisico. Quindi la fatica è anche un processo mentale, oltre che fisico, ed imparare a gestirla psicologicamente è indubbiamente uno dei fattori principali per il successo sportivo, oltre che di quello nella vita di tutti i giorni.

 

MENO OSSA ROTTE PER GLI SPORTIVI!

Tra i vantaggi di una costante attività fisica c’è anche un ridotto rischio di osteoporosi. Per osteoporosi si intende, in pratica, la perdita di una grossa quantità di minerali contenuti nelle ossa, che diventano quindi fragili e rischiano di rompersi con facilità. Il problema non è di poco conto e si sta sempre più diffondendo, specie nei paesi industrializzati. Bisogna sapere che la massa minerale ossea raggiunge il massimo attorno ai 30 anni, per poi calare fisiologicamente di circa lo 0,5% annuo nell’uomo e dell’1% nella donna prima della menopausa, quando il calo passa al 2-3%annuo. Si è scoperto che le trazioni muscolari sull’osso sono gli stimoli principali per mantenere la massa minerale. Per questo in chi pratica con regolarità sport come la corsa si ha, attorno ai 30 anni, un picco di massa minerale ossea mediamente superiore al resto della popolazione. La forza di gravità ci da una buona mano, sollecitando lo scheletro nella posizione eretta. Non per niente gli astronauti, costretti a lavorare in assenza di gravità, possono andare incontro al ritorno delle loro missioni anche a grossi problemi di tipo osseo; e lo stesso vale per grossi periodi di degenza a letto o, come è facile intuire, per la vita sedentaria. L’attività fisica può quindi aiutare la genesi dell’osso, ma non tutte le attività la facilitano nello stesso modo. Per esempio il nuoto è poco efficace poiché in acqua si è sottoposti a minor gravità e gli interventi muscolari non comportano grosse trazioni sulle inserzioni ossee. Va inoltre ricordata l’importanza dell’alimentazione, dell’intervento ormonale e dell’ereditarietà per quello che riguarda la mineralizzazione ossea. Fondamentale è la vitamina D (che troviamo in quantità significativa solo in pochi alimenti di origine animale), capace di ottimizzare l’assorbimento intestinale di calcio nonché il riassorbimento renale. Nel metabolismo del calcio sono inoltre fondamentali, seppur con ruoli diametralmente opposti, gli ormoni paratiroideo e calcitonina. Per questo motivo la dieta deve fornire il giusto apporto di calcio, ma una grossa assunzione (per esempio sopra 1g/die) non è utile, al contrario di una sana attività fisica in grado di fornire le trazioni muscolari necessarie a stimolare la ricalcificazione ossea.

 

Il decalogo dello sportivo

Si discute tanto dei modelli che lo sport dovrebbe portare con sé, del valore educativo del gioco e di tutto ciò che gli ruota attorno. Ma lo sport è fatto di uomini e gli uomini si sa, possono sbagliare. Sono in troppi a dichiararsi sportivi senza sapere cosa comporta esserlo, ci sono troppe persone che, spesso inconsciamente, si professano uomini di sport senza la giusta consapevolezza del significato del termine. Non voglio certo scagliarmi contro costoro perché credo che la colpa vada ricercata non nel singolo ma nell’insieme, nell’ottica di una società carente di quei valori che sanno nobilitare l’animo umano. Per questo non voglio aggiungere altro, ma presentare il “Decalogo dello sportivo” della federazione rugbystica inglese. Uno sport, il rugby, di contatto ma non di violenza, uno gioco dove il carattere dell’individuo viene formato sulle solide basi della collaborazione e del rispetto delle regole. Uno stile di vita che dovrebbe essere di tutti. Ecco quindi dieci regole etiche e di comportamento da cui spero che in molti possano trarre spunto di riflessione, magari per fare un piccolo passo all’indietro, o almeno per farle proprie. DECALOGO DELLO SPORTIVO 1. capire che i giochi e lo sport fanno parte della vita ma non sono tutto 2. avere rispetto per i compagni e rivali, parte necessaria del gioco e senza la quale non c’è divertimento 3. riconoscere l’autorità dell’arbitro e le regole, essendo consapevoli che anche lui può sbagliare e fa parte del gioco 4. non esultare esageratamente nella vittoria perché si tratta solo di un gioco 5. non far si che la sconfitta vada oltre al gioco, ed accettarla con calma 6. sacrificarsi, allenandosi per raggiungere gli obbiettivi 7. prendere lo sport seriamente, ma non in eccesso 8. comportarsi da sportivo sia che si partecipi direttamente (giocatore) che indirettamente (spettatore) al gioco 9. comportarsi analogamente negli altri ambiti della vita quotidiana 10. far si che questo diventi un modello di condotta fisica (dominio e controllo di ciò che faccio). Personalmente ho trovato in questo vademecum un magnifico riassunto di ciò che tutti dovrebbero portare con se, perché lo sport possa essere davvero scuola di vita, dove far propri valori e sentimenti capaci di farci sentire Uomini, con la lettera maiuscola. Voi cosa ne pensate?